IL REGALO AGLI STUPRATORI E L’ATTACCO ALLA LEGGE 194: “DUE FRONTI DELLA STESSA OFFENSIVA”

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Questo è il momento giusto per sferrare un attacco ai diritti delle donne faticosamente conquistati il secolo scorso. I venti sono favorevoli. Il Potere lo sa. Lo sa la destra reazionaria che ha trovato il suo nume tutelare in Trump. Lo sa perfettamente anche Robert Francis Prevost che – facendo sue le parole di una figura controversa come quella di AnjezëGonxheBojaxhiu, meglio conosciuta come Madre Teresa di Calcutta – ha detto che “il più grande distruttore della pace è l’aborto. Nessun assetto politico può professare la pace se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo“.

Per comprendere la gravità di queste parole, occorre inquadrarle nel contesto in cui sono state pronunciate: il convegno One Humanity One Planet che si è svolto il 31 gennaio, un evento che riuniva cento giovani leader politici di tutti i continenti. Il messaggio non era dunque rivolto ai fedeli, bensì alla politica. Il capo della chiesa cattolica sta forse facendo pressione per affossare, più di quanto già non lo sia, la 194, legge del 1978, “consacrata” alle urne con il referendum abrogativo del 1981, una legge che ha sottratto dall’aborto clandestino e dalla morte migliaia di donne e che da mezzo secolo tutela la salute delle donne che vogliono interrompere una gravidanza?

A fugare i nostri dubbi è lo stesso Prevost che alcune settimane fa, nel tradizionale discorso rivolto al corpo diplomatico, si è così espresso in riferimento all’aborto: “deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita”.

Una domanda sorge spontanea: il sovrano assoluto di uno stato straniero, capo di una chiesa con numero di fedeli in caduta libera, vorrebbe forse rimettere indietro le lancette della storia di un altro stato, laico, riportandolo ai tempi in cui le donne crepavano nelle mani delle mammane, salvando quelle benestanti, che possono permettersi di sostenere i costi di un intervento clinico privato?

Secondo Prevost i più grandi distruttori di pace non sono le guerre, le deportazioni, le repressioni, il terrorismo, non sonoNetanyahu, Trump, Putin, Ali Khamenei. Non sono gli stupratori di ragazzine d’alto bordo degli Epstein files. Non sono la produzione ed il commercio di  armi. Non sono le migliaia di aziende che lucrano sul genocidio di Gaza e collaborano con il colonialismo israeliano. Lo sono invece l’interruzione volontaria di gravidanza nonché l’assistenza sanitaria gratuita alle donne che non vogliono diventare madri.

Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni e non ci sorprende che il capo di una chiesa storicamente misogina, con una struttura patriarcale, che esclude le donne da qualsiasi ruolo significativo nella leadership, si esprima con tanto odio verso l’autodeterminazione delle donne. Ma nel 2026 possiamo ancora tollerare che un uomo a cui milioni di donne non riconoscono alcun potere di gestire la propria vita, si permetta di interferire con le leggi dello Stato laico a cui quelle stesse donne, hanno delegato il potere di legiferare?

“Oggi preti e cardinali fiutano il tempo favorevole. Lo fiuta anche Prevost. È il momento giusto, pensano, per tentare di richiudere il cielo sopra la testa delle donne, in piena sinergia con le destre estreme che affilano gli artigli. Ogni autoritarismo passa da qui: dal controllo dei corpi femminili.” scrive Nadia Somma CaiatiPresidente Demetra, operatrice di Terra Madre.*

Che la posta in gioco sia il controllo dei corpi delle donne, lo dimostra la bufera innescata dal Ddl stupri che modificava l’articolo 609 bis in materia di violenza sessuale. Il testo – che era stato approvato all’unanimità alla Camera lo scorso 19 novembre – incentrato sul “consenso libero e attuale”, è stato sottoposto ad una mastodontica e rabbiosa campagna denigratoria con tanto di diffusione di balle sul contenuto del testo.La prima balla, partita dai salotti televisivi, è quella secondo la quale la nuova legge avrebbe richiesto la firma di un modulo prima di un rapporto sessuale;la seconda si fondava sullo spauracchio dell’inversione dell’onere della prova dando così la possibilità ad eserciti di “streghe” di fare denunce fake.

Lo stupro è frutto di una cultura che si fonda sul fatto che a metà del genere umano (anzi, più della metà) viene negato il diritto di esprimere la proprietà di sé, di esprimere il consenso. Si tratta di un complesso di credenze che incoraggia l’aggressività sessuale maschile e supporta la violenza contro le donne. La violenza è vista come sexy e la sessualità come intrinsecamente e inevitabilmente violenta.Il femminismo, in tutte le sue metamorfosi e differenze, resta ancora un movimento radicale, anche solo perché basato sull’affermazione che le donne sono persone. Se tu ammetti che una donna è una persona, non hai nessun problema a riconoscere la questione del consenso”. (Michela Murgia, Ricordatemi come vi pare, 2024)

Il principio del “consenso” ha a che fare con l’autodeterminazione della donna, con il diritto di esprimere la proprietà si sé e del proprio corpo, con il fatto di riconoscere alla donna lo status di persona. Un concetto, presente in quasi tutti le legislazioni occidentali, ma evidentemente insopportabile nell’italietta bigotta e maschilista, e così il ddl stupri è stato bloccato al senato dalla Lega, riformulato e stravolto dalla senatrice Bongiorno: depennata la parola “consenso”, sostituita con la “volontà” e il “dissenso”, ne è uscito un testo ambiguo suscettibile di interpretazioni; un arretramento per la tutela delle vittime a vantaggio degli stupratori rispetto alla giurisprudenza che da tempo ha recepito il principio del consenso.

Il nesso tra consenso in materia di violenza sessuale e autodeterminazione nella scelta di diventare madri è evidente– afferma Nadia Somma CaiatiIl consenso, come cardine di una legge che sanziona la violenza sessuale, e la legge sull’accesso all’aborto medicalmente assistito sottraggono al potere maschile la disponibilità dei corpi delle donne. Per questo cultura dello stupro e attacco alle leggi che garantiscono l’assistenza medica in caso di aborto camminano insieme: sono due fronti della stessa offensiva contro i corpi delle donne”.*

La legge che tutelava le vittime di violenza sessuale, è stata sepolta a furor di menzogne, la legge 194 è boicottata, non applicata, svuotata in tutte le regioni governate dal centro destra dove il tasso degli obiettori di coscienza è altissimo arrivando anche al 100% , ma siccome al peggio non c’è mai fine, non mi sorprenderei se la destra tentasse di smantellare la 194 definitivamente in omaggio ai desiderata di Prevost, il papa gradito a Trump.

*Nadia Somma Caiati, Le parole di Prevost non mi sorprendono: sono l’eco di una guerra contro le donne mai interrotta. Il Fatto Quotidiano.it

di Miriam Alborghetti