Ovvero, la vendita della donna e del suo corpo
Tratto da”Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione” della scrittrice Martha Batalha, è l’appassionata storia di due sorelle ribelli nel Brasile degli anni ’50 e ’60 in modo incredibilmente realistico.

Melodramma patriarcale terribile,violento.Tra Sirk e Almodòvar, un film crudo, poderoso, esaltazione poetica della “sorellanza, un ritratto femminile che non rinuncia all’estetica raffinata; fassbinderiano, proprio per la centralità della carne e il gusto di natura sadomasochistica della sua repressione e mortificazione.
A Cannes è stato per molti un amore folgorante
Primo premio, a Un Certainregard La vita invisibile di Eurydice Gusmão di Karim Aïnouz, dove la fotografia esplode sullo schermo con i sentimenti e i desideri delle due protagoniste. Carol Duarte (Eurydice) intensa, dolente,“invisibile”e Julia Stockler (Guida) toccante, disperata, caparbia. Si aggiungono: António Fonseca, FlaviaGusmão, Gregório Duvivier. Un finale ad alto livello con la 93enne Fernanda Montenegro punto di riferimento del cinema autoriale brasiliano.
Joyce, Svevo e la “paralisi”
Eurydice e Guida, appartengono ad una famiglia piccolo borghese di Rio de Janeiro, devono sottostare a ciò che la società e il buon costume impongono loro di fare.Allietare gli ospiti, rispettare gli ordini del capofamiglia, e come in un’opera di Joyce o Svevo, il personaggio è a un bivio: paralisi o decisione. Ovvero decidere se vivere un’esistenza miserabile. Guida, ad esempio, dovrà decidere se continuare ad essere ciò che la società le impone. La ragazza opta per la seconda possibilità e fugge, lasciando la sorella sottomessa al volere del padre. Quest’ultima, infatti, è costretta a sposare il figlio di una famiglia ricca.
Intanto, il matrimonio di Guida non va a buon fine. Incinta decide di tornare ma viene cacciata dal padre, che si sente disonorato, e mente dicendole che la sorella è andata a studiare pianoforte a Vienna e decide che Eurydice non dovrà più incontrarla nè sapere nulla.
La dignità – Freud e Lacan – Le madri “mancanti”
Ainouz mostra i lati più controversi e sporchi delle cose, del rapporto matrimoniale, della vita miserabile, della vita per strada, della maternità.
La cura visiva ed estetica dell’opera è davvero perfetta. La regia precisa, espressiva quasi ossessiva.
Un film al femminile, e la dignità della donna in un mondo ancestrale; visione freudiana e lacaniana dove il Fallo Significante assume aspetti abnormi; Eurydice e Guida madri mancanti.
Sono due le tematiche di questo grande film a tratti così doloroso da risultare quasi inguardabile: e l’amore tra sorelle, che volutamente il regista vuole scisso, maschile e femminile, amore e odio, è la possibilità d’amore, di sublimazione, stia tutta nella donna.Due donne sottomesse, caparbie, tenaci, ma al contempo fragili e tenere: lo vediamo in Guida, che preferisce la miseria al piegarsi al padre enella forza con cui Eurydice, pur nella rinuncia, mantiene la musica dentro di sé, e i loro bambini, mancando cosi di identificarsi con il femminile perdente, psicoanaliticamente potremmo dire castrato.Le scene di rapporti sessuali coniugali che rasentano lo stupro, in particolare la prima notte di nozze di Eurydice, sono indimenticabili.
Freud non negò mai il mistero della roccia basilare, fino a riconoscere con umiltà che della donna ne capivano certo di più i poeti… ma la storia delle due sorelle (e di tutte le Eurydice e Guide) si presta molto bene alla complessa riflessione di Lacan. Non esiste un significante femminileche designi la donna come universale, così come esiste per l’uomo, il fallo; delle donne non si può fare un tutto;la donna è dunque per definizione mancante. Ma l’autore rivolge in positivo questa ‘mancanza’: essere quello che manca all’Altro. Privata dell’ingombro fallico, la donna sarebbe potenzialmente più libera.
L’invisibilizzazione
La vita di Eurydice è invisibile in due sensi: non è rintracciabile dalla sorella che mai riuscirà ad avere sue notizie, ma è invisibile, aveva così tanti sogni e non potè affermare il proprio desiderio. Ma la chiave del film è l’invisibilizzazione ossia il mancato recapito delle lettere (espediente narrativo) da parte del padre. Questo atto di censura mantiene le sorelle separate creando un’invisibilità reciproca.
Per rendere al meglio il concetto di spazio-tempo, il regista sceglie di girare in 16 mm. Ciò accentua l’idea di un viaggio indietro nel tempo, conferendo alle immagini un effetto cromatico anticato.
Nota musicale
“Queestranha forma de vidatem este meucoração: vive de vidaperdida”(Nei titoli di coda omaggio alla grande cantante del Fado Amalia Rodrigues)
Michele Castiello
Critico cinematografico





























































