Incidente ponte Quartaccia

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A seguito delle intense piogge che hanno interessato il nostro territorio nei giorni scorsi, un elemento architettonico del cavalcavia ferroviario che dalla via Aurelia conduce a via Aurelia Vecchia ieri si è improvvisamente staccato, isolando di fatto il rione Quartaccia. Per pura fortuna non si registrano feriti. È un dato di fatto, oggettivo, che deve essere il punto di partenza di ogni riflessione seria e responsabile.

Non intendo soffermarmi sulla ricerca affrettata di responsabilità immediate, che con ogni probabilità non sono direttamente ascrivibili all’attuale Amministrazione comunale. Il tema vero, quello che interessa la sicurezza quotidiana dei cittadini e il futuro della città, è un altro ed è più profondo. Episodi come questo riportano con forza al centro una questione che a Santa Marinella conosciamo fin troppo bene: il ruolo che un’Amministrazione locale deve esercitare quando è chiamata a rappresentare, sul territorio, l’Autorità di Governo e a tutelare l’interesse pubblico in modo pieno, autorevole e non negoziabile.

Nel nostro ordinamento, il Comune non è un soggetto debole né meramente notarile. La Costituzione, le leggi dello Stato e il Testo Unico degli Enti Locali attribuiscono agli enti locali poteri precisi, anche di carattere coercitivo, finalizzati a garantire la sicurezza, l’incolumità pubblica e la corretta manutenzione delle infrastrutture che incidono sulla vita delle persone. Questi poteri esistono per essere esercitati, non per essere lasciati sulla carta.

Negli anni, invece, abbiamo assistito a un progressivo arretramento della funzione pubblica di fronte alle grandi imprese che gestiscono servizi, infrastrutture e beni strategici sul territorio. Troppo spesso le amministrazioni sono apparse accomodanti, quando non addirittura timorose, nel pretendere il rispetto puntuale degli obblighi di manutenzione, nel vigilare sull’esecuzione dei lavori, nel sanzionare ritardi, omissioni o interventi incompleti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aree lasciate scoperte, cantieri che sembrano non finire mai, manutenzioni ordinarie e straordinarie rinviate fino a quando non accade qualcosa che, solo per caso, non si trasforma in tragedia.

Questo è un fatto, non un’opinione. L’interpretazione politica che ne deriva è altrettanto chiara: una città che rinuncia a esercitare fino in fondo i propri poteri rinuncia, di fatto, a difendere i propri cittadini. E qui si apre una zona grigia che merita di essere indagata con serietà e trasparenza. Perché si tollerano ritardi cronici? Perché i rapporti con i grandi player dell’economia nazionale sembrano spesso sbilanciati a loro favore? Quali strumenti sono stati utilizzati, e quali invece non sono mai stati messi realmente in campo, per imporre il rispetto delle regole?

Sono domande legittime, documentabili, che non hanno nulla di diffamatorio ma molto a che vedere con il diritto dei cittadini a capire. Capire come vengono gestite le infrastrutture che attraversano i loro quartieri, come vengono controllate le opere che incidono sulla loro sicurezza, come viene esercitato – o non esercitato – il potere pubblico che dovrebbe tutelarli.

La prossima Amministrazione comunale dovrà segnare un cambio di passo netto. Dovrà tornare a esercitare, senza tentennamenti, tutta la forza che le è attribuita dalle leggi per la cura dell’interesse pubblico, anche quando questo significa entrare in conflitto con i cosiddetti poteri forti o con grandi soggetti economici abituati a muoversi senza un controllo stringente. Governare non significa compiacere, ma pretendere il rispetto delle regole nell’interesse della collettività.

Trasparenza, responsabilità e autorevolezza non sono parole astratte: sono il presupposto perché i cittadini possano tornare a sentirsi padroni a casa propria, sicuri nei loro quartieri, consapevoli di come vengono gestite le infrastrutture che sostengono la vita quotidiana della comunità. È su questo terreno che si misura la credibilità di una classe dirigente e la maturità democratica di una città.

Santa Marinella cambierà, ci metto la faccia.

 Cristiano A. Degni