La seppia è il nome comune di cefalopodi: classe di molluschi marini con corpo a simmetria bilaterale a forma di sacco, molti piccoli tentacoli e due più grosse braccia, tutti muniti di ventose.
Appartiene alla famiglia dei Sepidi. Questi molluschi dal corpo ovale hanno due pinne laterali che si separano caudalmente (a livello della coda). La testa, relativamente grande, presenta un paio di mascelle cornee, a forma di becco di pappagallo. Attorno alla bocca si trovano quattro paia di corti tentacoli, rivestiti all’interno di numerose ventose e di due braccia tentacolari prensili (atte a prendere), che possono essere retratte in opposite tasche. Le seppie hanno un rudimentale apparato gastrointestinale che va dalla bocca all’ano. Si cibano di piccoli pesci, crostacei e molluschi di minime dimensioni, che afferrano con le due braccia dopo averli immobilizzati con le diverse paia di tentacoli. Le prede dalla bocca finiscono in un imbuto, prima parte dell’intestino con ghiandole digestive.
Questi molluschi hanno anche un cuore brachiale in stretta relazione con la parte cefalica. La pelle, il tegumento della seppia presenta delle cellule connettivali contenenti granuli di pigmento che contribuiscono a determinare variazioni della colorazione cutanea (i cromatofori). Grazie a loro il mollusco sa mimetizzarsi cambiando colore a seconda dell’ambiente marino: può passare dal bianco sporco al giallo, al bruno, persino al verde. Minimizzarsi ma anche nascondersi, rendersi invisibile in virtù di un organo peculiare costituito dalla tasca del nero. Contiene un liquido nerastro che emesso, attraverso l’imbuto, è in grado di creare una cortina d’acqua di colore scuro, con il solo scopo difensivo, del tutto impenetrabile. Con un movimento più veloce la seppia fugge e non si fa vedere. Può muoversi lentamente con le pinne oppure, come già detto, nuotare con movimenti rapidi. E’ questa la tipica propulsione a reazione dei cefalopodi, come nel polipo. Ciò avviene grazie ad un improvviso fuoriuscita d’acqua dall’imbuto, incamerata sotto il mantello del mollusco, sito nella zona posteriore, che si contrae bruscamente. Come per altri cefalopodi il mollusco contiene al suo interno una conchiglia.
E’ questo il famoso osso di seppia (celeberrima la raccolta di poesie di Eugenio Montale che, al plurale ossia ossi, porta il suo nome).Quest’osso marino reca posteriormente un’appendice acuminata: il rostro. E’ formato da numerosi strati calcarei sovrapposti obliquamente. Come ha fatto una conchiglia a trasformarsi in quest’osso di seppia (sepiaostario)? E’ la conseguenza di una Metamorfosi (avviene spesso in Natura): nella classica conchiglia, con più camere a spirale, i setti si sono addensati, appiccicandosi l’uno sull’altro. Un animale marino, la seppia, assai complesso.
Il mantello si può osservare solo in sezione trasversale, sotto la massa dei visceri in una cavità paleale. Se camminate, di prima mattina, lungo la riva del mare potete talora notare le uova di seppia, dette uova di mare, anche loro nere, grosse quasi come un acino d’uva. Si ritrovano attaccate, mediante un peduncolo, a detriti sommersi che le mareggiate portano sulle spiagge. Uova di mare, di seppia che hanno un destino amaro: non feconderanno mai.
Ora sappiamo un pò di più su questo mollusco dalle molteplici proprietà: come e cosa mangia; come si mimetizza cambiando colore; come si nasconde alla vista col suo liquido nero; come può muoversi piano o oppure veloce con la propulsione a reazione; come la sua conchiglia si trasforma in osso di seppia. Quasi tutti noi siano più esperti in cucina: se piccole (seppioline) si cucinano in genere fritte oppure in umido; se più grandioso rinomate sia con i piselli che con il riso colorato con il nero inchiostro dell’animale.
Quale tipologia umana incarna la Sepia officinalis? C’è stata una metamorfosi? Sono solo favole campate in aria?
Aldo Ercoli

Aldo Ercoli





























































