LA FATTORIA DI NONNO MARIO: APICOLTURA E TUTELA DELL’AMBIENTE

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Giordano Testa e Maria Francesca Gangemi a soli 30 anni hanno aperto un’attività apistica e da una passione hanno creato un’impresa e un punto di educazione ambientale e divulgazione per tutte le età, soprattutto per bambini e famiglie.
La Fattoria di nonno Mario è un progetto nato sei anni fa dall’amore e da una passione condivisa da Giordano e Francesca, che sono una coppia sia sul lavoro e nella vita.
Ci hanno raccontato di un mondo di cui si parla ancora poco e che ci permette di comprendere da un lato la fatica che in questo periodo storico si fa nel mandare avanti un’attività, e dall’altro accende i riflettori sulla tutela dell’ambiente.

Chi siete e perché avete avviato un’impresa apiaria?
Francesca: “Siamo due ragazzi che hanno riscoperto la vecchia campagna del nonno. Ripulendola abbiamo scoperto che il nonno di Giordano aveva due arnie e caso ha voluto che proprio in quel periodo lui stesse seguendo dei corsi di apicoltura per interesse. Abbiamo deciso di comprare le prime due arnie e quasi subito il primo sciame da sciamatura è entrato in una delle due. Per noi quello è stato un segnale. Poi abbiamo fatto il primo miele e ci è piaciuto così tanto che è stato quasi spontaneo pensare di creare La fattoria di nonno Mario, un’attività apistica tutta nostra.”

Com’è andato il primo miele?
“Il primo miele lo abbiamo fatto assaggiare ad amici e parenti. All’inizio lo dai alle persone più vicine, nel nostro caso poi avevamo prodotto solo 20 kg. Ma poi ce lo richiedevano e da lì è iniziato tutto. Il progetto si è ingrandito, dall’attività commerciale abbiamo pensato di fare divulgazione ed educazione ambientale sia ai bambini con dei laboratori dedicati, sia alle famiglie con le gite alla fattoria.”

Adesso com’è cresciuto il lavoro?
“Siamo partiti con uno sciame e 20 kg di miele, dopo sei anni siamo cresciuti riuscendo a produrre molto più miele ma soprattutto a diversificare il tipo di miele che produciamo, dunque non solo millefiori ma anche castagno, melata e altri tipi.”

Attività apistica e apicoltura, non tutti sanno cosa significa…
“A monte c’è un lavoro enorme in campagna. Nei periodi più calmi tutti gli sforzi vanno incanalati nel laboratorio e nell’attività commerciale. Inoltre le dinamiche attuali mondiali hanno aumentato il costo di produzione e spesso non si trovano i materiali per poter lavorare.”

Ci vuole tanto studio per essere apicoltori, quali corsi di formazione avete seguito?
“Abbiamo seguito dei corsi di apicoltura di primo e secondo livello con l’Aral, che eroga dei corsi di aggiornamento che seguiamo tutti gli anni. Inoltre abbiamo seguito dei corsi sensoriali di miele per riconoscere il tipo di miele perché ne esistono tantissimi e con Bee Salus un corso di apiterapia, che insegna ad usare i prodotti dell’arnia e quindi miele, pappa reale, propoli, polline, vedono d’api e cera per la cura fisica ed estetica.”

Avete avviato un progetto per fare visite guidate alla fattoria, come funziona una visita tipo?
“Le visite sono un’opportunità di conoscere in un paio d’ore un mondo di cui spesso si hanno informazioni solo per sentito dire. Sono aperte a gruppi di massimo dieci persone e sono un’esperienza che ci permette di far vedere come lavoriamo ed insegnare la differenza tra le api ed altri insetti. Dopo una prima parte illustrativa ci si mette la maschera e si vanno a vedere le api. Infine offriamo una degustazione di miele prodotto da noi o da altri fornitori con cui facciamo rete.”

