Lo racconta Michela Andreozzi nel suo ultimo film, “Unicorni”, arrivato in questi giorni in sala. La regista, anche co-sceneggiatrice e interprete, affronta il tema della varianza di genere nei figli. Il film ha aperto in anteprima il Giffoni.
di Barbara Civinini
Al centro della storia c’è una famiglia d’oggi, raccontata con semplicità. Lucio conduttore di una nota trasmissione radiofonica, brillante e dalle idee progressiste, è sposato con la bella Elena, insicura ed emotivamente dipendente da lui. I due hanno una famiglia allargata, che include la prima moglie e una figlia di Lucio, e un unico figlio: Blu, 9 anni, che adora vestirsi da femmina, ed è libero di farlo, col permesso di mamma e papà, solo quando è a casa.

La dramey prende corpo, quando Blu, interpretato dal giovane Daniele Scardini, decide di vestirsi da sirenetta nella recita scolastica. Sarà così che la madre Elena, a cui presta il volto Valentina Lodovini, sempre attenta e presente, ma costantemente alla ricerca di sé, e il padre interpretato da un inedito Edoardo Pesce, dovranno fare i conti con una realtà familiare inaspettata. Nel caos ideologico del nostro tempo, spiega Andreozzi, regista e co-scenegguatrice, con Alessia Crocini, presidente delle Famiglie Arcobaleno, questo film nasce da una domanda: e se capitasse a me? E’ così che la regista, dopo essersi occupata in modo ironico delle relazioni nel mondo contemporaneo con “Nove lune e mezza” e “Genitori vs influencer”, si misura con il tema della famiglia e della varianza di genere. E se ad affrontare il problema è una persona considerata democratica e inclusiva cosa succede?
Quando Blu mostra la sua insofferenza per le etichette di genere, le certezze dei genitori cadono e tutta la libertà con cui il bambino è stato cresciuto e educato diventa una minaccia. Mentre Elena è più disponibile, Lucio si scopre sin troppo vicino a quel mondo reazionario che ha sempre combattuto. I due genitori cercano sostegno nel gruppo di auto-aiuto gestito da una psicologa, interpretata dalla stessa regista, quello dei Genitori Unicorni.
Avevo bisogno, dice Ramazzotti, di raccontare com’è difficile essere coerenti con i propri valori e quanto sia necessario comprendere anche altri punti di vista e mettersi in discussione ogni volta, per ritrovarsi. “Unicorni” però non è un film sul “gender”. Racconta piuttosto la ricerca della vera identità per tutti i membri della famiglia. Nato con il supporto di GenderLens, associazione che si occupa di varianza di genere nell’infanzia, è una coproduzione Paco Cinematografica, Vision Distribution e Neo Art Producciones, con il sostegno della Regione Lazio e il contributo del Ministero della Cultura.



































































