La scuola Melone incontra Salameh Ashour, presidente della comunità palestinese di Roma

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La Palestina presso l’Istituto Comprensivo “Corrado Melone” è stata una nuova sorpresa del progetto “La Melone incontra …”, una bella iniziativa sviluppata grazie al lavoro della professoressa Stefania Pascucci. Grazie a lei, qualche giorno fa, alcune classi della secondaria si sono radunate nella sala teatro, dove, grazie anche ad una diretta Facebook ancora visibile sulla nostra bacheca FB, il Professor Salameh Ashour, presidente della comunità palestinese di Roma e Lazio, figlio della Palestina, una terra che da oltre cinquant’anni è un campo di battaglia, ha illustrato il suo pensiero e la sua Terra.La presenza del prof. Salameh Ashour è stata per noi della Melone un gradito ritorno perché era stato già nostro ospite lo scorso anno in occasione della preghiera interreligiosa svoltasi nella nostra Scuola seguendo un suggerimento di Papa Francesco.

Egli, dopo alcuni anni trascorsi qui in Italia, ha imparato a dominare perfettamente la nostra lingua e così ha potuto parlarci dei motivi che sono alla base delle guerra: la mancanza di equità nella distribuzione della ricchezza nel mondo, l’esistenza di alcuni uomini ricchi e spregevoli, che pensano solo al potere e ai soldi disinteressandosi delle vite umane, incapaci di comprendere il dolore che morti e devastazioni comportano a causa delle guerre.

Nel suo discorso ci ha parlato del cuore dell’uomo, della pace, della fratellanza e dell’amicizia, che dovrebbero essere presenti nei rapporti tra gli esseri umani, ma anche noi sappiamo purtroppo che non è così, spesso sono l’odio, il razzismo e il disprezzo a prevalere. La stessa religione finisce per essere, talvolta, strumentalizzata, diventa un elemento di discordia tra i popoli, dietro cui si nascondono ben altri interessi rispetto a quelli spirituali, quali quelli politici ed economici.

Secondo Ashour, gli unici che potranno eliminare le guerra nel mondo siamo noi, sì proprio noi bambini e ragazzi, uomini e donne di domani. Tutti abbiamo un cervello e l’uso della parola, quindi, attraverso un pacifico confronto i problemi potrebbero essere risolti. Sarebbe davvero auspicabile che ciò accada … anche se il percorso è sicuramente molto lungo e difficile.

Il nostro ospite ci ha così raccontato alcuni avvenimenti accaduti in Palestina, quando lui era bambino, durante le guerre tra Israeliani e Palestinesi; ci ha raccontato di quando per miracolo scampò al pericolo di un ordigno che era caduto proprio nel punto in cui lui si trovava pochi minuti prima dell’esplosione. Ancora ha sottolineato l’importanza dello studio e dell’impegno e ha fatto riferimento alla propria esperienza biografica ricordando che oggi noi abbiamo solo l’impegno di studiare, ma quando lui andava a scuola, oltre a studiare i ragazzi dovevano anche dare una mano nell’attività di famiglia. Studiare può essere faticoso, ma chi non studia in genere sarà costretto dalla vita a lavori faticosi e non gratificanti, mentre chi studia riesce comprendere meglio la vita e può essere libero o comunque può difendersi da chi voglia imbrogliarlo.

Nelle parole del nostro ospite si è sentita forte la condanna della violenza, ma anche il diritto che i Palestinesi hanno di poter tornare nella loro terra e di vivere in pace, insieme agli Israeliani. Gli Ebrei hanno sofferto moltissimo a causa delle assurde persecuzioni dei Tedeschi, ma per risarcire le loro sofferenze si è commessa l’ingiustizia di togliere la terra ai Palestinesi che non avevano colpe per quanto accaduto!

Al termine dell’incontro il prof. Salameh Ashour ha risposto alle nostre domande, alcune forse non semplici, come forse quella in cui gli si chiedeva di parlare di cosa pensasse degli Ebrei. La sua risposta ci ha stupito, avevamo immaginato di ascoltare parole livorose, ed invece ci ha parlato del profondo rispetto che lui ha, rispetto per la religione e per gli uomini. Ci ha raccontato che per secoli, citando la Spagna, ma anche la Sicilia e tanti altri luoghi e tempi, c’è stata una convivenza fraterna tra Ebrei e Musulmani che ha prodotto grandi progressi nelle scienze e nelle arti; ha ricordato anche come durante la seconda guerra mondiale il Marocco islamico non abbia voluto consegnare ai nazisti gli Ebrei presenti nel suo territorio e di come molti arabi musulmani siano morti per combattere contro il regime nazista che voleva la strage di tutti gli Ebrei. Ashour ci ha spiegato che noi dobbiamo avere la “cultura della cittadinanza”, perché ogni essere umano deve essere considerato cittadino del mondo, ed ha più volte preso come esempio da seguire proprio la Costituzione Italiana che ricorda come i cittadini hanno tutti pari dignità e pari diritti, ognuno può professare liberamente la propria religione, l’importante è che si comporti in modo positivo verso il prossimo, verso gli altri. Non bisogna aggredire né sentirsi superiori. Tutti siamo uguali e dobbiamo essere sempre attenti affinché non vi siano ignoranza, povertà, né disperazione.

Forse non tutti i temi affrontati nella conferenza dal prof. Ashour sono ancora del tutto chiari molti riferimenti citati non siamo riusciti a comprenderli perché non li conosciamo tutti … quel che è risultato evidente dal suo discorso, che abbiamo ben compreso e condividiamo, però, è che davvero la diversità è bellezza e che gli uomini, al di là delle loro differenze, sono accomunati dagli stessi sentimenti che li rendono esseri umani.

Ashour, a conclusione del suo discorso, ci ha esortato a credere sempre nei nostri sogni e non arrenderci in ciò che facciamo, solo così potremo rendere migliore il nostro futuro e il mondo!!!

Classe 2M