IL CRIMINE SILENZIOSO CONTRO I PAESI

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Franco Arminio

“Fare di Cerveteri un unicum con mediocri periferie confinanti, equivarebbe a un De profundis”.

di Angelo Alfani.

Alcuni anni fa ebbi l’occasione di fare una passeggiata mattutina lungo il tratto esterno
della via degli Inferi con il poeta Franco Arminio. Lo splendore che faceva da ali al cammino, la solitudine che rendeva l’aria priva del soffocamento tipico dei luoghi che ti stanno stretti per la congestionante presenza di folla, lo affascinava. I morti erano presenti e vivi più dei “vivi”. Ricordo la sua preoccupazione per il futuro della selvaggia natura che ci avvolgeva e la massa di quadroni tufacei scomposti come pezzi di lego appena smontati: “Speriamo, caro Angelo, che nulla venga mano/messo. Dell’Italia amo questa residua densità del suo passato che ti viene incontro all’improvviso con una quercia secolare, con una pietra sovrapposta all’altra, con un muro.Dovrebbe essere compito dei cittadini preservare luoghi in cui la diversità è presente ed averne cura”, cito a memoria.
Mi è ritornato alla mente dopo aver letto il suo articolo uscito giorni fa sul Corriere della sera, dal titolo:” Il ruolo delle comunità. L’Italia salvata dai Paesi”.

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La foto, coi bidoni di monnezza di
fronte al bastione circolare, risale agli anni del rapido“scivolamento”
di Cerveteri.

Lo riassumo perché di grande interesse, soprattutto in un periodo tragico per le sorti dei cittadini che li abitano e per l’esistenza stessa dei luoghi-paesi che sempre più assomigliano a gusci di lumache succhiate dal torrido sole o da improvviso fuoco. Un patrimonio edilizio che sta andando a farsi fottere, una storia architettonica che si sbriciola velocemente seguendo l’andamento precipitoso dell’abbandono, a causa di scelte politiche disastrose. Una ricchezza che dovrebbe essere salvaguardata e che darebbe lavoro a decine di migliaia di “redditi di cittadinanza”, e asilo ad altrettante migliaia di senza dimora.

Due dati ,appena pubblicati, che riguardano sopratutto il sud, mi hanno ulteriormente convinto della situazione di difficile inversione : l’ulteriore diminuzione del prodotto lordo di un punto, ed i due milioni di giovani che, nell’ultimo decennio, hanno abbandonato i luoghi di nascita per cercar fortuna altrove. Speranze ignorate ed offese, soprattutto per chi è nato in quella lisca di pesce rappresentata dai cocuzzoli e dalle falde degli Appennini. Arminio, assieme a tanti altri intellettuali meridionali, da tempo lancia appelli accorati che restano inascoltati da chi governa questa nave oramai alla deriva.

Dopo aver ribadito che gli italiani sono paesani, ma hanno dato le spalle ai paesi che ancora oggi sparsi per l’intera penisola, isole comprese, mettono insieme milioni di abitanti, Arminio prosegue: “La diagnosi brutale è questa: è in corso un crimine silenzioso contro i paesi. Non c’è un colpevole, ma un concorso di colpe. Sono senza innocenza, per cominciare ,proprio gli abitanti dei paesi…A volte capitanati direttamente dai sindaci. Ovviamente una comunità di accidiosi è abbastanza probabile che elevi al ruolo di primo cittadino un accidioso…. Chi non crede ai paesi viene chiamato a lavorare per salvarli. Il risultato è una penosa sequenza di pratiche che vagano da un tavolo all’altro. La burocrazia trionfa… Nei documenti compare decine di volte la parola valorizzazione, ma l’unica cosa che viene valorizzata è la delusione, lo sfinimento per un mondo che potrebbe cambiare e non cambia mai…Si lavora a marcia indietro. Ecco venire avanti gli arretratori militanti, gli eroi delle procedure, gli sceneggiatori ad oltranza: carte, ancora carte con nuovi soggetti, nuovi controlli, ma il film non comincia mai. Si stanziano risorse non a servizio dei ragazzi che vorrebbero restare o tornare nei paesi ma solo per tenere in piedi vecchie rendite di posizione.

Conclude Arminio: “Non bisogna ragionare di paesi come un argomento marginale. Forse non è l’Italia che deve salvare i paesi. Sono i paesi che devono salvare l’Italia. Forse un grande piano nazionale delle terre alte può ridare vigore alle comunità ed anche all’economia. Siamo ancora in tempo per farlo, …ma bisogna guardare l’Italia per quella che è: una nazione di montagne e di paesi”. Ora Cerveteri, fagocitata dalla Capitale col placet interessato di politici accidiosi, ha perso in gran parte la sua atmosfera di paese. Certamente volerne fare un unicum con mediocri periferie confinanti, per far cassa, saremmo giunti al De profundis.