IL CONSULENTE DEL PREMIER CONTE: “5G CAUSA DEL COVID-19, INDAGHI LA SCIENZA”

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PER GUNTER PAULI, PRIMO CONSIGLIERE ECONOMICO DI PALAZZO CHIGI DI GIUSEPPE CONTE, IL 5G PUÒ ESSERE CORRELATO AL VIRUS
CHE HA FERMATO L’ITALIA. SERVE CHIAREZZA E UNA MORATORIA PER BLOCCARE SUBITO LA PERICOLOSA SPERIMENTAZIONE WIRELESS.

di Maurizio Martucci

Lo stiamo scrivendo su L’Ortica da tempo e ora il dubbio sale pure a Gunter Pauli, economista, scrittore e autore di “Blue economy”, imprenditore belga amico di Beppe  Grillo e Gianroberto Casaleggio ma soprattutto attuale consigliere economico del presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte: il 5G può essere correlato alla diffusione del Covid-19. Lo sostiene Pauli con un twitt che mina alle fondamenta e asserite certezze di negazionisti del rischio elettromagnetico e parlamentari dell’intergruppo innovazione impegnati nel lancio dell’Internet delle cose e Intelligenza artificiale, incuranti di inviti alla precauzione, appelli di malati oncologici e da elettrosmog, sentenze di tribunale e schiaccianti prove negli aggiornamenti in letteratura biomedica. In inglese, ma soprattutto in controtendenza rispetto alle politiche wireless dell’esecutivo, su Twitter Gunter Pauli ha scritto: “La scienza deve dimostrare e spiegare causa ed effetto. Tuttavia la scienza osserva innanzitutto le correlazioni: fenomeni apparentemente associati. Applichiamo la logica scientifica. Qual è stata la prima città al mondo coperta nel 5G? Wuhan! Qual è la prima regione europea del 5G? Nord Italia“.

DOVE C’È 5G, C’È COVID-19

La deduzione del primo consigliere economico di Palazzo Chigi nasce da studi e ricerche che attestano inequivocabilmente gli effetti non termici ma biologici (e dannosi) del wireless sugli organismi viventi, nasce dalle sempre più crescenti prese di posizioni di medici, ricercatori e scienziati di tutto il mondo che in questi giorni stanno sollevando il problema nell’eventuale correlazione tra virus e 5G, ma soprattutto nasce dall’innegabile mappatura in sovrapposizione tra roll-out del 5G e i focolai del Covid-19. Non può essere un caso, no! Perché puntualmente, dove c’è il primo, s’è diffuso il secondo. Allora è sacrosanto e doveroso, come ha scritto Pauli, chiedere alla scienza immediati e urgenti approfondimenti, studi epidemiologici indipendenti, cioè sganciati dalle industrie che hanno l’obiettivo di fare business e non certo quello di tutelare la salute pubblica. Ma è indispensabile anche che il Parlamento italiano (a quando la riapertura?) avvii al più presto una commissione d’inchiesta per indagare sull’eventuale correlazione 5G-Coronavirus. Così come è altrettanto giusto, in applicazione del principio di precauzione, inserire nella fase emergenziale che stiamo vivendo una moratoria nazionale sul 5G, fermando – in attesa di verità vere e non certo di comodo – ogni interesse privato se a discapito della salute pubblica: non è ammissibile vedere 60 milioni di italiani ai domiciliari quando i soliti lobbisti si dimostrano pronti a spuntare favori last minute da Conte.

CON LA SCUSA DELL’EMERGENZA, GLI ITALIANI TRASFORMATI IN CAVIE 5G

Il decreto (cosiddetto) Cura Italia, che in tema di telecomunicazioni prevede persino la possibilità di arginare i limiti di legge camuffando l’imposizione nella scusa dell’emergenza, gli oltre 100 milioni di euro indirizzati verso la scuola digitale e la Casa delle Tecnologie Emergenti, insieme alla sbandierata Solidarietà digitale fanno capire quanto Conte (con Patuanelli del MISE e la transumanista Pisano dell’innovazione) sia propenso unicamente alla pericolosissima virata di quinta generazione, facendo dell’Italia un maxi-forno a cielo aperto di microonde a radiofrequenze (persino nella bande delle millimetriche) inesplorate proprio perché prive di studi preliminari. Navighiamo al buio! Magari Pauli, oltre ai riflettori col twitt, con la crisi per l’epidemia riesce a convincere il premier. Non provare a farlo sarebbe delittuoso: gli italiani non sono cavie umane.