Il coronavirus esiste da tempo

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Ma il nuovo coronavirus quanto e’ cambiato?

Dottor Professor Aldo Ercoli
Dottor Professor
Aldo Ercoli

C’é stato certamente nell’autunno in Cina la nascita di un coronavirus diverso da quello che finora conoscevamo.

Il vettore animale, come nella SARS e nella MERS, é sempre il pipistrello che contagia nel primo caso lo zibetto, nel secondo i dromedari (malattia medio-orientale).

Sono personalmente del parere che nel nuovo COVID-19 ci sia stata un’interazione tra pipistrelli e serpenti, animali selvatici la cui carne é molto apprezzata in Cina.

Il virus “corona” di nuova generazione, quello che sta provocando la pandemia attuale, é molto più aggressivo dei suoi antenati che conoscevamo.

Nel 2002 quale broncopneumologo collaborai in veste di docente, con un centro universitario sul tema della “microbiologia ambientale”. Studiai pertanto a fondo le infezioni da coronavirus con tutte le loro caratteristiche, l’epidemiologia, il quadro clinico e, anche quello a quei tempi, assai problematico la diagnosi di laboratorio. In quel periodo (primi anni del nuovo secolo), i coronavirus non sembravano affatto preoccupare per il quadro patogenetico umano.

Erano considerati alla stregua di un “banale raffreddore” o poco più.

Sono virus di medie dimensioni ricoperti da un rivestimento lipidico e contengono un singolo filamento di RNA. E’ questo filamento, recentemente isolato, che é cambiato, ha mutato struttura.

Da dove deriva il termine coronavirus?

Si chiama cosi’ perché “fa riferimento  alle spicole a forma di mazza che si irradiano dalla superficie del virus e che, in preparati al microscopio elettronico, gli conferiscono una forma a corona”. (Frederick G. Hayden, Michael J. Gaffey. Infezioni da coronavirus-Medicina interna. Vol II 1995).

Quante volte abbiamo visto l’immagine del coronavirus in TV, sui giornali o su internet?

Queste spicole simili a punte di frecce, queste appendici superficiali sono scientificamente chiamate peplomeri ,  contengono glicoproteine che, in alcuni ceppi, possono provocare agglutinazione dei globuli rossi. Il virus a corona, grazie ai peplomeri , si replica nel citoplasma delle cellule provocando la necrosi cellulare. Conoscevamo almeno 5 ceppi sierologicamente distinti che colpiscono l’uomo.  Di questi, i ceppi 229E e OC43 erano quelli che più frequentemente provocavano infezioni delle alte vie respiratorie (naso, seni paranasali, più raramente faringo-laringe), mai le basse vie respiratorie negli adulti come le polmoniti atipiche che stiamo registrando attualmente.

Un gruppo di coronavirus colpisce oltre all’uomo anche gli animali (maiali, bestiame, pollame domestico) con forme morbose più severe rispetto ad un semplice raffreddore e le più varie possibili (polmoniti, bronchiti, epatiti, gastroenteriti etc…).

L’epidemiologia relativa al periodo in cui risalgono le mie ricerche evidenziava che i coronavirus erano (e lo sono ancora) la seconda causa, in ordine di frequenza, del comune raffreddore (la prima é dovuta al Rhinovirus).

Sono perciò diffusi in tutto il pianeta anche se gradiscono i climi temperati, non troppo caldi né troppo freddi, con forme infettive che riguardano soprattutto i mesi invernali e primaverili.

Le epidemie di raffreddori nei mesi estivi sono molto rare. Nel periodo autunnale e invernale vi é una maggiore infettività tanto che i coronavirus sono responsabili del 35% dei casi di raffreddore.

Vi sono poi dei ceppi particolari che ricompaiono ogni 2-4 anni (non come l’influenza annuale che conosciamo)  con epidemie periodiche.

Non possiamo oggi sapere se questo nuovo COVID-19  appartiene a uno di questi ceppi. Speriamo di no. Ma torniamo ai vecchi coronavirus. Questi colpivano (e tuttora colpiscono) i bambini con una frequenza di anticorpi che aumentano rapidamente nelle prime due decadi di vita. Si trasmettono per via aerogena con starnuti, la tosse e il forte parlare a distanza ravvicinata.

Il quadro clinico di allora?

Il 30-50% delle infezioni respiratorie é senza sintomi ma trasmissibile.

Il raffreddore é la forma di infezione più comune ed ha un periodo di incubazione più lungo rispetto a quello più frequente del rhinovirus ma non supera i 5 giorni.

La durata media della malattia é di 6-7 giorni, pertanto é invece più breve rispetto alle forme causate dai rhinovirus.

Solo nel 20% dei casi compare una febbricola che non arriva mai a 38°C.

Ai sintomi nasali si accompagnano però molto spesso tosse e mal di gola.

La replicazione virale avviene solo nelle alte vie respiratorie (non riguarda i polmoni, nemmeno la trachea).

L’eliminazione del virus nel periodo sintomatico della malattia dura da 1 a 4 giorni.

Possono esacerbare un’asma bronchiale o portare ad una riacutizzazione della bronchite cronica ma solo nei neonati o bambini molto piccoli (non hanno difese immunitarie) possono provocare delle polmoniti.

Tutto l’opposto del COVID-19 che risparmia quasi sempre i bambini e aggredisce i soggetti anziani specie con comorbilità.

In conclusione questo che ci riguarda seriamente é un ceppo di coronavirus del tutto nuovo con cui é la prima volta che veniamo in contatto.

Sono sicuro che c’è la faremo, anche se sarà dura.