ID DIGITALE OBBLIGATORIA, IL GOVERNO BRITANNICO FA MARCIA INDIETRO

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Dietrofront di Keir Starmersulla Britcard. Il partito Laburista voleva imporre l’ID digitale obbligatoria per esercitare il diritto al lavoro, con il pretesto della sicurezza, della lotta all’immigrazione clandestina e al lavoro sommerso. Tuttavia una valanga di proteste, manifestazioni, petizioni popolari hanno travolto la riforma.

L’opposizione all’id digitale si è incentrata oltre che sui costi esorbitanti, sul fatto che un tale dispositivo mette a rischio il diritto alla privacy, le libertà individuali e spiana la strada alla sorveglianza di massa. Nel 2006 c’aveva provato anche Tony Blair ad introdurre l’id digitale ma il progetto era fallito, anch’esso bloccato dalle proteste e da una opinione pubblica contraria. Dopo venti anni c’hanno riprovato e gli è andata male ancora una volta. Il progetto però non è stato seppellito: il nuovo sistema entrerà in vigore nel 2029 ma sarà facoltativo.  I controlli sul diritto al lavoro restano obbligatori, ma potranno essere svolti anche tramite passaporto o visto elettronico.

Lo scorso dicembre, nell’editoriale Transizione digitale: Roma non è Londra, perchè?mettevo in evidenza la grande differenza tra la passività degli italiani e la reazione degli inglesi rispetto all’implementazione della gabbia digitale:“Il segnale che arriva Oltre Manica è emblematico, simbolico: la gente comincia a capire che la tecnologia non è neutra e che i prodotti/servizi della Quarta Rivoluzione Industriale  non servono affatto ai cittadini, utenti, consumatori, ma al loro controllo algoritmico, all’instaurazione di un’inedita tecnodittatura che vorrebbe il dato come carta costituzionale 2.0 della Repubblica dei Gigabyte e l’Intelligenza artificiale come arbitro di privacy e libertà, Diversa l’Italia, diversa Roma, oltretutto con una quantificazione di infrastruttura tecnologica spaventosamente superiore a quella londinese (quasi  14.000 antenne  wireless  capitoline  contro le circa  8.000 della metropoli). Un dato che la dice lunga e deve far riflettere. Però gli italiani faticano a comprendere la reale posta in gioco. Qui, a differenza della  Gran Bretagna, il  divide et impera regna sovrano con strumentucoli ideologici da post-1945 per la divisione dell’opinione pubblica su temi che dovrebbero riguardare il secolo scorso, invece che l’attualità”.

“IL PENTAGONO POTREBBE ESSERE IN POSSESSO DI UN DISPOSITIVO  CHE CAUSA LA SINDROME DELL’AVANA”

“Il Pentagono ha acquistato un dispositivo tramite un’operazione sotto copertura che alcuni investigatori sospettano sia collegato alla sindrome dell’Avana” Lo rivela la CNN. E ancora: “Il Dipartimento della Difesa ha trascorso più di un anno a testare un dispositivo acquistato durante un’operazione sotto copertura che alcuni investigatori ritengono possa essere la causa di una serie di misteriosi disturbi che colpiscono spie, diplomatici e truppe statunitensi, colloquialmente noti come Sindrome dell’Avana, secondo quattro fonti informate sulla questione.Secondo due fonti, una divisione del Dipartimento per la Sicurezza Interna, la Homeland Security Investigations, ha acquistato il dispositivo per milioni di dollari negli ultimi giorni dell’amministrazione Biden, utilizzando fondi forniti dal Dipartimento della Difesa [..]. Il dispositivo è ancora in fase di studio e c’è un dibattito in corso (e in alcuni settori del governo c’è scetticismo) sul suo collegamento con le decine di incidenti sanitari anomali che rimangono ufficialmente inspiegati.”.

La sindrome dell’Avana era stata oggetto di una mia inchiesta:“ un rapporto del comitato di esperti delle Accademia Nazionale delle Scienze americane parla di sindrome da irradiazioni a microonde, evidenziando come “l’energia a radiofrequenza diretta e pulsata sembra essere la spiegazione più plausibile”.  Joel M. Moskowitz, o ricercatore dell’Università della California, Berkeley, sostiene si tratti d’Elettrosensibilità (EHS), cioè della malattia dell’Era Elettromagnetica, cioè degli effetti non termici ma biologici correlati all’esposizione ai campi elettromagnetici, microonde e radiofrequenze: “Se la mia ipotesi è corretta – afferma Moskowitz – la fonte di esposizione per la sindrome dell’Avana è un’arma, se solo una minoranza di individui esposti sono suscettibili di sviluppare gravi sintomi associati con l’EHS”.

ADDIO A MASSIMILIANO BIANCO

Ci ha lasciati Pietro Massimiliano Bianco, tecnologo ricercatore dell’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, tra i più quotati botanici italiani, ma soprattutto spirito libero e Uomo senza peli sulla lingua. Lo voglio ricordare con le parole che rilasciò quando lo intervistai nel 2020: “la natura è diventa un ostacolo per le industrie delle telecomunicazione, ci sono studi e prove sugli effetti e danni a piante, uccelli, alberi, api e insetti. L’elettrosmog va visto come agente inquinante al pari dei pesticidi”.

 di Maurizio Martucci