La nuova legge sulla violenza sessuale. Riflessioni e analisi delle reazioni sui social in Italia

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sindrome alienazione parentale

La “legge sul consenso” ha provocato una sollevazione popolare sui social network guidata da una parte dei giornali vicini al governo e degli influencer della “controinformazione”. Una psicosi che sembra aver colpito da alcuni giorni il maschio italiano medio (ma anche alcune donne) convinto di dover firmare “un modulo per il consenso” prima di un rapporto sessuale.

di Andrea Macciò 
Dopo il passaggio e alcune revisioni testuali in Commissione Giustizia, la Camera ha approvato all’unanimità con 227 voti a favore e nessun astenuto o contrario la proposta di legge C. 1963-A che introduce in modo esplicito il principio del “consenso libero e attuale” come principio cardine per definire il reato di violenza sessuale.
La modifica recepisce una giurisprudenza prevalente nella quale il reato di stupro era riconosciuto come tale anche in assenza di segni tangibili di violenza fisica sul corpo della vittima o su quello che indossava (ad esempio i vestiti strappati) e la Convenzione di Istanbul, firmata dall’Italia nel 2022, ma si propone anche di intervenire per ridurre la discrezionalità dei magistrati.
Con l’ordinamento attuale sono state possibili la sentenza n. 1636 del 6 settembre 1998 con la quale la Corte di Cassazione annullò la condanna di un uomo accusato di aver violentato una ragazza di 18 anni (della quale l’imputato era istruttore di guida) perché quest’ultima indossava jeans attillati impossibili secondo i giudici da sfilare senza la fattiva collaborazione della vittima.
Nel 2019 il Tribunale di Macerata ha assolto in primo grado un venticinquenne accusato dello stupro di una ragazza di minore età con la motivazione che “lei aveva già avuto rapporti e dunque era in condizione di immaginarsi possibili sviluppi della situazione”.
Il testo della parte modificata della nuova legge, che non è ancora in vigore in quanto deve essere approvata dal Senato dove potrebbe subire modifiche, è il seguente:
“Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni.
Alla stessa pena soggiace chi costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità ovvero induce taluno a compiere o a subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi”
Il principio del consenso, come sostiene il Professor Bartolomeo Romano, avvocato penalista, ordinario di diritto penale e già consigliere del Ministro della Giustizia dal 2008 al 2010, è caratteristico dell’approccio anglosassone alla sanzione dei delitti di violenza sessuale e gradualmente si è affermato anche negli altri paesi europei, dalla Germania, dove il principio è stato introdotto nel 2016, alla Spagna nel 2022 e nel 2024 dalla Francia, dopo il caso di Gisele Pélicot, con formulazioni più o meno simili.
Il principio del “consenso” è in vigore anche in Islanda, Malta, Belgio, Lussemburgo, Svezia, Grecia, Cipro, Danimarca, Slovenia, Irlanda e Croazia, la legge spagnola prevede inoltre l’istituzione di centri di crisi sempre aperti per accogliere le vittime di violenza sessuale e la cosiddetta “educazione affettiva” nelle scuole.
Che cosa cambierebbe in concreto con la nuova norma e il concetto di consenso “libero e attuale”?
La modifica appare utile soprattutto nei casi nei quali la vittima dello stupro si trova in condizioni di alterazione psico-fisica da alcool o da sostanze, volontaria o indotta con l’inganno dall’aggressore come spesso accade oggi. In queste situazioni le difese dei presunti stupratori puntavano spesso sulla mancata opposizione fisica della donna, sottoponendola a domande spesso umilianti e insinuanti come se durante il rapporto fosse “ben lubrificata” come avvenuto in un noto caso di cronaca recente e in moltissimi altri.
In molti casi la difesa degli imputati di stupro ha usato sino ad oggi il cosiddetto “victim blaming” ovvero cercare di trasformare la vittima nell’imputata per il suo comportamento o il suo vestiario, che avrebbero slatentizzato la libido incontrollata dell’uomo facendo presumere allo stesso il consenso al rapporto.
La precisazione che il consenso deve essere “libero” dovrebbe servire a ridurre la discrezionalità dei magistrati nei casi nei quali sia provato lo stato di alterazione psicofisica della vittima e limitare le pressioni psicologiche di tipo inquisitorio verso la stessa da parte della difesa degli imputati.
La nozione di “consenso attuale” interviene per chiarire che il contesto di una relazione stabile, nella quale c’era chiaramente un consenso iniziale, non prevede nessun “diritto coniugale” o para-coniugale a usufruire delle prestazioni sessuali della partner (o del partner, perché ovviamente la legge riguarda tutti).
