(13/05/2026)
L’Hantavirus è una zoonosi (dal greco animale, malattia), una patologia che colpisce soprattutto gli animali. Una forma morbosa trasmissibile in natura dagli animali invertebrati all’uomo e viceversa.
Solo un paio di esempi: il carbonchio, malattia infettiva (comune all’uomo e agli animali) provocata dall’incubazione nell’organismo del Bacillus anthracis che inizia con una pustola o con un edema maligno e la psittacosi, malattia trasmessa all’uomo da pappagalli, infetti dalla Clamidia psittaci.
Le numerose zoonosi dovute a batteri, micobatteri, clamidia, richettse sono tutte curabili, dopo una giusta diagnosi, con una terapia specifica, antibatterica o antimicotica. Vi sono anche i virus e qui il problema si complica. Gli antivirali ci sono utili solo in alcune patologie (es. Herpes simplex 1 e 2, Herpes zoster).Contro altre sono inefficaci.
Basti pensare solo al comune raffreddore (provocato dal Rhinovirus). Con il Covid siamo dovuti ricorrere ad un vaccino specifico (a base di RNA) per prevenirlo, non curarlo. Con l’Hantavirus non abbiamo nemmeno quello ma è tuttaltra malattia. Non nasce “ex novo”. L’Hantavirus è endemico in alcune zone circoscritte.
E’ il topo che trasmette quest’ultimo virus all’uomo. Come avviene la trasmissione? Quella classica con le secrezioni del roditore (feci, urine, saliva) senza un contatto diretto. In un ambiente chiuso (es cantine, soffitte da tempo disabitate), dove hanno vissuto dei topi, il virus presente negli escrementi si diffonde nell’aria, aerosolizza, rappresentando una seria minaccia per chi lo respira. Anche se il contatto con superfici contaminate può rappresentare un veicolo di infezione.
Gli Hantavirus sono di varie specie, diverse tra loro. La sottospecie presente in Europa, conosciuta da diverso tempo, non si trasmette tra essere umani. Quella andina che ha colpito i passeggeri della nave Hondius proveniente dall’estremo sud dell’Argentina (ma presente anche in zone remote dell’Asia) è l’unica in cui è stata dimostrata la trasmissione interumana, come il virus influenzale o quello del Covid. Quali sono le differenze dal punto di vista patogenetico?
La contagiosità dell’Hantavirus è di gran lunga molto più bassa. Nella nave da crociera MV Hondius su un totale di circa 180 passeggeri vi sono stati solo undici casi positivi conclamati (di cui tre deceduti). Quello che preoccupa è il periodo di incubazione che è molto lungo, anche di sei settimane (in media 20-30 giorni).
Per la trasmissione interumana occorrono rapporti stretti, prolungati nel tempo (anche molte settimane) in luoghi chiusi (aerei, navi etc). Come per altre malattie trasmesse per via aerea (borne – air) sono le “goccioline di Flugge” che si disperdono nell’aria (tosse, stranuti) quelle che maggiormente contagiano contatti quotidiani, perché si trasmetta. Colpi di tosse all’aria aperta anche ravvicinati e ripetuti non credo possono essere considerate alla stregua di frecce velenose scagliate da una cerbottana. Poi anche le difese immunitarie (sia genetiche che acquisite) dell’individuo penso che abbiano la loro importanza. Cosi come il “quantum infettante” (carica virale oggi detta “cluster”).
Il basso rischio è dovuto non solo all’esiguo numero di contagi avvenuto sulla nave ma anche nei soggetti sbarcati senza quarantena. Resta la possibilità della trasmissione attraverso la saliva (soprattutto tramite i baci). Contagiosità molto bassa nel contesto di ambienti chiusi a nostro favore. Mortalità molto più alta del Covid e difficoltà nell’individuare i soggetti contagiati ai fini diagnostici per il lungo periodo di incubazione a nostro sfavore.
Quello che è basilare consiste nel mettere in quarantena (42 giorni) tutti quei soggetti che sono venuti a contatto, pur asintomatici, con quelli con sintomi conclamati, poi confermati da esami sierologici (l’Ospedale Spallanzani di Roma è un’eccellenza in campo mondiale). Su quella nave da crociera con troppa facilità sono lasciati andare via persone, pur senza sintomi, senza metterle in quarantena. E si sono disperse in varie parti del pianeta (per fortuna senza conseguenze).
Oggi di Antavirus andini non si parla più perché non vi è stato dato, la bassa diffusività, un ampliamento nei rapporti interumani. Tuttaltro, per fortuna. Niente mascherina FfP2 come ai tempi del Covid. Non è una malattia infettiva pandemica ma endemica – epidemica, confinata, in zone remote del nostro pianeta.
La Denque malattia, anche lei, endemica – epidemica (Vietnam, Filippine, Africa equatoriale) è provocata da un arborvirus. Trasmesso tramite puntura di zanzare, zecche, ossia artropodi come nelle rickettiosi (esclusa la febbre Q). La febbre gialla è dovuta ad un Flavivirus trasmesso da una zanzara, in zone tropicali (America del Sud ed Africa). Non credo si arrivi a tanto. Gli Hantavirus europei pur capendo prevalentemente i reni (sindrome renale) non presentano la gravità della sottospecie andina (grave sindrome respiratoria).
I primi sintomi di quest’ultimo sono quelli di una forte forma influenzale: febbre molta alta, marcata astenia, brividi, dolori muscolari oppure sindromi gastrointestinali (vomito, diarrea).
Aldo Ercoli

Aldo Ercoli


































































