IL SUPREMO INTERESSE DEL MINORE

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In questo articolo voglio affrontare un argomento estremamente difficile perché presenta molteplici sfaccettature ma, purtroppo, sta diventando sempre più frequente. Cercherò di trattarlo in modo più asettico possibile. L’interesse supremo del minore è un concetto importante che ha modificato di recente il concetto di potestà genitoriale sostituendolo con il concetto di responsabilità genitoriale.

Di base, nei procedimenti di separazioni consensuali e/o conflittuali, viene messo al centro il minore con le sue esigenze di crescita e di vita; fino a pochi anni fa, invece, erano gli adulti ad esserne al centro. Chi mi conosce sa che la mia attività principale è la psicoterapia anche se un’altra parte importante è la “psicologia giuridico forense”.

Negli ultimi 10 anni ho partecipato come consulente di parte (CTP) a molti percorsi di CTU in cui veniva richiesta la valutazione della genitorialità di entrambi i genitori a causa di una elevata conflittualità intrafamigliare. Molto spesso mi sono trovata in situazioni paradossali. Faccio degli esempi. Una coppia di genitori con un minore si separa, una delle parti fa richiesta della valutazione della genitorialità a causa di comportamenti dell’altro genitore che mettono a rischio il minore.

Viene effettuata la valutazione genitoriale, coadiuvata da test per entrambi gli adulti e per la minore. Dai test e merge che il genitore che ha avuto comportamenti “particolari” ha degli indici che hanno una rilevanza patologica a livello clinico. È stato richiesto, alla base di questi indici, l’affidamento esclusivo temporaneo all’altro genitore con visite protette con il minore, ma non è stato dato. Viene concesso l’affidamento condiviso e il genitore patologico ha continuato ad essere tale.

Un altro caso: un genitore ha comportamenti violenti verso l’altro genitore che, dopo essere andato in pronto soccorso, denuncia il fatto. Io seguo come CTP il genitore violento che tende a minimizzare l’accaduto. Dopo avergli fatto notare che ciò che è successo non è da minimizzare (foto alla mano), lo invito ad ammettere al CTU di aver perso il controllo della situazione e di accettare di farsi seguire, di accettare di essere allontanato dalla casa coniugale e di vedere i minori in una situazione protetta. Così è stato fatto. Così si fa l’interesse supremo del minore.

Ultimamente, però, sto notando anche una particolare modalità: famiglia con grave violenza intrafamigliare e violenza assistita (da parte del minore), la madre sporge denuncia e viene allontanata, con il figlio, in una struttura protetta. Viene aperto un procedimento penale verso il genitore violento.

Cosa succede?
Il minore viene tolto alla madre che viene considerata inadeguata nelle sue capacità genitoriali pur non essendoci un dato di fatto oggettivo. È come se ci fosse un’inversione di tendenza: viene denunciata la violenza ma, poi, chi ne ha le conseguenze è il minore che viene allontanato dal genitore che ha subito le violenze. Qual è, in questi casi, l’interesse supremo del minore?

La violenza è sempre responsabilità della persona che agisce violenza. Molte sono le persone che provocano ma molte sono anche le persone che non reagiscono con violenza. La persona che ha atti di violenza (verbale, fisica, contro oggetti o animali o persone) è necessario che si prenda cura di queste sue modalità, soprattutto se ci sono minori.

Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Psicologa – Psicoterapeuta
Psicologa Giuridico-Forense
Cell. 338/3440405

www.psicoterapeutamasin.it
Cerveteri
Via Delle Mura Castellane, 60