Interviene inoltre per ridurre la discrezionalità dei magistrati in casi come quello di Macerata, impedendo che si possa presumere la “disponibilità” di una donna dal consenso a passare una serata insieme e sancisce il diritto di opporsi alla prosecuzione di un rapporto al quale si era inizialmente dato il consenso o all’imposizione di pratiche erotiche non gradite.
Si tratta di una norma di buon senso che recepisce il grande cambiamento culturale avvenuto nel 1996, quando la violenza sessuale è diventata “reato contro la persona” e non più “reato contro la pubblica morale” che ricordiamo negli anni Sessanta era emendabile con il cosiddetto “matrimonio riparatore”.
In un’intervista rilasciata a Lorena d’Urso di Radio Radicale, lo stesso Professor Romano evidenzia alcuni limiti della nuova proposta di legge: l’unanimismo con la quale è stata approvata con una sola modifica in commissione: la sostanziale parificazione nelle pene previste tra le violenze sessuali avvenute con la mera mancanza di consenso e quelle aggravate da violenza fisica e minaccia (criterio che regolava il concetto di violenza sessuale sino ad oggi) da lui ritenute più gravi e la mancata definizione dei “casi di minore gravità” che lascerebbe troppa discrezionalità ai magistrati.
La scarsa attività del Parlamento, che da molti anni si limita a ratificare Decreti-legge o proposte discusse solo in commissione, e il populismo legislativo che legifera sull’onda dell’emotività o dell’emergenza sono caratteristiche negative che affliggono senza dubbio il dibattito politico italiano.
La “legge sul consenso” ha sollevato tuttavia una sollevazione popolare sui social network guidata da una parte dei giornali vicini allo stesso governo (nonostante la proposta porti anche la firma di Carolina Varchi di Fratelli d’Italia) degli influencer e gli intellettuali di riferimento del cosiddetto “dissenso” e della cosiddetta” controinformazione”
Una psicosi che sembra aver colpito da tre giorni il maschio italiano medio (ma anche alcune donne) convinto di dover firmare “un modulo per il consenso” prima di un atto o un rapporto sessuale di qualsiasi tipo.
“Sarà impossibile trombare” titola il pezzo odierno di Max Del Papa sul sito di Nicola Porro (precisando per fortuna che è una “guida semiseria”). Del Papa è convinto che “ci deve pensare lo stato, anche in camporella o sul materasso”
C’è chi rimpiange gli anni Settanta, nei quali “non occorrevano contratti” e le ragazze si giravano ammiccando ai fischi di felliniani “vitelloni”, c’è chi posta “il modulo per il consenso” affiancandolo a riflessioni che non c’entrano nulla sul riarmo, la crisi della sanità, i treni in ritardo, il conflitto russo-ucraino e quello israeliano-palestinese per radunare i followers e guadagnare consenso per altre cause.
Paolo Becchi, docente di filosofia del diritto a Genova e considerato “ideologo” del governo “gialloverde” da tempo in rotta sia con il Movimento 5 Stelle che con la Lega, scrive su Fb “l’amore senza consenso libero e attuale sarà per legge equiparato allo stupro, cosa è fare il vaccino senza o meglio con un consenso non libero (…) avete con legge fatto violenza su milioni di italiani, questo stupro di massa, ottenuto con un consenso non libero, non conta? , e Giorgio Bianchi, “giornalista indipendente” e “contro-informatore” divenuto noto ai più durante la “pandemia” rincara: “il mondo che conoscevamo tra non molto assumerà i contorni della mitologia”.
Molti followers degli influencer della controinformazione sono convinti che da oggi si debba firmare un modulo prima di avere un rapporto sessuale
Una volta quando avevamo vent’anni, la vita era vita, poi è arrivato il progresso, e “oh signora mia dove andremo a finire” è un’altra recriminazione diffusa di taglio quasi generazionale, che idealizza un immaginario passato nel quale tutto andava bene. “La questione del consenso scritto per farti una scopa…è un abominio che solo il Pd poteva proporre” scrive su Fb il sedicente rappresentante di un gruppo “Per la pace” di Frosinone
“Servono anche i testimoni??” “Datemi retta, una telecamera nascosta ogni volta” “presentare consenso vidimato dal notaio” “ora le influencer e le escort dovranno fare dei prestampati” “aspettiamo con trepidazione il modulo” “Legge femminista misandrica apparentemente ridicola, ma ben studiata per limitare la vita sessuale degli uomini e rovinargliela favorendo le false accuse” sono alcuni dei commenti seriali che da giorni leggiamo sui social. C’è chi sostiene che un uomo non riuscirebbe a mantenere un’erezione nel dubbio che la partner possa “ritirare il consenso”.
