IL LATTE, L’OLIO E ORA IL GRANO: LE NOSTRE MATERIE PRIME SONO A RISCHIO

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ANCHE A CERVETERI E LADISPOLI CROLLANO I PREZZI. I PRODUTTORI STENTANO AD ANDARE AVANTI

Il latte, pagato sempre meno agli allevatori. L’olio, che non si produce più come negli anni passati. E ora il grano, sceso in picchiata sempre come conferimento agli agricoltori. Uno scenario imprevisto e complicato che sta penalizzando fortemente il Lazio, e specialmente il litorale nord. Cerveteri, Ladispoli e Fiumicino, naturalmente, non sono esenti da questo cambiamento per certi versi storico, e non è una bella notizia. La sorpresa di questi giorni è appunto quella del grano. Decine e decine di aziende e tanti altri singoli produttori stanno accusando il contraccolpo per un mercato completamente alterato.

Regna scetticismo perché allo stato attuale ci si interroga se continuare la semina dei terreni. Chi produce cereali è stato travolto da una crisi senza precedenti: il prezzo al chilo è andato a picco arrivando a 25 centesimi al chilo. E Riccardo Milozzi, imprenditore agricolo di Cerveteri, si fa carico un po’ del grido disperato dei colleghi. «Il grano è pagato sempre meno: è sceso persino a 25 euro al quintale – ammette – e così non si va avanti. Tanti stanno decidendo di non iniziare la semina: sono piuttosto amareggiati.

Bisogna trovare delle soluzioni, ci devono essere degli interventi a sostegno di quei temerari che si mettono in gioco, spendendo, senza alcun ritorno, manodopera e soldi per la produzione». C’è chi pensa davvero di gettare la spugna già quest’anno. La scusa dei cambiamenti climatici da sola non può reggere, sono aumentati i fertilizzanti, i concimi sono alle stelle, più del doppio. «C’è il rincaro del gasolio. Anni fa per un quintale di grano veniva riconosciuto fino a quasi 50 euro. Poi il calo a 35, proseguendo a 30, l’ultima tariffa a 24,50 euro. Una incongruenza. Non conviene più».

Anche 30 euro in fondo è una cifra ritenuta bassa per ripagarsi della fatica e delle spese. «Incertezza» è la parola d’ordine rilanciata dalla presidente della Cooperativa Ceri, frazione di Cerveteri. «Di anno in anno qui si peggiora – sostiene Raffaella Chiocci – ora non ce la facciamo più. I costi sono altissimi, non riusciamo a pareggiare le spese, quindi in molti ci rinunceranno. Si sta pensando di trasferire altre colture sui terreni e anche qui la sfida non è facile.

Ad oggi fattori aggravanti favoriscono un aumento delle importazioni di grano straniero e difficoltà nella gestione dei fertilizzanti, che rendono la cerealicoltura economicamente insostenibile per molti, portandoli a riconsiderare la semina. Va tutto molto a rilento». Dal grano all’olio. Nel 2025 le perdite oscillano tra il 60 e il 70%. La mosca dell’olivo è la vera bestia nera dei coltivatori. A stento nelle campagne si è riusciti almeno a salvare la produzione casalinga.

E il latte? «Personalmente sto prendendo 0,62 più Iva al litro – risponde Carmine Ciaralli, allevatore cerveterano – mentre alcuni hanno fatto anche 0,70 però hanno avuto difficoltà con i caseifici campani e con la Francia che ha portato i pagamenti a 7 mesi. Ora è sorto un altro grande problema: con l’accordo di Trump, con la Cina, sulla soia il mangime è aumentato questa settimana di 4 euro al quintale»