La domus di Castrum Novum: vita quotidiana di una famiglia patrizia

0
255

Santa Marinella. 

 

Non sempre sono i grandi monumenti a raccontare la Storia nel modo più coinvolgente. A volte basta varcare la soglia di un’antica domusper immaginare la vita di chi l’ha abitata.

Emersa nell’area archeologica di Castrum Novum, di cui abbiamo già parlato in altre occasioni,il raffinatoedificio residenziale schiude un’importante finestra sulla qualità della vita e sul ceto sociale dei suoi proprietari. Gli ambienti conservano pavimentazioni in mosaico e in cocciopesto, murature accuratamente realizzate e una distribuzione degli spazi che riflette i canoni dell’architettura domestica romana delle classi abbienti. Le indagini archeologiche, curate dall’archeologo Flavio Enei, direttore del Polo Museale Civico di Santa Marinella,  hanno inoltre documentato diverse fasi costruttive, segno di un edificio che venne ampliato, ristrutturato e adattato nel corso dei secoli, seguendo l’evoluzione della città.La posizione della casa, affacciata sul Foro attraverso un lungo portico che costeggiava il tratto centrale del Decumano, ci dice che qui viveva una famiglia appartenenteall’élite cittadina, probabilmente coinvolta nelle attività economiche e politiche del centro urbano.

Uno degli aspetti più interessanti della visita della domus riguarda la possibilità di ricostruirne la quotidianità: elementi decorativi e resti di intonaci dipinti permettono agli archeologi di andare oltre la semplice descrizione degli ambienti, restituendo gesti, abitudini e stili di vita. La casa diventa così un racconto fatto di persone: di chi vi riceveva gli ospiti, preparava i pasti, amministrava gli affari o trascorreva le ore più calde nei suoi ambienti interni.

Guardando dall’alto la pianta ricostruttiva delladomus si ha l’immediata sensazione di varcare una soglia temporale: l’architettura abitativa romana, lungi dall’essere un semplice aggregato di stanze, si rivela qui come un organismo perfetto, progettato per coniugare lo sfarzo alla rigida distinzione degli spazi privati e di servizio. La struttura si sviluppa secondo i canoni classici della dimora signorile, dove la luce, l’acqua e l’orientamento delle stanze dettavano i ritmi della vita dei suoi abitanti.

L’Atrium: il cuore di luce e acqua. Il baricentro visivo e funzionale dell’intera abitazione è indiscutibilmente l’atrium (atrio). Questo cortile centrale agisce come un vero e proprio collettore di luce e aria per l’intera planimetria. Al centro esatto, pavimentata in marmi pregiati provenienti da regioni lontane dell’Impero – marmo Africano, Giallo Antico e marmo di Chios – risplende la vasca dell’impluvium, destinata a raccogliere l’acqua piovana che scendeva dalle falde inclinate del tetto attraverso il compluvium (l’apertura quadrangolare del soffitto).

Intorno a questo specchio d’acqua, rivestito ai bordi di marmo di Luni (Carrara)eincorniciato da eleganti decorazioni geometriche a mosaico, si articolavano gli spazi della casa. Era qui che il dominus accoglieva i suoi clienti la mattina durante la salutatio, esibendo il prestigio e la ricchezza della propria famiglia.

Il triclinium e i piaceri del convivio. L’ambiente più sontuoso era il triclinium: la sala da pranzoè abbellitada un pavimento,parzialmente conservato,a tessere bianche e nere che disegnano un tappeto geometrico di notevole effetto; la pavimentazione, di età imperiale, è sovrapposta ad un precedente piano di calpestìoin cocciopesto decorato con crocette stilizzate di epoca repubblicana.

Immaginate i grandi letti tricliniari disposti a ferro di cavallo attorno a una tavola riccamente imbandita, su cui si trovavano piatti, frutta e calici di vino: lì i commensali semisdraiati, secondo il costume tipico dell’aristocrazia romana, erano soliti conversare e godere del banchetto. La stanza, decorata con stucchi parietali dai toni caldi e avvolgenti, era il vero palcoscenico della vita sociale della familia, dove alleanze politiche e matrimoni venivano sanciti tra una portata e l’altra.

La sfera privata: icubicula.In netto contrasto con la natura pubblica dell’atrio e del triclinio, i cubicula, ovvero le stanze da letto, disposti intorno al cortile di accesso, erano volutamente piccoli e privi di finestre verso l’esterno, progettati per preservare il calore d’inverno, la frescura d’estate e, soprattutto, il silenzio necessario al riposo del padrone di casa e dei suoi ospiti.

I servizi e la logistica domestica. Altri ambienti della domus rivelano infine la macchina organizzativa che permetteva la sopravvivenza della dimora. I locali di servizio, vanie piccoli disimpegni adiacenti all’atrio, ospitavano infatti le cucine, i magazzini per le derrate alimentari e gli alloggi della servitù, strategicamente isolati per evitare che fumi e rumori molesti disturbassero la quiete della famiglia.

Cosìtra lo scintillio dei marmi, le geometrie in bianco e nero e le tinte rosse degli stucchi che la ornavano la domus di Castrum Novum torna a raccontare la sua storia: non ci parla soltanto di rovine suggestive e silenziose lambite dal mare, ma di uno spazio vivo, pulsante di passi, profumi di banchetti e voci.

Custode di un’eleganza antica rimasta sepolta per secoli, questa residenza riemerge oggi dal passato per ricordarci che l’archeologia non ha riportato alla luce sterili pietre, ma la vita stessa di chi, prima di noi, ha chiamato questo luogo “casa”.

 

Durante la stagione estiva e dal primo settembre è possibile visitare la domus e l’intero sito di Castrum Novum, accompagnati dalle guide del Gatc, su prenotazione.

Per informazioni

GATC Segreteria:+39 0766 571727 / Cellulare: +39 392 3025990 (martedì, giovedì e sabato 10:00-12:00)Email: gatc.segreteria@gmail.com

 

Claudio Tanari – Gruppo Archeologico del Territorio Cerite