Oggi, 10 dicembre 2025 a Delhi, l’Unesco ha dichiarato la cucina italiana Patrimonio dell’Umanità.
E’ la prima volta che una cucina nazionale viene riconosciuta dall’Unesco, insieme al valore culturale dell’intero sistema enogastronomico. L’Italia vanta già altri due Patrimoni Unesco “fratelli”: l’Alimentazione Mediterranea (2010) e l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano (2017).
Ma allora perché ci sono personaggi “illustri” (presunti) che sminuiscono il Patrimonio Enogastronomico “universalmente” riconosciuto, erede legittimo degli altri Patrimoni Italiani (storico, artistico, naturalistico, pedoclimatico, culturale e turistico)?
Cosa muove queste “figurette” a destrutturare il modello nutrizionale mediterraneo e la cucina italiana, riconducendoli ad una invenzione americana (Il Times)?
Nella società contemporanea chi le spara più grosse ha posti riservati sui spalti: sposare la narrativa satellite dell’impero stelle e strisce, essere incensati e divenire “esperti” su due piedi. La storia viene sempre piegata da chi vince e la supremazia diventa propaganda: la sub cultura del vincitore che finanzia e condiziona la comunicazione e gli scriba stessi (egemonia politica ed economica).
Economia rappresentata dalle lobby dell’alimentazione (le 10 grandi sorelle) con un giro di affari (7-8 triliardi di euro) pari ai settori della tecnologia, finanza, energia: l’elites globalista!
Quella che decise il cambio di rotta della medicina occidentale separandola dalla farmacopea naturale e aprendo, all’inizio del ‘900, alla chimica in ambito sanitario.
Ma qui nell’antica cultura della Magna Grecia, la scuola Ippocratica poneva il Cibo come la prima medicina (insieme al sonno e all’attività fisica). Le culture madri hanno sempre affermato che Tutto è Cibo: luce, aria, acqua, suolo. Noi siamo ciò che mangiamo, che assorbiamo: siamo natura, ambiente! Dire che la nutrizione mediterranea e la stessa cucina italiana siano prive di riferimenti specifici e quindi evanescenti è dal punto di vista culturale e scientifico (comparazione olistica) una grave negazione (in buona fede?).
“Dieta” deriva dal greco antico δίαιτα (diaita) e significa “modo di vivere” o “stile di vita”(alimentazione, esercizio fisico e sonno); in latino dies significa “giorno”: un regime giornaliero. Oggi “dieta” è usata per indicare un regime alimentare specifico per dimagrire o altro: ma il suo significato originale è legato alla salute complessiva.
L’Alimentazione Mediterranea sembra poco identificabile per il fatto che non è una dieta specifica ma un complesso di conoscenze sulla salubrità, un paradigma culturale della prevenzione e del benessere. In 200 anni circa di studi scientifici sull’alimentazione, 85 dedicati al modello nutrizionale mediterraneo (Lorenzo Piroddi ‘39) e alcuni decenni dedicati allo studio delle BlueZone (le 5 zone di lunga vita nel mondo) l’epigenetica ha definitivamente chiarito che i centenari seguono abitudini salutari responsabili per il 75% del benessere complessivo, mente i geni solo il 25%.
La dieta del cibo solido non è fatta di norme isolate, ma accorgimenti individuali per motivi di salute specifici e all’interno del modello nutrizionale ampio e variegato mediterraneo. Il sangue impiega circa due mesi a rigenerarsi totalmente, quindi una dieta alimentare, in genere, non deve andare oltre, non si deve sostituire al Modello Nutrizionale di riferimento: ecco il caos dietologico di oggi dove si confonde la dieta con un modello alimentare e vitale.
Le persone entrano ed escono dalle “diete di moda” (faddiets) con restringimenti dell’alimentazione squilibrati e compulsivi (carnivora, a zona, chetogenica, low carb, gruppi sanguigni, paleolitica, spesso americane): i vantaggi sono esclusivamente dei dietologi improvvisati (ai quali conviene disconoscere il vero modello orientativo e educativo), dell’industria del cibo e dell’industria imperante della medicina:consumare ed ammalarci è fonte di redditi incalcolabili.
Il Modello Mediterraneo e la Cucina Italiana fanno parte di una zona pedoclimatica unica al mondo: l’alpino mediterranea, dove da millenni si sono evolute le piante (cereali, legumi) basilari dell’alimentazione umana esi sono intrecciate innumerevoli culture e colture.
La nostra specie sapiens ha solo 200 mila anni e le tracce delle macinazioni dei cereali risalgono a più di 100 mila anni (Africa), in Puglia a 32 mila, tanto prima della rivoluzione agricola del neolitico (11 mila anni fa). Siamo onnivori (più vicini agli erbivori) con una alimentazione basata al 90-95%% su prodotti vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta) con modeste e saltuarie dosi di cibo animale e derivati.
Entreremo nei dettagli nel prossimo articolo.
Luca Achenza Marini

































































