Il bias cognitivo è una distorsione cognitiva della percezione della realtà, messa in atto come strategia cognitiva inconsapevole con diversi molteplici scopi psicologici. Sono stati delineati diversi tipi di bias cognitivo la cui descrizione fa capire bene lo scopo di questo meccanismo psicologico spesso inconscio:
1) il bias di conferma: con il cosiddetto bias di conferma la nostra psiche percepisce, interpreta e ricorda solo informazioni e dati di realtà che vanno a confermare le proprie
convinzioni, ignorando altresì quei dati che invece le confuterebbero: se, per esempio, sono convinto (faccio per dire) dell’esistenza degli alieni e della loro presenza sulla terra, allora darò credito a tutte le fonti sugli avvistamenti di alieni e dischi volanti e ignorerò o minimizzerò le fonti che invece vanno a disconfermare la veridicità di tali avvistamenti.
In questo modo per la mia “economia mentale” è più comodo fare così, c’è un immediato beneficio e minore sforzo cognitivo: lo sforzo cognitivo deriverebbe dal prendere in considerazione versioni alternative, spiegazioni alternative della realtà che io mi voglio raccontare, con dispendio di tempo e disagio emotivo che mi deriverebbe dal non restare
nella mia “confort zone” di certezze. Dovrei invece restare con il dubbio, con l’incertezza, con la non definizione delle cose, in uno stato di sospensione, come accade agli agnostici, che né credono in Dio, né sono atei. Restano con un giudizio sospeso circa l’esistenza di Dio, restano con il dubbio e questo è mentalmente più dispendioso di “chiudere” e darsi
una certezza definitiva. Ricordo che l’ateo è convinto che Dio non esista, mentre l’agnostico resta con il dubbio, non sa se Dio esista oppure no.
2) il bias del presente: questo tipo di bias cognitivo ci spinge a preferire ricompense immediate, anche se minori, a ricompense maggiori ma future, trascurando i
benefici a lungo termine in favore della soddisfazione istantanea: riassumibile con il detto “meglio un uovo oggi che una gallina domani”.
3) l’effetto alone: è un bias cognitivo per cui la percezione di una singola qualità positiva (o negativa) di una persona influenza il giudizio complessivo, portando a generalizzare altre caratteristiche non correlate, come il fatto che
se trovo una persona attraente e bella fisicamente allora di conseguenza sono portato a pensare che sia anche intelligente ed onesta, per esempio.
Anche questo meccanismo semplifica i processi decisionali, generando però stereotipi e giudizi distorti.
4) l’effetto spettatore: questo bias invece ci porta a non intervenire in una situazione di
emergenza perché si presume che qualcun altro lo farà. Caratteristiche dei bias cognitivi sono il fatto che spesso agiscono in modo inconsapevole ed automatico, impedendoci un’analisi critica delle situazioni e condizionando in tal modo i nostri comportamenti. Riconoscere quali siano i nostri personali bias cognitivi preferiti è il primo passo per
poterli padroneggiare e non lasciare che agiscano al di fori della nostra consapevolezza.
In questo modo la loro caratteristica di automaticità verrà meno. Altro aspetto da tenere presente è il fatto di imparare a prendersi del tempo prima di prendere una decisione ed agire.

Psicologo – Psicoterapeuta
Riccardo Coco
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