LA PIANTA DELL’EMICRANIA

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la pianta dell'emicrania

TENACETUM CHRISANTHELLUM PATRTENIO.

James Parkinson (Hoston Middlesex 1755 – Londra 1824) è il neurologo inglese che descrisse per primo , nel 1817 la famosa malattia che porta il suo nome (impropriamente chiamata paralisi agitante). Non va confuso con il suo omonimo John Parkinson botanico, sempre inglese, del XVII secolo, nato circa due secoli prima.

Aveva scritto che una pianta affine alla camomilla, il Crysanthemum parthenium (Tanacetum parthenium) “è molto efficace per tutte le forme dolorose del capo” ma anche in alcune patologie ginecologiche. La chiamò Partenio, derivante dal greco “parthenium” che significa vergine.

L’attività principale della pianta, che nei lotti europei contiene una maggiore quantità di “partenoide” (suo componente principalmente attivo) è quella di inibire la liberazione di sostanze endogene vasoattive. Come brillantemente dimostrato da uno studio controllato, pubblicato sulla rivista Lancet alla fine del secolo scorso, le parti aeree della pianta, appartenente alla famiglia delle Asteraceae, avrebbero una straordinaria efficacia nel trattamento dell’emicrania.

Specifico meglio, non tantissimo nell’attacco acuto che colpisce specie le giovani donne quanto in prevenzione, ossia nella profilassi delle crisi emicraniche. Mi riferisco all’emicrania classica (ha una certa familiarità ed vè più frequente nel sesso femminile) caratterizzate dalla classica triade (sintomi premonitori a carico della vista (scotomi); cefalea unilaterale pulsante; nausea e vomito) che all’emicrania comune (unilaterale o bilaterale, di esordio più graduale rispetto alla classica, associato a nausea ma senza segni neurologici focolai premonitori a carico della vista).

Anche l’emicrania comune è più frequente nelle donne. Il dolore può essere di intensità moderata o severa, di tipo pulsante, peggiorato dallo sforzo, varia dalle 4 alle 72 ore (nell’emicrania classica l’attacco ha una durata di circa 2 – 6 ore).

Ora nell’attacco acuto i farmaci allopatici (farmaceutici chimici) più moderni sia orali, che per spray nasale sono degli antagonisti della serotonina (sumatriptan ). Viceversa nel trattamento di profilassi dell’emicrania vengono utilizzati (in alternativo ai B-bloccanti, antic onvulsivanti,antidepressivi triclici, inibitori della mono-aminossidasi) proprio dei farmaci serotoninergici. Cioè, tirando le somme, durante l’attacco acuto di emicrania sono efficaci i farmaci antiseratonina (agonisti serotoninergici) invece nella profilassi lo sono i farmaci che aumentano la serotonina (metisergide).

Ora durante l’attacco acuto di emicrania l’estratto di tanaceto inibisce la liberazione di serotonina dalle piastrine (soprattutto grazie al partenolide presente nella pianta) riportando un certo beneficio clinico. Lo studio pubblicato su Lancet lo conferma.

Purtuttavia la patologia non guarisce. Un trattamento a lungo termine, ossia prolungato, è sconsigliato, cosi come in gravidanza e durante l’allattamento, nei pazienti allergici alle Asteracee. Al di fuori dell’attacco emicranico il livello di serotonina è basso (come nella fibromialgia) e va lievemente aumentato, fino a portarlo in un “range” normale con piccole dosi di Tanaceto vulgare (Chysantellium vulgo) da impiegarsi, negli intervalli tra le crisi, solo per 2-3 settimane al mese: Tanacetum partenio T.M. : 25- 30 gtt matt e sera.

In siffatta maniera la Camomilla bastarda (in Francia è chiamata invece Grande Camomilla) è utilissima nella profilassi delle crisi emicraniche. L’organotropismo di questa pianta, squisitamente femminile, oltre al capo riguarda i genitali femminili, le irregolarità mestruali, la dismenorrea, il colon irritabile (azione antispastica sulla muscolatura liscia). Vanta altresì una lieve azione ipotensiva arteriosa e, assunta la sera, faciliterebbe l’addormentamento.

Ricapitolando. E’ vero che J. Parkinson nel 1600 riconosceva a questa pianta una buona efficace “per tutti i dolori del capo”. E’ vero che nel 1772 un altro medico inglese, Hill, affermava che << quest’erba supera ogni rimedio noto, nel peggiore mal di testa>>.

E’ vero ancora che un altro medico inglese, il dottor. E. Stewart Johnson sperimentò il Tanaceto presso la City of London Migrain Clinic con incoraggianti risultati. Cosi come Lancet pubblicò nel luglio 1988 i dati di un’indagine randomizzata, a doppio cielo, e a placebo controllato , effettuato con una capsula di Tanceto polverizzato. Alla fine la pianta fu apprezzata <> (E. Campanini 1998).

Il meccanismo d’azione utilizzato è quello relativo alla capacità inibitorie per quanto riguarda la secrezione di serotonina da parte delle piastrine. Il Tanaceto ha anche un’azione antiaggregante piastrinica ed è controindicato nei soggetti in trattamento con anticoagulanti orali. Attualmente utilizzo la pianta solo nella profilassi delle crisi emicraniche, bassi dosaggi, per brevi periodi e nei soggetti in cui non è controindicata.

di Aldo Ercoli