IL CORBEZZOLO (ARBUTUS UNEDO)

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Dal latino Arbutus = arbusto aspro e unedo derivazione di unum = uno e edo = mangio, è un albero sempreverde della macchia mediterranea noto per la caratteristica distintiva e molto ornamentale di far sbocciare i propri fiori bianchi contemporaneamente ai frutti rossi. Al binomio di questi colori va aggiunto il verde delle foglie determinando uno scenografico colpo d’occhio in chi lo osserva. Il nome locale Cerasa marina deriva dal fatto di fare frutti che ricordano a prima vista le ciliegie contestualmente alla localizzazione perlopiù costiera. L’areale di distribuzione infatti abbraccia l’ Europa meridionale comprendendo gran parte della nostra penisola, specie il litorale, fino ad arrivare in Nordafrica, mentre ad eccezione di un’isolata popolazione nel sud dell’ Irlanda, nel Nord Europa non v’ è traccia alcuna.

Cresce in luoghi assolati preferendo terreni ben drenati e silicei, facendo forza sulla straordinaria resistenza alla siccità grazie alle sue radici profonde e, dopo un incendio, è una delle prime specie a rigenerarsi. Un organismo vegetale esclusivo al punto di avere anche un animale “proprio”. È il caso della Ninfa del Corbezzolo (Charaxes jasius), una tra le più grandi e spettacolari farfalle che possiamo ammirare in Europa. Tutto il suo ciclo vitale ruota attorno al nostro protagonista: le femmine depongono le uova esclusivamente sulle foglie del Corbezzolo, i bruchi nati se ne ciberanno avidamente ed una volta adulti la loro dieta sarà a base di liquidi zuccherini che succhieranno dai frutti maturi. Una curiosità su questi ultimi viene dal famoso scrittore, filosofo nonché naturalista romano Plinio il Vecchio. Il nome del genere e cioè Arbutus significa letteralmente Corbezzolo.

Poca fantasia, bisogna rimediare con l’epiteto specifico “unedo”. Nel libro XXIII del monumentale Naturalis Historia, il buon Plinio, che evidentemente non apprezzava particolarmente i frutti del Corbezzolo, scrisse “Arbutus sive unedo fructum fert difficilem concoctioni et stomacho inutilem” specificando quindi che questa pianta “produce un frutto difficile per la digestione ed inutile per lo stomaco”. Quindi o a Plinio gli faceva proprio ribrezzo o più probabilmente gli piaceva cosi tanto da averne fatto indigestione, questo però non è specificato. Fatto sta che Linneo, il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, decise di incorporare nel nome della specie una raccomandazione: “unedo” è infatti l’ unione delle parole “unum edo” e cioè “ne mangio uno solo”. Cosa che nessuno fa visto il loro sapore dolciastro, anche se il consumo eccessivo produce una leggera sensazione di ubriacatezza. Per questo motivo nell’ antichità questa pianta era sacro al Dio romano Bacco.

Molti gli usi alimentari a cominciare proprio dal vino a bassa gradazione alcolica e leggermente frizzante. Completano le bevande l’ acquavite ed il liquore, mentre per i più golosi il miele di Corbezzolo risulta essere uno tra i più pregiati. Il sapore particolarmente aromatico deriva dal fatto che è l’ ultimo miele prodotto dalle api prima di andare a riposo, concentrandosi quasi esclusivamente sui frutti di questa pianta. Il Corbezzolo è la pianta nazionale dell’ Italia ed uno dei simboli patri, del tricolore ha tutto: il verde delle foglie, il bianco dei fiori ed il rosso delle bacche. La rivendicazione del bel paese è presente orgogliosamente in diverse poesie e scritti, da Pascoli al latino Ovidio passando addirittura al capolavoro dell’ Eneide, dove Virgilio, in un emozionante passo, descrive la morte del primo eroe italiano, Pallante, adagiato su rami del Corbezzolo durante il tragitto per riportarne le spoglie al padre Evandro, re degli Arcadi.