LA VITA AVVELENATA DEL SERPENTE LACHESIS

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Lachesis trigonocefolus, è un rettile cosi chiamato per la conformazione del cranio che assume un contorno pressochè triangolare (come gli altri generi Ancistrodone Sistrucus).

Questo per la sporgenza della regione frontale e delle due bozze parietali. Forse è meglio chiamarlo Lachesismutus, la sola specie di questo serpente squamato, il “terrore dei boschi”, un genere di serpente velenoso, silenzioso, mortale dell’ America Centrale e Meridionale.

E’ detto “mutus” perché, a differenza del “serpente a sonagli”, non ha alla fine della coda quella serie di anelli cornei incastrati l’ uno sull’altro (residuo delle successive mute) che ad ogni movimento caudale producono un suono simile a quello delle nacchere. Anche lui, il Crotalusdurissus, chiamato anche Cascavel, il “serpente a sonagli”, vive in America Centrale e Meridionale, non nella boscaglia ma in terreni rocciosi e gradisce i raggi del caldo sole. Sono molto diversi il Lachesismutus e il Crotalusdurissus, anche nelle dimensioni: il “serpente a sonagli” è lungo 1 metro e 50 centimetri; il Lachesis è considerato il gigante dei crotalidi perché può raggiungere i 3 metri e 50 centimetri. Diverse l’habitat e le abitudini.

Il Crotolusdurissus (a sonagli) ha abitudini diurne quando esce tra le rocce per prendere il sole. Lachesismutus (il silenzioso) è un rettile crepuscolare, notturno che lascia la boscaglia vicino ai corsi d’acqua. Si risveglia in primavera, la stagione in cui fiorisce la vita, ma porta la morte con se. Lo si vede spesso lungo il Rio delle Amazzoni, più crudele e velenoso che mai.

Dagli indios viene chiamato “ferro di lancia” perché scatta come una molla senza essere provocato (a differenze del Crotalusdurissimus che ti mette in guardia con i suoi sonagli e non ti attacca se non gli dai fastidio). Lachesis è aggressivo anche d’estate perché odia il caldo del sole (è già caloroso,caliente, di suo) che lo irretisce e lo spossa. Preferisce rintanarsi nel folto della vegetazione, sotto l’ombra degli alberi. Certo è che non trova mai pace questo serpente che avvolge e stritola l’albero della vita. Si lancia come una freccia avvelenata senza risparmiare nessuno.

In omeopatia, nel “mondo a rovescio”, il veleno di Lachesis, diluito e dinamizzato in dosi infinitesimali, perde tutta la sua crudele aggressività a carico del sistema nervoso centrale e periferico, vasi e sangue, cute e mucose del corpo umano.

Chi incarna Lachesis? Una tipologia ben precisa, unica. Sia essa donna o uomo, bambino o bambina, ragazzo o ragazza, ha desiderio di vendetta. Dopo dispiaceri a lungo patiti, tradimenti, mortificazioni, amori non  corrisposti con dentro una grande gelosia. Una sua limpida “nota chiave” è nel non sopportare gli abiti stretti al collo  nè le cinture alla vita (come se avesse un serpente che lo avvinghia). Nel sesso femminile le donne fertili migliorano sempre con il flusso mestruale mentre nelle donne in menopausa hanno vampate violente, caldane insopportabili, soffrono il caldo (come Lachesis), hanno anche rialzi della pressione arteriosa. Parlano molto, sono tute molto loquaci, affatto tenere nei loro discorsi. Lachesis è invece “mutus”, come tutti i  serpenti (ad eccezione di quello a sonagli): sono gli opposti che coincidono (N. Cusano).

Il mentale del rimedio omeopatico è incentrato sulla gelosia vendicativa (vedi la Medea di Giasone). Il soggetto si sente tradito “da una vita non vissuta”, è in credito nei confronti del destino, escluso dalla gioia che dà felicità.

Costituzionalmente, fisicamente è un essere caloroso, stenico, forte, vivace, che precipita in una profonda crisi, tanto ,talora, da rifugiarsi nell’etilismo e/o nelle droghe. Come il crotalo muto aggrava in primavera e d’estate. Si sente stanco, irritabile, aggravato dal tatto improvviso, dagli abiti stretti, dalle bevande calde.

Sta sempre meglio all’aria aperta purché non faccia troppo caldo. Al crepuscolo, di notte diventa più aggressivo e pericoloso, scatena la sua rabbia, il suo desiderio di vendetta. Lachesis “ferro di lancia” scaglia cosi le sue frecce avvelenate spinto dalle delusioni, dai dispiaceri a lungo patiti, dalla caduta dei valori sentimentali in cui credeva e per cui si era sacrificato.

ortica
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Aldo Ercoli