LA PRIMAVERA NON VA IN QUARANTENA

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“E NESSUNO PUÒ IMPEDIRCI DI GODERNE DURANTE I QUATTRO PASSI IN LIBERTÀ VIGILATA”(George Orwell)

di Angelo Alfani

In un lasso di tempo infinitamente breve ci siamo abituati a non scambiarci carezze e baci. La pacca sulle spalle, lo stringersi la mano o il “give me five”, appartengono ad un mondo sospeso, lontano.
“Teniamoci a distanza!” è imperativo dominante da giorni e lo sarà ancora per molto.

Nelle rarefatte e spezzettate conversazioni si continuano invece ad utilizzare espressioni antiche: “Stiamo vicini! Diamoci una mano! Siamo nella stessa barca!Insieme ci si salva! Nessuno verrà abbandonato!”

Espressioni alle quali non eravamo più abituati, che bandivamo in quanto considerate “buoniste”, da quietismo politico, appartenenti a culture obsolete cristiane e/o comunistiche.

In un nano secondo siamo sprofondati nel panico. Ogni strumento informativo, immagine dopo immagine, appello dopo appello, Conte dopo Conte ed ancora Conte, misura dopo misura, divieto dopo divieto, ci hanno “aiutato” ad entrare più addentro nella pestilenza ed a convincerci che, dal momento che il virus era reale, occorreva fare

il necessario per combatterlo. “Sicché la peste, diventata l’impegno di alcuni, apparve realmente per ciò che era, qualcosa che riguardava tutti”. Una situazione reale e al contempo fantascientifica detta il comportamento di tutti noi.

I tempi del vivere sono dettati da altro/i, i modi ed i luoghi ancor più. Dopo un inizio preso sottogamba, quasi fosse un anticipo della Pasqua, siamo entrati tutti nella parte che ci viene assegnata e che ci compete.

Spettrali le strade vuote. I pochi automobilisti sconcertati dall’assenza di concorrenti vagano sull’asfalto. Panchine vuote, “gratta tori” di illusioni che, a passo svelto, ritornano a casa. Deserto e silenzio interrotto ad orario dal neo patriottismo come rito esorcizzante, “ricreativo e consolatorio” afferma Marcello Veneziani, che popola i balconi, si affaccia alle finestre, illumina monumenti.

Felici i cani accompagnati più volte al giorno per i loro bisogni.
I già rari negozi, sopravvissuti alla crisi, ed a cui è ancora consentita l’apertura, utilizzano dissuasori per tenere a bada potenziali untori.

La distanza rende complicato anche l’allungare i soldi o ricevere il resto.
Sono oramai maggioranza quelli che nascondono il sorriso dietro una mascherina ed hanno mani dal colore azzurrognolo.

Solamente gli occhi esprimono lo stato d’animo: profondamente melanconico.
“Dammi uno schiaffo che voglio uscire da st’incubo” implorano molti. “Sembra de sta in un film”. “È ora che finisca!”. “Ma se siamo solo all’inizio “.

Una realtà sottosopra, capovolta. In pochi giorni i cinesi da invasori economici ed untori, sono diventati sodali, generosi e leali infermieri di questa epidemia inesorabile e tremenda.

In nome della salute collettiva in tempi di flagelli, le libertà minime di ciascuno sono state accantonate. La costrizione a vivere in casa, ad uscire solamente per prendere quanto occorre per sostenerci, rimanda al 1984 orwelliano: quattro passi in libertà vigilata.

Sebbene fuori splenda il sole, ed il vento di tramontana abbia reso il cielo di un azzurro vivo, oggi tutto appare freddo e non si riesce a vedere il colore delle cose.

L’aumento di qualche grado della temperatura, annunciato dalle nuvole bianche del biancospino ed i fremiti della terra che hanno smosso lucertole e ramarri, hanno salutato l’arrivo della primavera. Un centinaio di anatre sente il bisogno di volare in gruppo da Occidente in direzione del lago di Bracciano. Erano anni che non se ne vedeva una formazione così numerosa, affermano quelli che hanno ancora la fortuna di osservare il cielo, di controllare lo sbocciare delle gemme di mandorli selvatici.

La primavera “dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta, si ch’a mirarla intenerisce il core” canta il Poeta.
Si insinua ovunque, risveglia ogni cosa. E’ un miracolo.

George Orwell, da un cui scritto, dell’aprile del 1946, trae origine questo mio articolo, scrive: “Nonostante tutto, la primavera è arrivata e non possono impedirci di goderne. E’ un pensiero che fa star bene. Quante volte, fermandomi ad osservare i rospi accoppiarsi, o due lepri fare la boxe in mezzo al grano verde, ho pensato a tutte le persone importanti che vorrebbero impedirmi di farlo, se solo potessero. Ma fortunatamente non possono. Finché non si è davvero malati, affamati, spaventati o segregati in una prigione o in un villaggio turistico, la primavera è sempre la primavera.

Le bombe atomiche si ammassano nelle fabbriche, la polizia si aggira per le città in cerca di prede, le menzogne escono a fiotti dagli altoparlanti, ma la Terra continua a girare intorno al sole e, per quanto possano disapprovare il fatto, dittatori e burocrati non riusciranno certo ad impedirglielo”.