La riduzione della vita media e l’incremento delle patologie

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Dottor Professor Aldo Ercoli
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Quando nel 1996 usci’ un mio editoriale dal titolo “La Medicina di Darwin”, sull’allora nota rivista internazionale “Cahiers de Biotherapie”, ci fu un certo dissenso, quasi generale, in ambito accademico. Che cosa avevo sostenuto di tanto improbabile al limite dello scandaloso? Sostenevo, già allora, che la durata della vita media per gli uomini (80 anni) e le donne (84) si sarebbe gradualmente ma significativamente ridotta per tutti coloro che erano nati dopo il 1950.  Ero convinto di ciò perché quale medico pratico “di frontiera”, osservavo patologie croniche che colpivano soggetti sempre più giovani: dalle malattie cardiovascolari a quelle osteoarticolari, da quelle renali a quelle epatiche, da quelle neurologiche a quelle urogenitali e senologiche, da quelle tumorali a quelle immunologiche……certo metterei in discussione quella che allora si pensava fosse “la terza età” (ricordate gli spot pubblicitari?) ci voleva molto coraggio e anche una “bella faccia di bronzo”.

La durata della vita media non si sarebbe in futuro allungata ma all’opposto accorciata?  Stimai che sempre per i nati dopo il 1950, l’uomo poteva arrivare a 76 anni e la donna a 79 all’incirca dopo il 1929-1930. La mia era solo una previsione pessimistica ma anche realistica, che poggiava su un’esperienza empirica quasi trentennale, sin da quando nel 1970, ero solo uno studente che frequentava quotidianamente le corsie ospedaliere. E’ chiaro che mi auguravo (e tuttora) una inversione di tendenza. Mi auguro di sbagliarmi. Non volevo passare per un “uccello del malaugurio”. Avevo espresso allora solo un parere professionale del tutto personale. Poteva non piacere ma era mio dovere mettere in guardia riguardo al futuro delle più giovani generazioni. Ora, in questo fine Agosto 2018, vengo a conoscenza che negli USA il “paese pilota” che segnala sempre qual è il destino del mondo occidentale, autorevoli eminenze mediche dicono la stessa cosa riguardo all’accorciamento della vita medica.  Chi lo dice e lo scrive ora è il premio Nobel Angus Deaton in una ricerca con la moglie Anne Case. A conferma di tutto ciò sono di recente giunti i dati inglesi pubblicati sul British Medical Journal. Anche in gran Bretagna si registra questa inversione di tendenza nonostante i progressi della scienza medica. Quali le cause? L’inquinamento ambientale che non riguarda solo quello che respiriamo ma anche quello che mangiamo. Lo stile di vita errato con poco movimento ed incremento della sedentarietà (TV, computer etc). Lo stato di male ansioso-depressivo che mina la qualità della vita con riduzione delle difese immunitarie. L’etilismo, le droghe, i farmaci specie quelli antidolorifici oppioidi). Queste ed altre eziologie (i disastri naturali, i suicidi, gli incidenti stradali etc) che talora non sono isolate ma possono accumunarsi nello stesso soggetto. Quanti decessi prematuri vediamo già oggi per neoplasie, malattie cardiovascolari, insufficienza renale e/o epatica?  Quante volte veniamo informati di noti personaggi deceduti “dopo lunga malattia” oppure all’improvviso? Anche i male informati sono a conoscenza di parenti, amici, conoscenti che sono andati incontro a tutto ciò. Il mio augurio (sono stato sempre ottimista per natura) è che, come dicevo, ci sia un’inversione di tendenza, un deciso cambio di rotta. E’ vero che la medicina ha compiuto tanti progressi in ogni campo ma non basta. In tema oncologico grazie alla diagnosi precoce, ossia alla prevenzione primaria, che alla chemioradioterapia, vale a dire prevenzione secondaria, si sono fatti decisi passi in avanti.

Perché però non si ha il coraggio di dire che i tumori si sono triplicati rispetto a 50 anni fa?  Non è una questione di mezzi diagnostici o di medici antichi superficiali (anzi per me loro erano migliori). E’ questo un discorso spinoso che, per problemi pecuniari, non si vuole affrontare. E si gioca alle “tre scimmiette”. Non è forse vero che anche le malattie cardiovascolari