Ladispoli, clochard: la replica del Comune

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aurelia km 38

“Non è stata del Comune la scelta di chiudere la sala d’aspetto della stazione ferroviaria”

 

“Sorprende notevolmente osservare come associazioni, partiti e movimenti che intendono proporsi alla guida dell’amministrazione del Comune di Ladispoli non conoscano nemmeno le basi delle differenti competenze tra enti. È quello che emerge dalle strampalate accuse lanciate all’amministrazione comunale in merito alla chiusura della sala d’aspetto della stazione ferroviaria di Ladispoli, decisione assunta dalle RFI per motivi igienico sanitari”.

Le parole sono del sindaco Alessandro Grando che ha risposto a coloro che avevano accusato il Comune di aver allontanato dalla stazione di piazzale Roma i clochard che la notte trovavano riparo dal freddo. “Prima di scrivere inesattezze bisognerebbe conoscere la realtà dei fatti e non lanciare ipotesi strumentali, campate in aria ed intrise di polemica politica. Quando RFI ha deciso di chiudere la sala d’aspetto, ai senzatetto è stata offerta ospitalità in un dormitorio di Civitavecchia gestito dalla Comunità di Sant’Egidio.

I clochard hanno rifiutato, scegliendo di rimanere a Ladispoli.

Fatte queste dovute precisazioni e chiarito che l’amministrazione comunale ha seguito da vicino questa vicenda con l’Assessore alle Politiche sociali Fiovo Bitti, vorrei ricordare che la sala d’aspetto della stazione era in condizioni igieniche pietose. L’Amministrazione comunale è sensibile alle condizioni di vita dei senza fissa dimora ma lo è anche nei confronti delle migliaia di persone che giornalmente transitano all’interno e all’esterno della stazione. Anche queste devono essere tutelate”.