Cos’è il progetto ludico educativo per i bambini?
“É un progetto che abbiamo ideato insieme e che è stato finanziato dalla Fondazione Cariciv. Ha come obiettivo quello di sensibilizzare i bambini sul mondo che gli stiamo lasciando e su come dovranno prenderlo in mano. Li facciamo giocare e attraverso le costruzioni e i colori i bambini si divertono ed esprimono tutta la lavoro creatività”.

Com’é il rapporto tra apicolture e ape?
“L’ape non si addomesticata mai, è d’aiuto da millenni all’uomo, fin dall’antica Babilonia. Semmai si può dire il contrario: l’uomo è stato addomesticato dall’ape, perché é compito dell’apicoltore capire cosa serve all’arnia in quel momento.”

Come inizia il ciclo di produzione? Dove inizia il vostro anno?
“L’anno inizia con la primavera, in cui c’è un’esplosione di raccolto. La preparazione inizia con un buon invernamento delle arnie e con la creazione dei telaini per la primavera. L’invernamento consiste nella valutazione dello stato di ogni singola famiglia per capire se può superare l’inverno da sola e vanno controllati i telaini di scorta, una sorta di dispensa invernale di miele e polline. È importante creare i telai per aiutare le api a produrre nel miglior modo possibile. Successivamente si preparano i melari, delle soffitte in cui le api vanno a depositare il miele che l’apicoltore andrà poi a smielare per produrre i vasetti. Importante è anche la scelta della vegetazione. In base al tipo di miele che si vuole realizzare bisogna scegliere dove mettere le arnie. La differenza più netta è se si vuole un monofloreale, per cui servono almeno 2 ettari della stessa fioritura, o un polifloreale per cui basta una vegetazione rigogliosa.”

Come si dividono in sciami le api e come si riconoscono tra loro?
“Durante la sciamatura nell’arnia si crea una mitosi. Le api si riproducono e si crea una nuova ape regina. La nuova regina attrae con i suoi feromoni un gran numero di api e le guida alla ricerca di un’altra postazione. Questo sciame senza dimora prima di trovare il luogo giusto aspetta di essersi riunito completamente. Le api esploratrici cercano poi ambienti riparati dove creare un favo. L’arnia si predispone come luogo molto confortevole.”

Come si crea un miele monofloreale?
“Se non si sono poste le arnie già in una vegetazione sufficientemente vasta di una sola fioritura, allora le arnie di notte vanno chiuse e spostate. È un lavoro che si fa di notte perché con il buio le api rientrano tutte nelle arnie e non c’è il rischio di perdersene una parte. Una volta spostate nel campo giusto le arnie vengono riaperte e con il giorno le api uscendo troveranno una nuova fioritura. Le tempistiche sono molto importanti, appena la fioritura finisce le arnie vanno portate via per non contaminare il miele con altre fioriture.”

Come si arriva a produrre un vasetto di miele?
“Dalle singole arnie si prendono i melari e si inizia la smielatura. Si fa poi il resoconto che sta diventando sempre più difficile perché i cambiamenti ambientali non stanno aiutando le api, che sono disorientate e ci hanno prodotto il miele a novembre, tanto che abbiamo coniato il termine “novembrata” per descrivere la produzione anomala di novembre.”

Infine, attraverso la vostra esperienza vorreste incoraggiare altri giovani ad avviare un’azienda apiaria?
“Se come noi amano la natura e riescono a cogliere quel magico filo che unisce tutti gli esseri viventi, dove non c’è nulla che è fuori posto, tutto è preciso in un ordine, allora sì, li incoraggiamo a cuore aperto. Abbiamo investito in questa attività perché ci ha portato un grande beneficio mentale ed emotivo. Fisicamente è un lavoro molto faticoso, ma è gratificante. Facciamo il nostro lavoro con passione ed è importante concentrarsi su ciò che ci fa bene ed investire su questo, piuttosto che fare qualcosa che non ti rende felice.”