Ovviamente la “manosfera” è da giorni mobilitata nel denunciare il presunto complotto per limitare la sessualità maschile.
Un’altra ondata di panico di questo tipo era circolata con l’introduzione dell’obbligo di verifica della maggiore età per accedere ai siti con contenuti pornografici (ma chi ha nostalgia del passato non ricorda i cinema con i film V.M. 18 anni?) a proposito del quale era girata anche la bufala che per accedere a tali siti sarebbe stato richiesto lo Spid.
Una delle falsità circolate è che la legge preveda l’inversione dell’onere della prova. Basta leggere il testo o chiedere a un avvocato per capire che è falso, ma questa fake news è alimentata anche dalla comunicazione propagandistica di parte della politica che ha voluto la legge.
Monica Cirinnà del Pd, collega della prima firmataria Laura Boldrini; scrive su Fb che “basta costringere una donna che ha subito uno stupro a dimostrare che non era d’accordo. Bisognerà invece dimostrare che era d’accordo”
La modifica non inverte affatto l’onere della prova, sarà sempre l’accusa a dover dimostrare l’assenza di consenso nei casi dubbi nei quali si confrontano due narrazioni.
Le interpretazioni false o distorte di una norma che poteva essere scritta meglio, ma che ribadisce un principio giusto e in buona parte già attuato, dimostrano come la costruzione del consenso politico oggi consista nel radunare e blindare le proprie “tifoserie” estremizzando ogni tema e dicendo quello che il follower medio si aspetta di leggere.
La reazione di molte persone comuni a questa norma induce davvero a riflettere su quanto siano ancora fortissimi i retaggi culturali del patriarcato in Italia e su come i social siano uno specchio sempre più deformato della realtà.
In una relazione sana, sia stabile che occasionale, il desiderio è reciproco e lo si riconosce normalmente senza nessun bisogno di moduli o consensi scritti, oggi la stragrande maggioranza dei rapporti anche occasionali non finisce certo in tribunale, non si capisce dove siano se non nella mente di qualcuno con problemi suoi queste legioni di ragazze e donne pronte a subire dieci anni come minimo di calvario giudiziario pagando l’avvocato e a rischio di perdere la causa pur di rovinare un uomo con “false accuse”.
Rischio che è possibile già oggi, visto che, in assenza di violenza fisica chiara (e va detto che possono esistere comunque anche rapporti consenzienti nei quali si usa violenza fisica, basti pensare al cosiddetto Bdsm) o testimoni e riprese, i processi per stupro sono indiziari e si basano su un conflitto di narrazioni, ma che non si può cancellare se non abolendo il reato di violenza sessuale, ed è auspicabile che nessuno lo voglia.
Da questi commenti emerge un paese fatto di uomini terrorizzati che sembrano incapaci di riconoscere il consenso della partner e i segnali anche taciti, il “non detto” che dovrebbero caratterizzare la normalità delle relazioni sentimentali e sessuali, che considerano normale avere un rapporto con una donna in stato di grave alterazione psicofisica, che considerano il sesso un diritto che lo stato gli deve assicurare e non qualcosa che nasce da una relazione con un’altra persona. Un paese incapace di riconoscere che il desiderio femminile esiste, e che concepisce l’atto sessuale sostanzialmente solo dal punto di vista maschile.
Un’Italia della quale fanno parte non solo moltissimi uomini, ma anche molte donne, che blandiscono le tesi della “manosfera” e del vittimismo maschile, un mondo della “contro-informazione” che ormai si limita a rigettare tutto quanto proviene dalle istituzioni o dal cosiddetto “mainstream” con un riflesso pavloviano, trasformandosi da contro-informazione in contro-propaganda.
Da questo dibattito esce davvero una pessima fotografia dell’Italia.
Un paese nel quale molti, anche persone con elevati titolo di studio, trovano normale non accertarsi del consenso della partner: “la cultura dello stupro” della quale parlava Margaret Lazarus appare ancora dominare l’inconscio culturale degli italiani e anche di alcune italiane.
Un paese in preda al populismo espressivo dei politici che rischia di inficiare anche norme di comune buon senso come questa, un paese nel quale il “dissenso” ormai è ridotto a una categoria residuale da operetta, un paese nel quale i post su Fb sono percepite “fonte del diritto”, un paese nel quale il dibattito politico è prigioniero del “bipolarismo muscolare” di berlusconiana memoria aggravato dai social, un paese nel quale tutto, anche un tema drammatico come la violenza sessuale, diventa meme, battutina, in sintesi tutto viene “buttato in caciara”.
Un paese che ha perso il senso della realtà.