Intimità ed aggressività

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intimità-aggressività

Intimità ed aggressività
1° parte

A cura del Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

I rapporti d’amore si basano e si consolidano sull’esperienza dell’intimità, tuttavia raggiungere questo stato di vicinanza e unione profonda può essere per alcune persone estremamente difficile, pur desiderandolo. I motivi possono essere molteplici: uno di questi, di cui qui tratterò, è senz’altro la paura dell’aggressività umana.

La paura dell’aggressività è un concetto circolare, nel senso che si può temere sia la propria che l’altrui aggressività, sia il fatto che l’aggressività altrui smuova la propria (o che la propria smuova l’altrui), la quale a sua volta potrebbe portare l’altro ad essere ancora più aggressivo e così via. Spesso però il solo lato della medaglia di cui si è consapevoli è il timore dell’aggressività dell’altro.

Accade che le persone comprendono (ad un livello vagamente conscio) che la rabbia in un rapporto intimo è inevitabile e quindi razionalizzano che l’unico modo per evitarla è non avere alcuna relazione che diventi significativa. Sono persone che restano sempre un po’ distanzianti, non perché incapaci d’amare, ma perché, come stiamo evidenziando, sono stati condizionati a temere l’aggressività. Le paure di questo tipo si strutturano nelle famiglie d’origine: come in quei casi in cui un bambino viene “genitorializzato”; cioè al bambino viene imposto un ruolo di responsabilità ben superiore alle sue possibilità.

Egli deve in questi casi comportarsi da psudo-adulto ed è spesso costretto a prendersi cura del genitore in un modo tale che non può permettersi di esprimere la rabbia e la protesta. In tal modo ci si abitua a rimuovere la rabbia: ma se ci si può proteggere dalla propria rabbia evitando di diventarne consapevoli (grazie al meccanismo di difesa psicologico denominato da Freud “rimozione”) non si può invece impedirsi di provare tale emozione. L’emozione si attiva comunque a prescindere dal fatto che ne diventiamo consapevoli e con essa si attivano tutti i meccanismi biologici legati all’attivazione emozionale: rilascio di ormoni da vari organi del corpo, aumento del battito cardiaco, attivazione del sistema nervoso periferico, etc. Tutto il corpo partecipa dell’attivarsi di uno stato emozionale e nel caso della paura si prepara “alla fuga o al combattimento” (o anche si paralizza, nel noto fenomeno del “freeezing”). Pertanto può accadere che improvvisamente “si esploda” di rabbia. Si capisce da quanto ho detto che “l’improvvisamente” non esiste!

E’ una finzione. I famosi “raptus omicida” non esistono, se non nel linguaggio giornalistico. C’è tutto un processo psico-fisico prima. Il problema è semmai che la persona che “sbotta”, non ha accesso alla possibilità di fare un pensiero su quanto gli accade a livello sensoriale ed emozionale, ovvero ha una carente o assente abilità di “ascoltarsi dentro”, oppure usa massicciamente la suddetta difesa della rimozione ogni qual volta si attivano pulsioni aggressive. Allora, non potendo monitorare passo-passo il processo interno di attivazione emozionale, non lo può nemmeno controllare e porvi appropriate contromisure. La psicoterapia in questi casi aiuta il paziente a dedicare attenzione a ciò che gli accade dentro e lo aiuta (con varie tecniche) a potenziare le sue abilità di utilizzare il pensiero per capire e contenere gli stati emozionali invece di agire e/o fuggire da essi, migliorando così anche la capacità di essere intimi con gli altri.

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