LA MONONUCLEOSI INFETTIVA: “HO SBAGLIATO PER BEN TRE VOLTE ULTIMAMENTE”

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Mai adagiarsi sugli allori, né tantomeno auto autoincensarsi se si vive in quest’atmosfera di felice egocentrismo il pericolo di sbagliare diagnosi (vale per la medicina nel mio caso ma si può estendere in ogni campo) è dietro l’angolo, a portata di mano con uno stetoscopio.

mononucleosi
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Mi è capitato nell’ultimo periodo, alla fine di ottobre inizi novembre, di sbagliare per ben tre volte consecutive una patologia direi banale che in passato, sin dagli anni 80, ho sempre brillantemente diagnosticato.
Di quale malattia si tratta? Della mononucleosi infettiva, tipica dell’età evolutiva adolescenziale, quando i baci sono prioritari e piuttosto frequenti. Non è anche chiamata “la malattia del bacio”? Ho visitato due ragazze e un ragazzo al di sotto di 20 anni che avevano uno o più linfonodi ai lati del collo (laterocervicale) con o senza mal di gola, con febbre in atto oppure pregressa, avuta di recente.

 

 

La mononucleosi infettiva, ossia la febbre ghiandolare di Pfeiffer detta anche angina monocitica, è una patologia linfatica – proliferativa provocata da un Herpesvirus. E’ quello che scoprirono Epstein e Barr, responsabile di altre malattie ben più severe sia in Africa equatoriale (linfoma di Burkitt) che in Oriente (carcinoma nasofaringeo).

Ora casi clinici come questi ultimi non ne ho mai visiti perché, nei miei ripetuti viaggi in passato, non sono mai stato in quelle regioni. Qui da noi però, nel litorale a nord di Roma dove vivo e lavoro, in epoca prevacinica infantile (morbillo, rosolia, pertosse etc) non sbagliare.

A quei tempi curavo ragazzi/e e ragazzini/e affetti da morbillo e rosolia (ma anche parotite e pertosse) con rimedi omeopatici senza mai “sbagliare un colpo”. Figuriamoci se mi sfuggiva la “malattia del bacio! Ogni qualvolta che vedevo e “tastavo” dei linfonodi sul collo,una volta esclusi foci dentarie, prescrivevo sempre il Mono test (specifico per la Mononucleosi!) il Toxo test (per la toxoplasmosi) ed il Rubeo test (per la rosolia). Beninteso questo assieme alle altre analisi di routine. Nella fattispecie delle mononucleosi infettive (mono test positivo) consigliavo un blando antipiretico, riposo a letto e dieta leggera. Per la poliadenopatia laterocervicale (ma anche talora retro cervicale, ascellare perfino inguinale) ricorrevo ad un Fans. Nella tonsillite purulenta con linfoadenopatia era necessario utilizzare anche farmaci cortisonici (forme ipertossiche o con febbre persistente) con adeguata copertura antibiotica con farmaci macrolidi (angina eritematosa semplice, lacunare, ulcera necrotica). Ricordo che palpavo sempre la milza, la cercavo nell’ipocondrio sinistro perché poteva andare incontro ad una possibile rottura spontanea, evenienza peraltro rara, come la meningoencefalite che può però essere anche mortale.

Ora è vero che come cardiologo e broncopneumologo sono più concentrato su questi organi. E’ anche altrettanto vero che visito una popolazione ben più avanti negli anni, soprattutto anziana, ma mi sono chiesto se mi fossi, nei tre casi, “completamente rimbambito”. Che abbia vestito il “camice del geriatra”? Proprio io che da studente universitario individuavo, nel laboratorio del reparto ospedaliero del San Filippo Neri, strani e numerosi linfociti circolanti fissati sul vetrino da esaminare al microscopio. E facevo diagnosi. Giuro che di fronte a tre insuccessi consecutivi ho accusato il colpo, mi sono messo in discussione.

Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Eppure dovevo contemplarlo, essere più malizioso. Pensate voi che causa il lungo e ripetuto lock-down l’amore giovanile si sia fermato, che non siano sbocciati dei baci appassionati? Il virus penetra nell’organismo attraverso l’orofaringe (“la malattia del bacio”) ed ha un periodo di incubazione di 3-5 settimane. Raggiunge i linfociti B circolanti nel torrente ematico fino ai linfonodi tributari ma anche vari organi più distanti attraverso reazioni immunologiche cellulo mediate.

Dire che ci sono rimasto male per queste tre mancate diagnosi è dire poco. Non me lo sono ancora perdonato. Fortunatamente tutti i giovani pazienti, diagnostiche e curati, da altri colleghi, specie otorini, stanno ora bene. Certo non ci ho fatto una bella figura. Dubito però che, dopo queste deludenti e per me dolorose esperienze, ci ricascherò ancora. In medicina, ma anche in altri ambiti, si impara e sempre migliora solo dagli errori, mai crogiolarsi sugli allori. Questo vale per qualunque età, anche alla mia.