LA PIETRA DEL DIAVOLO A ROMA

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BASILICA DI SANTA SABINA ALL’AVENTINO

Fra le sue meraviglie, Roma nasconde anche dei lati oscuri. In cima al quartiere Aventino (Piazza dell’Illiria, 1), all’interno della Basilica di Santa Sabina, è conservata una pietra che testimonia niente di meno che il passaggio del Diavolo in persona.

La Chiesa viene costruita nell’esatto punto in cui sorgeva la casa di Sabina, una figura intorno alla quale ruotano diverse storie e leggende, ma quella più accreditata è la storia che vede nella protagonista, che dà il suo nome alla Chiesa, una nobile pagana, Sabina: influenzata nella conversione al Cristianesimo dalla sua ancella, Serapia, entrambe pagano col martirio questo gesto.L’ancella, in particolare, viene bastonata a morte una volta scoperta nelle catacombe, luogo in cui si riunivano i cristiani durante le persecuzioni. È proprio questo atto di ferocia, nei confronti dell’amica, che spinge Sabina a venire allo scoperto, dando sepoltura a Serapia, e subendo a sua volta un terribile martirio. Le loro reliquie sono conservate nell’attuale Basilica.

L’intera struttura viene eretta su antiche reliquie romane, durante il pontificato di Celestino I, intorno al 425 e termina sotto il pontificato di Sisto III, nel 432. Il promotore del progetto fu un ricco ecclesiastico intellettuale, Pietro d’Illiria e, sotto i diversi pontificati che si sono succeduti nel corso dei secoli, la chiesa ha subito diverse restaurazioni.

La Chiesa è ricca di storia e curiosità: il portale maggiore di accesso, la particolarità del quale è data dal legno di cipresso di cui sono composti i battenti, in cui sono intagliati pannelli su cui vengonorappresentate scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, è un lavoro risalente al V secolo d.C. .     Al suo interno, troviamo tre navate scandite da ventiquattro colonne e illuminate da numerose finestre, arricchito da pregiati reperti artistici tra cui la cappella dedicata a San Giacinto, decorato a sua volta da affreschi con scene della vita del Santo, tra cui quello più vistoso circondato da splendidi marmi, ad opera dell’artista Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1614), e molti altri ancora da visitare una volta che ci si è immersi nella mistica atmosfera della Basilica di Santa Sabina.

Tuttavia, il protagonista indiscusso è San Domenico (Spagna, 1170 – Sacro Romano Impero, 1221): è proprio grazie a lui che oggi possiamo ammirare l’albero di arance, il cui seme sarebbe stato portato dalla Spagna e piantato dal Devoto stesso nel 1216, posto esattamente davanti all’ingresso della Chiesa e visitato da Padre Pio, che descrive l’albero così: “ […] vi è un albero che, dicesi, essere stato piantato dal patriarca San Domenico. Ognuno per devozione, lo va a vedere, lo accarezza per amore di chi lo piantò […]”. Il “patriarca”, inoltre, viene rappresentato in un elegante affresco posto sull’altare, in cui sono raffigurate anche la Madonna e Santa Caterina,grazie alla mano del Sassoferrato (1609 – 1685).

Eppure, la Basilica conserva una leggenda che forse non tutti conoscono. In un angolo della navata sulla sinistra troviamo un tronco di colonna marmorea, sulla quale poggia una singolare pietra di un intenso colore nero, di forma schiacciata e tondeggiante. Si tratta della Pietra del Diavolo, che sembra quasi voler rimanere in disparte rispetto alle meraviglie che arricchiscono un luogo così sacro, ad ogni modo posizionata nell’esatto punto in cui San Domenico si raccogliesse in preghiera.

La leggenda ci tramanda che il fondatore dell’Ordine dei Domenicani e i suoi frati si trovarono più di una volta a tu per tu con Satana in persona. Una sera in cui il Santo recitava le sue preghiere in solitudine ci fu uno scontro estremamente violento, in cui il Demonio, in preda alla rabbia, poiché il santo, resistendo, non cedeva in nessun modo alle sue subdole lusinghe e irritato dall’estrema devozione con cui il religioso pregava, distrusse il soffitto della chiesa strappandone una pietra di basalto, con una violenza e una ferocia tali da lasciare, visibili ancora oggi, i segni degli artigli che vi si impressero, e la lanciò con tutta la forza contro San Domenico, che la schivò per un pelo e ne venne superficialmente ferito, e colpì la lapide che copriva il sepolcro contenente alcuni resti di martiri, su cui, ancora oggi, sono rimaste indelebili le spaccature. Il Diavolo andò via sconfitto.

Oggi, una volta ogni tanto, torna. Indugia qualche istante sulla porta d’ingresso, gettando un occhio su quella che è divenuta simbolo di tenacia e resistenza contro il nemico di Dio, per poi tornare indietro ancora una volta sconfitto.

Flavia De Michetti