Tidei e Angeloni: “Il Milleproroghe “sequestra” Torre Valdaliga e il futuro di Civitavecchia. Che il Governo paghi l’affitto”.
Il 2026 doveva essere l’anno che avrebbe segnato la fine dell’era del carbone e l’inizio di una nuova primavera industriale. Si è trasformato, invece, nel giorno del “sequestro” del territorio. Con l’approvazione alla Camera dell’Atto 2753 (Conversione in legge del D.L. 200/2025 – Milleproroghe), la centrale di Torre Valdaliga Nord (TVN) entra ufficialmente in “Riserva Fredda” fino al 31 dicembre 2038. Non è più una sfida industriale, ma un paradosso strategico e fiscale che sta soffocando i cittadini.
L’allarme lanciato dall’onorevole Pietro Tidei è netto e senza sconti: «Credo che ci ritroveremo un altro ecomostro che occuperà una vasta zona che non sarà produttiva, come è già successo per le vicende di Fiumaretta e Italcementi. Questa situazione è da ricondurre alla mancanza di programmazione di una classe politica che non è stata in grado di progettare un dopo carbone».
Per Tidei, il congelamento di 100 ettari di banchine con 18 metri di fondale è un furto di futuro: «In altri paesi queste centrali diventano terminal container o infrastrutture portuali; noi invece condanniamo la città a un’agonia annunciata per altri 12 anni».
Il decreto prevede che i costi per mantenere l’impianto “pronto all’uso” coperti dagli oneri di sistema in bolletta o dal bilancio statale.
A dare sostanza economica a questo grido di dolore è l’analisi di Fabio Angeloni, che sposta il mirino sui bilanci e sui flussi finanziari tra Stato ed Enel: «O in bolletta o a carico dello Stato il sito continua a produrre valore. Questa è la prova regina; non produce elettroni, ma produce un servizio di “Sicurezza Strategica”. Ma il Business della “Disponibilità” e della “Sicurezza” se vale per Enel vale per la Città. Se l’Italia ha bisogno di Civitavecchia – prosegue – per non restare al buio, l’Italia deve pagare il disturbo».
La proposta politica che ne deriva è una rivoluzione diplomatica: cambiare interlocutore. Non più trattare solo con Enel , ma presentare il conto direttamente al Governo. «L’interlocutore non è più solo Enel – prosegue Angeloni – ma in primis il Governo. Palazzo del Pincio non può più sedersi al Tavolo Interministeriale col cappello in mano visto che la Riserva, impedendo la riconversione provoca un danno diretto alle casse comunali se non altro in termini di mancati oneri di concessione. Quei terreni non sono un regalo: sono un asset. La convenzione deve trasformarsi in un Canone di Occupazione e Disponibilità Strategica».
«Se Roma vuole la chiave della centrale per garantire la luce al Paese, smetta di promettere visioni e inizi a pagare i danni e l’affitto – conclude Tidei – perché quei soldi servirebbero ad abbattere l’IRPEF allo 0,8%, l’aliquota massima che oggi tutti i contribuenti civitavecchiesi, comprese le fasce deboli, pagano per coprire i buchi lasciati dai colossi energetici. Chi paga il conto finale della Sicurezza Nazionale? Sempre gli stessi? – si domanda l’onorevole – Se la risposta è ancora “i civitavecchiesi”, allora la politica locale tutta va verso un altro fallimento».




































































