Il pungitopo

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Il pungitopo (Rusculus aculeatus) dal latino antico “Ruscum” probabilmente modificato da “Rusticus” = rustico/della campagna e “aculeatus” = dotato di spine, è una pianta perenne con fusti legnosi di modeste dimensioni. L’area geografica di distribuzione comprende tutto il bacino mediterraneo, partendo dal Nordafrica fino ad estendersi in tutta l’Europa meridionale e centrale escludendo curiosamente Germania ed Austria per arrivare fino a parte della Russia e del Caucaso.

Amante dei luoghi caldi e secchi cresce nei pendii rocciosi, nei boschi caducifoglie ed in generale nella macchie mediterranee con preferenza di terreni calcarei ed ombrosi. In Italia è presente in tutte le regioni con particolare predilezione per zone di bassa montagna e collina. Nota per le bacche dal vivace colore rosso, queste in realtà sono frutti veri e propri (i quali contengono ciascuno 1 o 2 semi al massimo) e sono esclusività delle piante femminili.

Essendo una pianta dioica, cioè con fiori maschili e femminili su piante separate, i due sessi devono crescere nelle immediate vicinanze per effettuare l’impollinazione. Troveremo quindi poco distanti un pungitopo fruttifero (femmina) ed uno sterile (maschio). In questa pianta vige costante il proverbio “l’apparenza inganna”. Oltre le bacche/frutti anche le foglie nascondono un loro segreto.

Difatti quelle che sembrano foglie sono in realtà cladodi ovvero rami appiattiti, ovali, coriacei e con una punta acuminata che svolgono la funzione fotosintetica. Le vere foglie sono minuscole, squamose, e si trovano alla base dei cladodi. Non a caso ho scelto di scrivere l’articolo sul pungitopo in questo periodo. Il legame che lo lega agli auguri è radicato nel tempo. Già i popoli latini usavano scambiarsi rami durante le celebrazioni più importanti mentre per i cristiani era simbolo di fertilità e abbondanza.

Da qui il vasto utilizzo nella ricorrenza delle feste natalizie come segno di buon augurio. Ancora oggi si usa decorare il centrotavola con delle ghirlande. La più tradizionale e affascinante è fatta di pungitopo, rametti di abete, pigne, bacche rosse e muschio. Svariati gli usi in cucina, soprattutto in primavera quando spuntano i nuovi getti, chiamati turioni, simili agli asparagi ma dal sapore leggermente più amarognolo ed aromatico con cui si possono preparare frittate, ma anche insalate fresche o lessarli con olio, sale e limone.

Le radici/rizomi possono essere essiccate per preparare tisane e sciroppi per le loro proprietà diuretiche e depurative. La “pozione delle cinque radici” che veniva utilizzata nel medioevo come potente diuretico comprendeva anche prezzemolo, finocchio, sedano ed asparago. Non tutte le parti però sono edibili, anzi, le bacche e le foglie sono tossiche a causa del contenuto di saponine che possono causare diversi disturbi gastrointestinali fino ad arrivare nei casi più gravi ad un’insufficienza renale soprattutto negli animali domestici.

Una curiosità ed una leggenda legano la pianta al suo nome comune. In passato, soprattutto in campagna, si usava mettere dei rametti di pungitopo a fianco le dispense alimentari in modo che i topolini si pungevano rinunciando quindi a mordicchiare il cibo. Da qui il termine genuino “pungi-topo”.

Una favola narra di una pianta spinosa e solitaria che, vedendo un topolino in difficoltà (in alcune versioni, un lupo che lo minacciava), decise di aiutarlo, facendogli da riparo e punzecchiando il nemico, e per questo venne premiata dalla Regina delle piante con bacche rosse diventando simbolo di fortuna.