LA TECNOGABBIA OLTRE IL GREEN PASS

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MASCHERA E VOLTO DELLE NUOVE TECNOLOGIE NELLA SORVEGLIANZA DEI CITTADINI E NELLA COMPRESSIONE DEI DIRITTI COSTITUZIONALI, GESTITI DA SMARTPHONE, ALGORITMI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE. IL FUTURO DIGITALE COMINCIA A FARE PAURA.

di Maurizio Martucci

Il primo è stato il Common Pass, un’Applicazione virtuale per la salute come passaporto digitale progettato dal Forum Economico Mondiale con il sostegno della Fondazione Rockefeller, in sperimentazione nell’aeroporto di Londra per far tornare “i viaggi e il commercio globali ai livelli pre-pandemici”. Creato da Mustapha Mokass, uno dei giovani leader sempre del Forum Economico Mondiale ed ex consulente della Banca Mondiale, è poi toccato al Covid Pass, una super App come soluzione standardizzata per compagnie aeree, aeroporti e agenzie di frontiera per evitare di mettere in quarantena i viaggiatori sani: usa la “tecnologia blockchain per memorizzare i dati crittografati dagli esami del sangue dei viaggiatori”, ci fanno sapere i tecno-ottimisti, mentre a Singapore è in servizio la Polizia robotica e il cane-poliziotto-robot è stato prima assunto e poi licenziato a New Tork.

In Italia il primo tentativo è stata l’App Immuni, promossa dal Ministero della salute per aiutare il monitoraggio e il contenimento del COVID-19. Adesso, a pochi mesi dal suo flop, oggi siamo al Green Pass gestito da una società controllata dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, cioè alla sostituzione dell’art. 1 della Costituzione, in vendita persino Smartphone con riconoscimento QR Code Green Pass europeo con biometrica volto, cioè una scansione della faccia come nel riconoscimento facciale della telecamere in arrivo nelle città, approvati i progetti già a Torino, Como, Udine e Pescara, mentre i droni anti-assembramento sorvolano il mare di Roma e telecamere anti-masse sono già a Verona. Che significa tutto questo? CommonPass, Covid Pass, App Immuni, Green Pass e rilevamenti biometrici, cosa c’entrano realmente con l’emergenza sanitaria? A cosa servono davvero queste nuove tecnologie?
Semplice, ad entrare nella Gigabit Society, nella società cibernetica dell’Internet delle cose dove le Smart cities ci catapultano nel futuro digitale della società della sorveglianza, dove l’hi-tech non è più uno strumento a servizio dell’utente-consumatore ma una misura di controllo e gestione dei cittadini. Si tratta di tecnologie che servono ad alimentare Big Data e l’Identità digitale, a costruire in Italia come nel resto del mondo una tecnogabbia a realtà aumentata ammantata di futuribile progresso per un modello europeo del sistema di Credito sociale cinese, la sospensione di fatto di diritti e libertà costituzionali in favore di algoritmi, intelligenza artificiale e controllo totale su ogni cittadino, praticata in Cina da superApp, cellulari, telecamere e iperconnessione permanente del 5G.

L’avanzamento di un inedito tecnototalitarismo continentale lo vedremo già dal 2022 in Inghilterra quando il dipartimento della sanità lancerà un’App su dispositivi digitali da polso ideati per il buon cittadino: come una fidelity card virtuale, si potranno raccogliere punti e accumulare ricompense dal Governo, esattamente come in Cina dove punizioni e azzeramento della vita sociale per i meno buoni sono l’altra faccia della medaglia. Non sorprenda la strategia d’oltre Manica, non a caso in Italia è stato chiamato Green Pass e non Covid Pass, proprio per favorire nel linguaggio e nella cultura di massa la transizione ecologica, in previsione – dopo il virus – degli effetti sociali dei cambiamenti climatici: infondo, per dimezzare le emissioni di gas serra, già la carta di credito Do Black, in grado di bloccare gli acquisti ritenuti più impattanti e meno ecologici. Sostituita coi bit coin e moneta elettronica quella cartacea, entro il 2030 ogni tassello sarà organicamente composto nel mosaico.