Fiaccolata per la Palestina

Poco più di trenta persone sono partite da piazza Rossellini ieri sera, nei loro volti l’indignazione. Un corteo che voleva attraversare la città e risvegliare le coscienze sopite. Hanno centrato l’obiettivo. A lungamare Regina Elena si è arrivati a contare quasi trecento persone. Unitesi al gruppo mano mano che procedeva lungo le vie del centro, fiaccole accese e canti alternati al grido Palestina libera. Che poi libera non sarà mai, viva ancora per poco. E per quei pochi sopravvissuti al massacro si è cantato, pregato e gridato ieri sera. Un grido all’indifferenza che non si accetta possa diventare l’unica emozione umana. Al passaggio del corteo, le persone si sono fermate, curiose hanno ripreso la scena con gli smartphone, qualcuno dal balcone ha applaudito, salutato, sorriso all’iniziativa. Chi, seduto ad un tavolo all’aperto si godeva la serata, al passaggio degli attivisti per i diritti umani si è fermato per un istante. Rispettoso. E proprio negli sguardi smarriti dei passanti è nata la consapevolezza che ha senso una fiaccolata, che fa la differenza dirlo: vogliamo la pace. Non è banale, neanche scontato e inutile come sovente si è indotti a pensare: tanto è inutile, loro, i potenti fanno quel che vogliono, noi qui in strada che scemi!
Invece è servito, lo lo conferma lo sguardo di chi ci ha udito gridare, il dubbio innestato, il pensiero per un attimo è andato ai bambini lontani, tristi o portati via alla vita. Può essere stato un pensiero affettuoso, nostalgico o di preoccupazione. Ma c’è stato, si è percepita l’ingiustizia del genocidio in atto. Il momento di preghiera finale in spiaggia poi, l’attimo in cui si è condiviso un sentimento di fratellanza ha donato energia positiva, rassicurato che c’è ancora speranza. Si ringrazia per questo il comitato organizzatore dell’iniziativa. Sono tornata a casa senza aver cambiato il mondo ma senz’altro con uno stato d’animo differente rispetto al giorno prima. La sensazione di essere viva e partecipe a questo mondo, quello reale è impagabile.
Barbara Pignataro



































































