Il virus (dal latino veleno) è un microorganismo patogeno, un parassita endocellulare, visibile solo all’ultramicroscopio, che ha la proprietà di riprodursi soltanto in cellule viventi. La morfologia è assai varia. Ogni virus ha la sua forma (sferica, filamentosa, poliedrica) e dimensioni proprie. E’ formato da DNA o RNA (raramente entrambi) situato all’interno di un nucleo capside proteico che, a sua volta può essere ricoperto da un involucro di glicoproteine e lipidi. “Sono parassiti intracellulari obbligati che richiedono la partecipazione attiva dei processi metabolici della cellula invasa”
(Goodman e Gilman. Le basi farmacologiche della terapia. N. Zanichelli ed. 1987).
I virus non possiedono pertanto un metabolismo metabolico, sono completamente dipendenti dalla cellula ospite per la sintesi proteica e la replicazione. Sono parassiti intracellulari obbligati. Una volta che il virus entra nella cellula perde il suo rivestimento permettendo al suo acido nucleico di utilizzare il meccanismo della cellula ospite per riprodursi (infezione produttiva) o per integrarsi all’interno di essa (infezione latente). In quest’ ultimo caso un esempio ci viene fornito dal virus varicella – herpes, (riattivazione di infezione latente da virus varicella – zoster).
Il virus indovato nelle cellule dei gangli nervosi sensitivi allo stato latente si riattiverebbe a seguito di varie cause: sindrome depressiva, soggetto fragile anziano, malattie maligne). La terapia antivirale è ristretta a famarci che hanno mostrato un’attività specifica (herpes virus tipo I e tipo II, virus varicella – zoster) il cui capostipite è l’aciclovir. Negli altri casi poiché richiedono la partecipazione attiva della cellula ospite la terapia e la profilassi delle malattie virali è ben più problematica. Una volta entrato nella cellula il virus perde il suo rivestimento. Si forma un guscio protettivo attorno all’acido nucleico che viene sintetizzato dalla cellula parassitata alle quali il virus fornisce gli enzimi necessari a tali sintesi.
Queste proteine sono responsabili della gran parte delle proprietà morfologiche e sierologiche del virus. Trattasi di un “vero colpo di stato” da parte del virus che, preso il comando centrale nucleare – virale, costringe le forze armate degli sconfitti a passare dalla sua parte. E’ per questo motivo che la terapia e la profilassi delle malattie virali è ben più difficile rispetto a quelle provocate da altri tipi di microrganismi (batteri, micobatteri, funghi, richettsie, clamidie, psittocosi – ornitosi, spirochete etc.)
Dalle cellule infette parassitate il virus si sposta a quelle vicine e persino, con un opera biologica ingegneristica, ad altre più lontane, tramite ponti aerei che trasportano materiale virale patogeno. E per fortuna che non si tratta di pandemia ma di epidemie endemiche. Non sono però facili da debellare né contenere come nel caso del virus Ebola, appartenente alla famiglia dei Filoviridae. Dopo un periodo di incubazione di una settimana questo virus si trasmette mediante contatti con il sangue o liquidi corporei o espettorato (forse con le urine).
Attualmente è la Repubblica Centroafrica del Congo la più colpita. A forte rischio è il personale sanitario.
La sintomatologia? In una prima fase vi è febbre alta, cefalea, mialgia, soffusione ematica congiuntivale (il primo segnale specifico). Segue una seconda fase con nausea, vomito, diarrea (disturbi gastrointestinali) accompagnati da diminuzione delle piastrine (piastrinopenia) e dei linfociti (linfopenia). Nella terza fase vi è un interessamento sistemico: reni (proteinuria), cute (esantema maculo – papuloso sul tronco), patologie dell’emostasi (epistassi, emorragie intestinali, enterorragie), epatite (aumento dell’ AST e dell’ ALT).
L’ultima fase è quella più drammatica con shock, encefalite, coagulazione intravasale disseminato (CID).
Il virus Ebola fu descritto per la prima volta nel 1978 dopo un’epidemia scoppiata in Sudan e nello Zaire. Le patologie virali endemico – epidemiche sono numerose. La Denque (Vietnam, Filippine, Africa equatoriale) provocata da un Arbovirus tramesso tramite puntura di zanzare, zecche (ossia artropodi come le richettsiosi); l’Hantavirus dei topi delle Ande (Argentina) e non solo, che di recente ci ha allarmato; la febbre gialla (tifo itteroide, vomito), attualmente con dei focolai endemici nella zona tropicale dell’America del sud e in Africa, dovuta al virus Amarillico del gruppo Flavivirus (famiglia dei Togavirus).
Lo spazio è tirannico. Mi fermo qui.

Aldo Ercoli
Aldo Ercori





























































