L’UNICA RICKETTIOSI CHE NON COLPISCE LA CUTE MA SPESSO I POLMONI.
La febbre Q, ove Q sta per “quary” (in inglese domanda, questione) equivale ad un punto interrogativo. Una febbre la cui origine è sconosciuta. Come nella stragrande maggioranza di casi febbrili i sintomi sono aspecifici: forme simil – influenzali, tosse secca, febbre elevata, marcata astenia, intensa cefalea, talora sintomi gastrointestinali (vomito, diarrea).
Non sono mai presenti manifestazioni neurologiche. Questo nella ben più frequente forma acuta. L’ipertermia è però prolungata, con associata inappetenza e perdite di peso, se non viene diagnosticata e trattata con antibiotici idonei. La febbre Q rientra pertanto nelle FUO (Febbre di Origine Sconosicuta) che deve rispondere a tre requisiti :
1) durata minima di 2-3 settimane;
2) temperatura superiore a 38,3 °C ;
3) origine sconosciuta dopo indagini di routine.
Si deve a Ricketts e Winder la scoperta della Coxiella (agente eziologico della febbre Q); costituita da elementi granulari, che misurano 500 micron, a metà strada tra batteri e virus : sintetizzano DNA e RNA, presentano una membrana cellulare e dei ribosomi (come i batteri) ma sono parassiti intracellulari (come i virus).
La Coxiella burneti (febbre Q) appartiene alla famiglia delle Rickettiosi (deriva dal sopracitato Ricketts) e come tutte le rickettsio è una zoonosi (trasmissione animale – uomo e viceversa). Ha però delle caratteristiche uniche che la contraddistinguono. Un particolare tropismo per le cellule endoteliali dei piccoli vasi. Viene certamente trasmesso all’uomo da artropodi vettori contagiati dalla Coxiella ma a differenza delle altre Rickettsie non viene trasmesso tramite puntura: contatto diretto dell’artropode sulla cute o sulla formazione pilifere (specie capelli).
La C. burneti non viene trasmessa dal pidocchio (come nel tifo esantematico o petecchiale provocato dalla Rickettsia prowazeki), né dalla pulce (come nel tifo murino dovuto alla Rickettsia mooseri), né dalla zecca (la “take noir” della febbre esantematica o bottonosa mediterraneo o del Carducci, il cui agente eziologico è la Rickettsia conori). La Coxiella burneti è coinvolta indirettamente da un artropodo vettore.
E’ contratta per via inalatoria, digestiva o attraverso soluzioni di continuo della cute da materiale contenuto la Coxiella (feci, urine latte, secrezioni interne etc) di alcuni roditori (topi, scoiattoli) ma soprattutto da animali domestici allevati non per farci compagnia, da guardia (gatti, cani) quali i bovini, pecore e capre (ovini).
L’infezione pertanto segue l’inalazione sotto forma di aerosol, l’ingestione del latte infetto oppure la trasmissione di sangue infetto.
I soggetti più a rischio?
Certamente i veterinari (la coxiella colpisce anche gli animali) e chi lavora nei mattatoi. Non trascurerei tuttavia campeggiatori, pastori, boscaioli, escursionisti. Rara è la trasmissione interumana; riguarda donne partorienti infette oppure autopsie di cadaveri contagiati.
La diagnosi non è facile nella più frequente forma acuta sia per l’estrema variabilità del periodo di incubazione (da 3 a 30 giorni) sia perché può presentarsi con una febbre prolungata tanto da rientrare nelle FUO (febbre di origine sconosciuta).
La Coxiella burneti provoca una malattia infettiva sistemica. Può colpire ogni parte dell’organismo umano con conseguente epatite, pericardite, miocardite, meningo – encefalite.
La localizzazione più frequente è però quella polmonare dove provoca una “polmonite atipica primaria” come quella causata da micoplasmi (m. pneumoniae) e da altri microorganismi che producono polmonite interstiziale (anche il Coronavirus del Covid ha questa localizzazione).
Nella febbre Q acuta, come già detto, i sintomi sono aspecifici ma in un contesto epidemiologico clinico il riscontro radiografico di multiple opacità polmonari può essere altamente indicativo. La febbre Q cronica, assai più rara, quasi sempre implica un’endocardite (pazienti con precedenti valvulopatie) oppure un’immunosoppressione o un’insufficienza renale.
La febbre è di lieve entità, oppure assente. Di solito si apprezza epato – splenomegalia. I sintomi aspecifici si possono osservare anche p er un anno, prima che la patologia sia diagnosticata. Sono presenti, i segni di flogosi (VES, PCR elevati), ipergammaglobulinemia, Reuma Test positivo.
Come fare diagnosi?
L’immunofluorenscienza indiretta è sensibile e specifica sia per la febbre Q sia acuta che cronica. Qual è la terapia? Doxicillina o minociclina (100 mg x 2/die per 14 giorni), Ciprofloxacina (500 mg x2/die per 14 giorni); Claritromicina (500 mg x 2/die per 14 giorni) oppure Azitromicina. Questo nelle forme acute.
Più complesso e prolungato nel tempo (anche anni) è il trattamento della febbre Q cronica (associazione di almeno due farmaci attivi). P.S. Gli artropodi sono un vasto gruppo del mondo animale comprendente crostacei, insetti, aracnidi etc. dotati di appendici articolate e di un esoscheletro chitinoso.

Aldo Ercoli
Aldo Ercoli
Specializzato in Cardiologia e Broncopneumatologia e esperto in Malattie Infettive.
Cardiologo già docente in Microbiologia ambientali,
Medicina Naturale e di formazione dei medici di medicina di base































































