Si parla spesso di “relazione tossica”. Ma cosa vuol dire essere in una relazione tossica?
Si sa che relazioni di questo tipo sono dolorose, sono caratterizzate da frequenti up-and-down, sono altamente soddisfacenti ma altamente svalutanti. Insomma, fanno sia stare molto male ma anche molto bene.
Le relazioni tossiche non sono solo nella relazioni amorose della coppia propriamente detta, ma possono verificarsi nelle amicizie, nell’ambito lavorativo, nel rapporto genitore-figli. La relazione tossica ha la caratteristica di far star male, è deprivante, limitante e non è nutriente.
Nella relazione tossica il punto cruciale è l’accettazione del non accettabile, ossia rendere accettabili o normali comportamenti che abitualmente vengono riconosciuti inusuali e, alle volte, pericolosi.
È da evidenziare che nella coppia tossica, entrambi gli elementi contribuiscono alla tossicità relazionale, sia in senso attivo sia in senso passivo. Facciamo degli esempi di elementi di tossicità nella coppia.
1) La svalutazione: un elemento della coppia continua a svalutare l’altro elencando una serie di aggettivi squalificanti;
2) mancanza di sostegno reciproco ma solo unilaterale;
3) la violenza verbale o fisica alternata a momenti di grande unione;
4) lo scomparire e il ricomparire;
5) la possessività;
6) l’accettazione delle briciole come se fossero regali;
7) accettare che la colpa/responsabilità sia sempre da una parte;
8) accettare la disonestà;
9) giustificazione continua dei comportamenti del partner; ecc.
L’elenco potrebbe allungarsi, inserendo, per esempio, l’accettare e l’adeguarsi a qualcosa che va oltre i propri principi e valori (per esempio, accettare che il proprio partner usi sostanze quando si è contrari). Dopo aver elencato i vari comportamenti tossici, voglio puntare i riflettori su altri due elementi che fanno “da contenitore” a tutti gli altri.
Il primo è il mantenere l’accettazione del comportamento perpetrato dal partner, ossia il non reagire alle svalutazioni, alle violenze dirette o indirette, alle briciole, ecc. Questo è ciò che fa della relazione tossica una relazione complice nella costruzione e nel mantenimento della tossicità; ciò vuol dire che se un partner svaluta, l’altro può reagire e se reagisce agisce a propria protezione uscendo dalla spirale tossica.
Il secondo elemento è “fare pace” dopo una litigata molto accesa e comportarsi come se non fosse successo nulla. Mi spiego con un esempio: una persona mi racconta che ha litigato in modo acceso con il proprio partner e che sono arrivati oltre a dirsi parole pesanti, addirittura, a dire “ci separiamo” e a dormire separatamente; il giorno dopo, è bastata una moina, un “scusami” che tutto è ritornato come prima. Il non parlare, il non chiarire ciò che è successo e il passare dalla rabbia all’amore, sono elementi importanti della relazione tossica che contribuiscono alla sua alimentazione in modo esponenziale.
Le relazioni tossiche sono di vario tipo e possono essere sia esplicite che implicite. Si trovano nella coppia amorosa, nell’amicizia e nella relazione genitore-figli. Quello che si può fare, in tutte le relazioni tossiche, riconoscerle ed agire per proteggersi non aspettando che l’altro smetta. Chi entra nelle relazioni tossiche, ha già avuto modo di sperimentarle nella sua storia di vita.

Psicologa – Psicoterapeuta
Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta Psicologa Giuridico-Forense
Cell. 338/3440405
www.psicoterapeutamasin.it
Cerveteri Via Delle Mura Castellane, 60


































































