Insufficienza venosa degli arti inferiori

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Quando la circolazione è inadeguata

Dottor Professor Aldo Ercoli
Dottor Professor
Aldo Ercoli

La perdita del tono della parete vasale venosa porta allo sfiancamento del vaso con incontinenza delle valvole. Ecco che allora si evidenziano delle vene serpiginose, tortuose, allungate. E’ questo il quadro, con le sue varici, dell’insufficienza venosa cronica degli arti inferiori. Le valvole venose, che servono a dare la giusta direzione di ritorno del sangue al cuore hanno ceduto. Di rado questa insufficienza è congenita, manifestandosi molto presto nel corso della vita, molto più spesso è acquisita favorita dalla sedentarietà, dallo stare troppo in piedi, dall’obesità, dalla gravidanza. Sono queste quelle che vengono definite varici primitive, pertinenti le due vene safene e quelle comunicanti. Se invece si instaura un processo post-flebitico l’insufficienza delle valvole venose è più severa perché vi è la distruzione delle vene comunicanti, di quelle profonde delle gambe dovuta alla trombosi. Sono queste le cosiddette varici secondarie. Il Muller ha anche proposto un’altra classificazione riguardo alle varici: 1) vene varicose (safena esterna ed interna); 2) malattia varicosa (varicosità reticolari senza reflussi lunghi); 3) teleangectasie intradermiche; 4) malattia cellulitica (danno linfo-venulare con evoluzione in liposclerosi). Al di là di queste classificazioni mi preme di più clinicamente, nelle malattie venose, saper distinguere la tromboflebite superficiale dalla tromboflebite profonda. La prima è una malattia benigna caratterizzata da edema lungo il decorso della vena, arrossamento cutaneo e dolenzia. La seconda invece è una condizione ben più grave perché si può complicare con un embolia polmonare, talora fatale. Ciò si verifica più frequentemente nei pazienti costretti a stazionare a lungo a letto, oppure in quelli affetti da neoplasie o malattie debilitanti croniche. Certo è che l’ecocolordoppler venoso ci aiuta moltissimo nella diagnosi. E’ bene però sottolineare che quest’esame non invasivo è molto più sensibile per le trombosi venose profonde prossimali (parte superiore della gamba) che non per quelle distali del polpaccio. Di un certo aiuto è la semeiotica con i segni di Bauwer e Homan (più utile la pressione sul polpaccio edematoso dolente che non la dorsiflessione del piede). Conta anche l’esperienza clinica. Ciò al fine di instaurare una pronta terapia antitrombolitica. Vi sono poi delle condizioni che esulano dalla tromboflebite superficiale e dalla trombosi venosa profonda. Mi riferisco alla linfangite con edema cronico indolore localizzato agli arti inferiori. All’inizio l’edema lascia la “fovea” (impronta del dito premuto sulla cute) ma con l’evoluzione cronica si assiste ad indurimento dello stesso che non consente più la “fovea” (liposclerosi).
Come distinguere il linfedema dalla sequele dell’insufficienza venosa cronica? In questa seconda patologia clinica vi è iperpigmentazione (stravaso di globuli rossi), dermatite da stasi e varici venose superficiali. Torniamo all’insufficienza venosa cronica degli arti inferiori. Qual è sono i suoi sintomi e segni? L’alterato tono vasale provoca delle dilatazioni venose superficiali, un incremento della permeabilità, una flogosi. Tutto ciò si traduce in dolore con senso di pesantezza (parestesie); edema, iperpigmentazione cutanea con disturbi trofici, fragilità capillare.
La complicanza più frequente è la già citata tromboflebite superficiale causata da un processo infiammatorio della parete vasale con conseguente occlusione trombolitica. Oltre all’arrossamento cutaneo si nota la presenza di un cordone duro alla palpazione. Le fasce elastiche le fasciature che comprimono, assieme ad un idonea terapia, possono essere di valido aiuto.
Più grave è l’eczema (è dovuta ad una riduzione degli scambi metabolici per infiltrazione di fibrina nel microcircolo) oppure, anche di più, l’ulcera flebostatica. Quando la safena interna o esterna è completamente “sfiancata” occorre intervenire chirurgicamente con lo “stripping” (safenectomia totale) anche associata a terapia sclerosante. Le teleangectasie delle piccole vene sono solo un problema estetico. Possono essere trattare con iniezioni sclerosanti purchè siano “in buone mani”.
Quali sono i consigli utili nei pazienti con varici degli arti inferiori?
Occorre evitare di stare troppo in piedi oppure le sedute prolungate; cosi come gli ambienti troppo riscaldati e la balneoterapia termale quando la temperatura dell’acqua sia elevata.
Utili i ripetuti movimenti di flesso-estensione sulla punta dei piedi e il salire le scale senza prendere l’ascensore. Qualora si è obbligati a stare a lungo seduti è bene “sgranchirsi” le gambe muovendole per qualche minuto.
Durante il riposo notturno è consigliabile sollevare di venti centimetri (con un materasso posto sotto i polpacci) gli arti inferiori. Durante l’estate è bene camminare lungo la riva con l’acqua che arriva a metà delle cosce, senza esporre a lungo le gambe al sole. Basilare è poi ridurre l’obesità (l’eccesso ponderale ostacola il ritorno venoso) sia con un adeguata dieta ipocalorica che frequentando, almeno due volte a settimana, la palestra. Un’alternativa “casalinga” può essere la “ciclette”.