Il debosciato e la dottoressa

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Il debosciato è quell’infame che mentre c’è chi si ammala di Covid (le altre malattie oramai non contano più), osa sognare un’apericena o un ballo in discoteca.
O peggio ancora colui che ha l’ardire di protestare se gli chiudono l’attività o perde il lavoro: è colpa sua se le TI sono al collasso, mica dei tagli scellerati alla sanità pubblica fatti a colpi di mannaia negli ultimi 20 anni per favorire il privato.
Il debosciato, prototipo del cittadino irresponsabile, è quel ragazzo che pretende di andare a scuola: “che andasse a farsi un giro in in un reparto covid come volontario” sono le parole feroci di un docente universitario all’indirizzo di quegli studenti che, in segno di protesta, stanno facendo la dad davanti ai cancelli chiusi dei loro istituti scolastici.
Il debosciato ha nostalgia del teatro, del cinema e della palestra: è lui l’untore!
Il debosciato cammina o corre nei boschi senza mascherina: è per colpa sua se muoiono gli anziani in Rsa mica della mala gestione di quelle strutture e della medicina del territorio.
Il debosciato è quello che in cuor suo spera di trascorrere il Natale in famiglia: ma come si fa a pensare ai banchetti natalizi con 600 decessi al dì?!
Questo è il pensiero del ministro degli Affari regionali Boccia: “A Natale molti italiani non ci saranno più. Parlare di cenone è fuori luogo”. In Italia ogni anno muoiono 650.000 persone in media, quindi, negli anni passati eravamo tutti dei grandi debosciati: festeggiavamo il Natale nonostante 1700/2000 vittime al giorno e nessuno s’indignava!
«Mi sento di chiedere scusa a nome di tutti i miei colleghi che disseminano il terrore in questo momento così delicato. Noi che da sempre siamo chiamati a dare parole di conforto e speranza a pazienti terminali, ora terrorizziamo perfino i “non pazienti”, siamo al paradosso! – scrive la dottoressa Emilia Polimeno, dirigente medico dell’Ospedale Cardarelli di Napoli. – È vero, nel pronto soccorso c’è il delirio, ho i volti terrorizzati dei pazienti che ho visitato in questi ultimi giorni stampati dinanzi agli occhi e non riesco a trovare pace. Da una parte, una miriade di persone positive asintomatiche che si sono fiondate in ospedale terrorizzate perché impossibilitate ad isolarsi preservando i propri cari […] e/o per paura di essere abbandonate dalla medicina territoriale ormai fallimentare e su cui non conviene intervenire. Dall’altra tutti gli altri pazienti negativi da ospedalizzare realmente, per patologie acute o oncologiche avanzate, completamente terrorizzati: il loro unico pensiero è non avere il covid. Ho amaramente sorriso ieri dicendo ad un vecchietto in barella, che piangeva a telefono con la figlia, “non si preoccupi, non ha il covid ma solo un polmone completamente collassato..ma non è per il covid, glielo giuro”. Vedo pubblicare, come ha fatto anche il nostro esimio governatore […] immagini radiologiche di polmoni devastati dal covid: si, è vero la polmonite da covid è devastante ma perche non si diffondono le immagini tac di ragazzini, adolescenti devastati da leucemie/linfomi aggressivissimi, immagini che ci gelano il sangue nelle vene quando quotidianamente le scorriamo? […] Eppure la mortalità è di gran lunga superiore allo 0,4%. Eppure non è necessario andare alla ricerca affannata dell’untore, perché le responsabilità sono sotto gli occhi di tutti (mi riferisco ovviamente alla terra dei fuochi, allo smaltimento illecito dei rifiuti ecc ).[…] E soprattutto – conclude la dottoressa – siate sereni, prudenti ma sereni: sorridete per strada quando incontrate lo sguardo di qualcuno, non guardatelo in cagnesco, che non vi sta infettando. E ricordate che non abbiamo una vita di riserva e che la qualità della vita vale molto più della durata della vita stessa».

Editor
Miriam Alborghetti