Il Castellaccio di Monteroni, tra storia e rinascita

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A circa 35 chilometri da Roma, lungo l’antico tracciato della Via Aurelia, sorge il Castellaccio di Monteroni, un raro esempio di casale fortificato immerso nella suggestiva area archeologica etrusco-romana dei Monteroni. La sua posizione strategica, a ridosso della strada, lo ha reso per secoli un punto di riferimento fondamentale per viaggiatori, pellegrini e corrieri, inserito in un paesaggio frequentato fin dall’antichità e non lontano da Cerveteri, uno dei principali centri della civiltà etrusca.

Costruito nel XIV secolo, probabilmente su strutture più antiche, il Castellaccio si affaccia sull’attuale via dell’Acquedotto di Statua. Nel corso del tempo appartenne a importanti istituzioni e famiglie: nel XV secolo fu proprietà della Basilica di San Pietro, per poi passare nel secolo successivo ai Marchesi di Riano. L’edificio, ampliato e modificato più volte, conserva ancora oggi un evidente carattere difensivo, con quattro torri angolari coronate da merlature, tipiche dei casali fortificati dell’Agro Romano, pensate non solo per la difesa ma anche per il controllo dei traffici e delle attività lungo la via consolare e delle vaste tenute agricole circostanti.

Per secoli svolse la funzione di stazione di sosta lungo la via Aurelia: qui era possibile fermarsi per rifocillarsi, riposare e cambiare i cavalli prima di riprendere il viaggio. Questo ruolo ne faceva un luogo di incontro e scambio, frequentato da mercanti, funzionari e pellegrini diretti verso Roma o lungo la costa tirrenica, e probabilmente anche sede di piccoli commerci e attività legate all’assistenza dei viaggiatori. Con la deviazione della strada nel XIX secolo, il Castellaccio perse progressivamente centralità, segnando l’inizio di una fase più isolata della sua storia.

Un elemento interessante riguarda proprio l’organizzazione interna di queste strutture: il piano terra era spesso destinato a magazzini, stalle e spazi di servizio, mentre i livelli superiori ospitavano gli ambienti abitativi e talvolta stanze per gli ospiti di passaggio. La presenza di cortili e spazi aperti consentiva le manovre dei carri e il ricovero degli animali, rendendo il complesso autosufficiente e funzionale anche in condizioni di isolamento.

Successivamente il casale fu destinato ad attività agricole e abitato da mezzadri; durante la Seconda guerra mondiale offrì rifugio a famiglie sfollate provenienti da Ladispoli.

Il Castellaccio è stato anche testimone di episodi curiosi e del passaggio di figure illustri. Tra queste il poeta Giuseppe Gioachino Belli, che vi fu arrestato perché privo di documenti e trasformò l’esperienza nel sonetto Er Passaporto. Presso il casale sostò anche San Paolo della Croce, mentre con ogni probabilità vi passarono lo studioso inglese George Dennis e l’architetto Luigi Canina, protagonisti delle ricerche archeologiche nell’area dei Monteroni, frequentata anche dai viaggiatori del Grand Tour, attratti dal fascino delle rovine e del paesaggio e dalla riscoperta dell’antica Etruria.

Dopo decenni di utilizzo agricolo e diversi passaggi di proprietà, il Castellaccio è oggi di proprietà comunale ed è al centro di un importante progetto di recupero finanziato con fondi del PNRR. Gli interventi puntano a restituire il complesso alla collettività, trasformandolo in uno spazio dedicato a mostre, eventi culturali, iniziative enogastronomiche e cerimonie, valorizzando anche la stalla esterna e l’area verde circostante e recuperando il rapporto con l’antico tracciato viario, con l’obiettivo di farne anche un punto di riferimento per percorsi culturali e naturalistici nel territorio.

In questa prospettiva di rinascita, le associazioni archeologiche del territorio, GAR e GATC, auspicano che il Castellaccio possa diventare la sede del Museo Civico di Ladispoli, rafforzando il legame tra il monumento, la storia locale e la comunità, e contribuendo alla valorizzazione di un’area ricca di testimonianze archeologiche ancora in parte da esplorare e studiare.

Un ulteriore aspetto di grande fascino è legato al paesaggio dell’Agro Romano che circonda il Castellaccio, caratterizzato da ampie distese agricole, corsi d’acqua e antichi tracciati ancora visibili. Questo contesto, rimasto a lungo poco urbanizzato, permette ancora oggi di percepire l’atmosfera originaria dei luoghi e di comprendere meglio il ruolo strategico del casale come punto di riferimento visivo e funzionale lungo la Via Aurelia.

STELLA CACCIARELLA
GATC