Dal management all’educazione.
«A Cerveteri, il teatro diventa un ponte tra gli studenti e la storia millenaria della città. Attraverso la messa in scena di testi legati alla civiltà etrusca, i ragazzi non studiano la storia in modo passivo, ma la vivono, sviluppando un legame identitario profondo con il territorio».

In cosa consiste il suo lavoro e quali sono le sfide principali?
Oggi il dirigente scolastico è un datore di lavoro con pesanti responsabilità contabili, amministrative e giuridiche. Oltre alla gestione burocratica, coordino la didattica e curo il rapporto con le famiglie. In questi anni la comunicazione con i genitori si è intensificata: sono molto più partecipi, anche se a volte emerge una certa diffidenza.
Qual è la prova maggiore vissuta a Cerveteri?
Bilanciare le aspettative. I genitori chiedono alla scuola di farsi carico dell’educazione, ma non dobbiamo dimenticare che il nostro ruolo primario resta l’istruzione. Nonostante ciò, l’alleanza educativa è solida: la scuola è aperta 12 ore al giorno con laboratori pomeridiani di inglese, robotica, sport e teatro.
A proposito di teatro, ci parla del progetto ideato dal regista e attore Agostino De Angelis?
È un percorso curato dall’associazione ArchèoTheatron che coinvolge 20 classi della primaria. Il teatro è uno strumento straordinario per la crescita personale, la comunicazione e la scoperta della storia locale. È un’occasione di formazione anche per gli insegnanti, che collaborano attivamente con gli esperti esterni. Ha riscosso un discreto successo, le famiglie sono entusiaste.
Quali altri progetti caratterizzano l’istituto?
Siamo molto attivi con l’Erasmus+, che ora coinvolge anche la primaria con scambi internazionali. Nella media portiamo avanti il progetto “Data”: le classi ruotano in aule-laboratorio specializzate, come nei modelli europei. Organizziamo anche centri estivi per supportare le famiglie, un servizio che vorremmo potenziare ulteriormente.
Come gestisce le risorse finanziarie?
Grazie ai fondi PNRR e a finanziamenti nazionali abbiamo attivato sei progetti extracurricolari, mirati soprattutto a contrastare la dispersione scolastica. Tuttavia, per gestire la scuola come una “piccola azienda” servirebbe continuità: finanziamenti strutturali e non solo episodici per poter programmare sul lungo periodo.
Cosa apprezza del rapporto con gli alunni?
Il dialogo con i ragazzi delle medie è estremamente stimolante. Stiamo creando un organismo interno per dar voce alle loro istanze, cosa che le istituzioni purtroppo fanno raramente. Ascoltare le giovani menti è uno stimolo fondamentale anche per i docenti.
Un appello finale ai genitori?
Chiedo collaborazione e tempo: la scuola è un luogo aperto e la partecipazione attiva dei genitori è una risorsa preziosa per tutta la comunità.
Il teatro non è solo recitazione, ma un potente strumento di pedagogia attiva che impatta direttamente sullo sviluppo dei ragazzi. Aiuta i bambini a manifestare i propri sentimenti in modo controllato e consapevole. Favorisce il lavoro di squadra e il rispetto dei tempi del gruppo. Migliora l’uso del respiro, della voce e della gestualità, aumentando la fiducia in se stessi. Infine, l’esperienza teatrale dota gli studenti di competenze trasversali sempre più richieste nel mondo del lavoro come imparare a parlare in pubblico e ad articolare il pensiero in modo chiaro e persuasivo.
di Barbara Pignataro


































































