La sindrome depressiva post – partum è una patologia frequente che può portare a conseguenze cliniche anche molto gravi. Che cosa c’è dietro questa malattia? Certamente la rivoluzione dell’assetto ormonale porta ripercussioni su ogni donna.
L’abbattimento degli elevati livelli di estrogeni della gravidanza nel giro di 48 ore dopo il parto e la contemporanea caduta di altri due ormoni fondamentali ( progesterone e cortisolo) possono mettere a dura prova lo stato emotivo di qualunque puerpera, a prescindere dalla costituzione e dal livello di resistenza psicofisica.
Oltre alla temperatura ormonale c’è una crisi di identità, un meccanismo psico – neuro – endocrino – immunologico (PNEI) che, in determinate condizioni psico – sociali, può travolgere una donna che si trova a essere madre all’improvviso. E’ a tu per tu con un esserino indifeso, piccolissimo, che piange e si lamenta e che dipende completamente da lei. Una grande responsabilità. Non c’è più spazio per il tempo libero, le serate con gli amici, gli spettacoli televisivi, i concerti musicali, né tanto meno per aver cura del proprio corpo ancora trasformato dalla gravidanza.
<Talvolta l’amore e la gioia per la creatura appena nata non bastano più, anzi il neonato, viene considerato un estraneo, un ospite indesiderato, un fastidio continuo che ti cambia la vita. Specie se la donna giovane è sola, perchè separata, le difficoltà sono maggiori per la mancanza del compagno o marito che è lontano>. (Ercoli A. Clinica medica omeopatica. Tecniche Nuove Milano 2007).
La “tanto vituperata” famiglia patriarcale, che ora sta scomparendo, contribuiva non poco a migliorare la donna, la giovane madre, che dava alla luce il suo bambino. Un tempo spesso, ora molto meno, una nonna, una sorella, una zia erano di grande aiuto e conforto.
Oggi questa patologia depressiva del post – partum è troppo sottovalutata se non misconosciuta. Oggi colpisce due mamme su 10, mentre la banale crisi di pianto ( il “pianto del latte”, “il baby blues”) colpisce 7 donne su 10. Anche se nella maggior parte dei casi la depressione può risolversi in alcuni mesi, in altre circostanze si mantiene più a lungo e diventa una malattia seria. In casi estremi può spingere la donna all’infanticidio – suicidio.
Quello stato fisiologico di abbattimento, astenia dopo il parto, è seguita in un certo numero di donne da depressione reattiva, senso di inutilità, disistima, inappetenza. Una manifestazione che, non raramente, ho riscontrato è “l’alopeciapost-partum”, in “defluviumcapillorum” che porta a perdere capelli a ciocche, persino, talora, a una vera calvizie.
Dei casi più gravi ci parlano le recenti cronache nere. Ecco perché il medico di famiglia deve tenere d’occhio, fare attenzione verso quelli che sono i sintomi sospetti:tensione e panico (impossibilità a rilassarsi, irritabilità continua, ansia improvvisa e immotivata, strane fobie, crisi di pianto senza apparente motivo); convinzione di non farcela (anche un fisiologico tenero allattamento può essere un problema); pensieri ossessivi ricorrenti (presenti o reali tradimenti da parte del compagno o marito; oppure che il bambino sia malato); senso di isolamento (si sente sola, senza parenti né amiche che le stanno vicino comprendendola e aiutarla); profusa astenia e stanchezza psicofisica (dovuta anche ai ritmi delle poppate notturne; notti insonni). Tutti questi sintomi e segnali li aveva sottolineati la psicologa Fiona Marshall autrice del bestseller “Mamma in blu”.
Nella depressione post partum vi sono tante sfaccettature psico – cliniche. Si va dalla sindrome ansiosa depressiva lieve fino ai disturbi bipolari, agli stati maniacali che possono portare all’infanticidio – suicidio. Attacchi di panico (angoscia di un pericolo imminente); disturbi fobici (timore di oggetti o eventi specifici); stati ossessivi – compulsivi (autoisolamento con rimugino continuo) e pensieri ricorrenti che non si riescono più a scacciare dalla mente.
I familiari devono accorgersi di questi stati d’animo, avvertire il medico di base, il ginecologo, sollecitare una visita psicologica. Non possono bastare solo i farmaci (antidepressivi triciclici, inibitori della mono – amino – ossidasi e gli inibitori della ricaptazione della serotonina). Ci vuole amore, presenza, positivo conforto. Contatto fisico.
Queste giovani donne non vanno lasciate sole, in balia di se stesse, senza una vera bussola materna.
Aldo Ercoli

Aldo Ercoli





























































