INCENDI E RIFIUTI NEL BOSCO DI PALO, LA PALUDE IN PREDA A CINGHIALI E VANDALI

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bosco. di Palo

DISCUSSIONI APERTE SULLE CONDIZIONI DI DUE SIMBOLI DEL TERRITORIO.

Rifiuti e poi ancora un incendio. Il bosco di Palo Laziale è stato ancora assediato a Ladispoli. Sul versante opposto, alla palude di Torre Flavia, dopo il mega concerto e l’assalto di Ferragosto dove tutto è stato permesso, si fa i conti con la presenza di una trentina di cinghiali che minacciano l’ecosistema faunistico e floreale. Due siti importanti della città su cui si sono aperte nuove discussioni dopo i fatti estivi.

Tornando a Palo, le fiamme sono divampate nello stesso punto del mese scorso quando vennero inceneriti, oltre agli alberi, i resti di un ex campeggio posto sotto sequestro: roulotte, uffici, plastica e ferraglie. Si è temuto il peggio ma è stato provvidenziale l’arrivo dei vigili del fuoco di Cerenova e della protezione civile per impedire la propagazione del rogo. Sul posto carabinieri e polizia. Per fortuna anche il vento si è placato. Due carabinieri e un volontario della protezione civile sono rimasti lievemente feriti finendo al pit della via Aurelia. Le loro condizioni sono buone. Si indaga sulle cause e non si esclude possa trattarsi di un’azione dolosa come accaduto anche in passato. Ad inizio estate i piromani avevano colpito sulla via Aurelia. Molti pini vennero avvolti dal fuoco che rischiò di arrivare fino alla pineta. I ladispolani sono tanto affezionati alla macchia mediterranea anche perché rappresenta un punto di riferimento per il territorio ed è molto apprezzato dagli amanti del jogging e dai ciclisti che percorrono quotidianamente quei sentieri. Solo che l’oasi è alle prese con uno stato di abbandono per colpa degli incivili. Si trova di tutto nel parco pubblico: fazzolettini, preservativi, buste di plastica con rifiuti all’interno, pezzi d’auto, bottiglie di vetro e persino i sacchetti con dentro le deiezioni dei cani legate alle recinzioni. Il polmone verde della città in alcuni periodi si trasforma in una sorta di discarica a cielo aperto. Degrado a parte, preoccupa lo stato di salute delle piante. Negli ultimi 20 anni il bosco è stato attaccato seriamente da un fungo patogeno che ha creato seri problemi alla preziosa area verde. Sono state aggredite tantissime alberature, come querce, lecci e frassini. E nel corso del tempo purtroppo sono crollate al suolo per via dei violenti temporali. L’oasi tuttavia è stata scelta dall’Europa come area di pregio per essere rivalorizzata. Assieme allo sbocco del delta Nestos in Grecia, ci sarà anche il bosco di Palo Laziale di Ladispoli grazie ad un finanziamento di 1 milione e 600mila euro già approvato. Tra il paese ellenico e quello italiano i milioni alla fine sono 3. È un progetto molto ambizioso mirato esclusivamente al recupero della macchia mediterranea di Palo e annunciato già dal Comune alcuni mesi fa.

In Palude invece si sta prendendo in considerazione l’ipotesi di piazzare delle gabbie per catturare i cinghiali. «Serve l’ok di Regione e Asl». Passi in avanti a Ladispoli – come annunciato da Francesca Marini, referente del Servizio Aree Protette di Città Metropolitana – per la cattura dei cinghiali da mesi ormai padroni della palude di Torre Flavia. Una presenza che mette a rischio l’ecosistema faunistico e floreale del sito naturalistico. L’appello dei cittadini e di alcune associazioni tra cui Marevivo Lazio è stato preso in seria considerazione dall’ente che gestisce l’oasi sulla costa nord. «Stiamo mettendo a punto un progetto di contenimento da presentare alla Regione Lazio – spiega Marini – in questo momento con i lavori di bonifica dei canali, grazie al calo del livello idrico, è stata favorita la riduzione della loro presenza». Ad oggi sono stati censiti una trentina di esemplari ma alcuni si spostano nelle località limitrofe e preoccupano non poco i residenti. Il loro girovagare all’interno di un luogo come la palude rischia di essere fatale soprattutto per i baby fratini, i corrieri e per gli altri uccelli che, anche durante questa estate, hanno nidificato sulle dune sabbiose. La soluzione al vaglio degli esperti è quella dell’inserimento di gabbie nel perimetro e nei sentieri del monumento naturale ladispolano così da catturare gli ospiti per poi trasferirli in un’azienda faunistico venatoria. Nel frattempo un gruppetto del branco ha preso possesso anche di un’altra area di Ladispoli, in pieno centro. È in via del Porto e in via Torre Perla, lungo il canale Vaccina, che tre adulti continuano ogni giorno a rovistare tra le auto parcheggiate e le sponde del canale in cerca di cibo.