La rete spesso va in tilt. Tra drastici cali di pressione, sprechi di risorsa potabile e maxi-fatture, cresce la rabbia dei residenti.
Ladispoli e Cerveteri: ci risiamo. Piena estate, il mare a due passi, le spiagge gremite, la popolazione che raddoppia improvvisamente con l’arrivo in massa di villeggianti e turisti. Eppure, insieme alla bella stagione, si ripresenta puntuale come un orologio svizzero un’emergenza idrica di non poco conto, capace di massacrare le routine quotidiane di migliaia di famiglie. In un Paese civile l’erogazione continua dell’acqua corrente dovrebbe rappresentare un diritto basilare e inalienabile. Sul litorale a nord della capitale, invece, i residenti continuano a fare i conti con drastici e improvvisi cali del flusso idrico, che toccano il picco proprio durante le ore più calde e la fascia serale.

I disagi per i cittadini sono capillari, pesanti e oramai sistematici. Con la pressione dell’acqua che crolla ai minimi termini, gli impianti domestici vanno in tilt: le caldaie non riescono più ad avviarsi, trasformando una semplice doccia al rientro dal mare in una punizione a base di acqua gelata. Gli elettrodomestici si bloccano, l’igiene della casa diventa un’impresa complessa e tra i quartieri cresce una rabbia montante che corre veloce sia nelle piazze reali che sui gruppi social della zona. A soffrire maggiormente sono le famiglie con bambini piccoli, gli anziani e le numerose attività commerciali, dai ristoranti ai bar, già duramente messe a prova dalle elevate temperature estive e dai ricorrenti blackout elettrici che sferzano il territorio. Questa è una cartolina dell’estate che ormai sta volgendo al termine.
Ma a rendere il quadro ancora più surreale si aggiunge un paradosso grottesco che accomuna Ladispoli e Cerveteri: mentre dai rubinetti delle abitazioni l’acqua esce soltanto a gocce o scompare del tutto, lungo le strade ci si imbatte nello spreco colpevole e incontrollato di migliaia di litri di risorsa potabile. Le tubature della rete, ormai obsolete e colabrodo, cedono spingendo fiumi d’acqua ad allagare l’asfalto per ore e ore senza che nessuno intervenga tempestivamente.
Emblematico è quanto segnalato da diversi cittadini in questi giorni all’incrocio tra via Adria e via Acerra a Cerenova: nonostante i continui solleciti inviati al gestore Acea Ato 2 e le chiamate di emergenza al 112 e ai vigili del fuoco, l’acqua potabile ha continuato a scorrere abbondante in strada per una notte intera. Situazioni analoghe di guasti e cali di pressione si sono diffuse a macchia d’olio in numerose arterie viarie (anche a Ladispoli) e basta visualizzare i vari gruppi social per capirlo.
Oltre al danno morale e materiale di restare a secco, per gli utenti si consuma l’ennesima beffa: l’arrivo di bollette astronomiche calcolate su stime del tutto irreali o su palesi errori di lettura dei contatori. Le testimonianze raccolte delineano un clima di profonda esasperazione e sfiducia. «Mi sono arrivati 600 euro di acqua per un solo bimestre, una cifra del tutto assurda ed esorbitante considerato che non ho nemmeno la piscina», denuncia un cittadino.
Gli fa eco un residente di via Napoli: «A me è arrivata una fattura da 200 euro, una cifra che non rispecchia minimamente i miei consumi effettivi, tant’è che ho mandato una segnalazione ed era già accaduto in passato del resto».
Di fronte a questa cronica inefficienza, tra la popolazione si fa sempre più strada il forte sospetto che non si tratti solo di coincidenze o guasti fortuiti. Molti ipotizzano infatti che la riduzione dell’erogazione sia una misura ben studiata e programmata dalla società gestrice per contingentare le risorse idriche, oggettivamente incapaci di sostenere l’impatto del carico turistico estivo. Se da un lato il raddoppio delle presenze in città è un fenomeno ampiamente prevedibile e strutturale per una località a vocazione turistica, dall’altro appare del tutto inaccettabile che la rete idrica non venga adeguata né gestita con piani di riserva all’altezza.
La misura è ormai colma. La popolazione non chiede miracoli, ma chiarezza immediata e trasparenza sulle reali cause dei disservizi. I cittadini esigono a gran voce che le amministrazioni comunali di Ladispoli e Cerveteri facciano finalmente fronte comune nei confronti di Acea Ato 2. Non è più tollerabile una gestione delle emergenze affidata a semplici comunicati stampa di facciata o a risposte automatizzate dei centralini che continua ad infastidire gli abitanti: occorre un piano straordinario di investimenti per la modernizzazione di un’infrastruttura ridotta allo stremo. «L’acqua non è un lusso stagionale, è vita: ed è ora che chi di dovere ne garantisca il flusso, senza scuse e senza tagli», è solo uno dei tantissimi appelli lanciati sul web dai residenti stanchi.


































































