Meno assistenza a domicilio pure per gli invalidi al 100%, medici che non visitano più a casa e ancora polemiche per il Pit depotenziato.
Medici che non vanno più a domicilio per le visite. Danno appuntamento allo studio magari dopo due giorni dalla richiesta del paziente. Lo stesso vale per i pediatri anche quando i neonati sono alle prese con febbre alta. Il consiglio nei casi più gravi è sempre lo stesso: «Rivolgetevi al pronto soccorso». Che qui, a Ladispoli e Cerveteri, tra l’altro nemmeno c’è. Una prassi burocratica ormai consolidata da anni. E allora riparte l’emergenza, perché i presidi ospedalieri sono saturi, mentre diversi medici di base non fanno più i medici di base come quelli una volta. Molti professionisti, ormai rari, hanno ancora la vecchia e cara abitudine di relazionarsi col proprio paziente. È capitato in questi giorni che ad una giovane ragazza, impossibilitata a muoversi, servisse urgentemente la visita domiciliare, che non è arrivata. Ci è stato raccontato che i genitori l’hanno portata in ospedale mentre prima, forse, il problema sarebbe stato gestito semplicemente da un medico. A proposito di pronto soccorso che non c’è in un territorio importante. Ladispoli e Cerveteri raccolgono un bacino di oltre 80mila persone e sono in fermento per il declassamento dell’ex Pit. In realtà una criticità che parte da lontano e che non è stata comunicata da chi di competenza all’origine. E ora c’è caos. I cittadini e comitati pretendono risposte e quelle che arrivano dall’Asl, al momento, non rassicurano. Il sindaco cerveterano Elena Gubetti, sul tema, ha preteso e ottenuto un incontro con il governatore regionale Rocca.

La “sorpresa” estiva. Amara sorpresa per le famiglie con persone a carico, per le quali la fisioterapia è necessaria per continuare a vivere una vita dignitosa. Speravano che i tempi di attesa, allungati dalle ferie estive, che si sa non promettono certo interventi imminenti neanche quando si parla di sanità pubblica, fossero terminati con la fine della stagione, invece l’Asl di riferimento pare non abbia ancora rimesso in moto con la frequenza di prima il servizio relativo alle terapie a domicilio per i pazienti più fragili. Arrivano segnalazioni da parte di cittadini che attendono da mesi l’intervento di un fisioterapista per i propri cari allettati in casa per l’Alzheimer o per altre patologie, anche pazienti invalidi al 100%. Un servizio importantissimo, in alcuni casi vitale, per far sì che le persone fragili non peggiorino la loro condizione di disabilità, facendo esercizi guidati da professionisti abilitati, che li aiutino a migliorare. Fino alla primavera di questo anno le cose hanno sempre funzionato, l’impegnativa del medico di base e poi la richiesta alla Asl a cui seguiva l’abbinamento di un professionista in una delle cooperative accreditate dall’azienda sanitaria. Ora, le cose non scorrono più, come se qualcosa fosse cambiato. Da Ladispoli giunge la segnalazione di una figlia che ha la mamma malata di Alzheimer, una patologia, per la quale è essenziale intervenire su più fronti, perché i sintomi non peggiorino repentinamente. «Chi toglie servizi a questi soggetti in qualche modo è come se accelerasse un processo che non dà scampo ai malati, perché questo tipo di malattie degenerative possono essere contrastate e rallentate solo attraverso la stimolazione sia fisica che mentale. È una sorta di condanna».


































































