Ibis eremita: dall’antico Egitto fino a Cerveteri 

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ibis eremita
L’Ibis eremita, dal greco antico “Geron” = anziano d’aspetto e dal latino poi mutuato dal greco “Eremia” = deserto, solitudine; è un uccello molto particolare, facente parte della Famiglia quasi impronunciabile: Threskiornithidae che comprende, oltre gli Ibis anche le Spatole.
Il Genere è ancora più ristretto, infatti Geronticus comprende oltre al nostro eremita il solo Ibis calvo a fargli compagnia.
La curiosità è che confrontando le immagini delle teste dei due Ibis quello più capelluto è proprio quello calvo!
Misteri della nomenclatura.
Poco prima di Natale proprio come un isperato ed emozionante dono, uno stupendo esemplare adulto di Ibis eremita è stato sorpreso a passeggiare tranquillamente per le vie di Cerenova suscitando stupore per un animale mai visto prima.
In realtà anche due anni fa è apparso per qualche giorno nei pressi di Ladispoli.
Non si sa se sia lo stesso esemplare tuttavia è un eufemismo dire che non è passato inosservato.
D’ altronde come avrebbe potuto con quel piumaggio nero pece con riflessi metallici/iridescenti che sprigionano un mix di verde e viola, la testa nuda e rugosa da vecchio saggio, il becco lungo e robusto a ricordare vagamente un necroforo medievale e per finire zampe rosse, quasi rachitiche ma ben salde, come fosse assemblato fantasiosamente da chissà chi.
Molti sono stati i curiosi che lo hanno immortalato con i telefonini postando poi le foto sui social ma pochi effettivamente conoscono l’ importanza che ha vedere dal vivo questo animale.
Questo uccello è infatti così raro che è difficile farne una stima vera e propria, gli sporadici avvistamenti sono talvolta confusi con un uccello acquatico (anch’ esso raro) il mignattaio.
Forse (e qui l’ avverbio di dubbio è d’ obbligo) si stimano un centinaio di esemplari sparsi per la penisola in modo a volte anche casuale visto la natura migratoria dell’ animale.
Molte le note storiche vere e fantasiose che legano l’ Ibis eremita nei secoli.
Ad esempio prima della famosa colomba Noè liberò questo uccello (chiamato in quel contesto Corvo-Ibis) verso la fine del Diluvio Universale cercando risposte riguardo la terra ferma.
All’Arca però non tornò mai
Alcuni studiosi del racconto biblico accostano l’ Ibis come speranza di sopravvivenza alle avversità (aveva trovato la terra ferma) altri meno romantici al fallimento della missione annegando nelle acque. Chissà.
Tuttavia è nell’ antico Egitto che questo uccello trova la sua magnificenza; ha infatti un passato a dir poco divinatorio negli antichi egizi, comparendo sotto molte trascrizioni con il geroglifico “Akh” che significava splendore.
Era venerato come reincarnazione del Dio Thot, simbolo di saggezza e scrittura, protettore degli scribi, inventore dei geroglifici e custode delle leggi e della giustizia.
Era spesso anche associato alla dea Ma’at, simbolo della verità e ordine in quanto veniva visto spesso mangiare serpenti che per gli antichi egizi erano simbolo del caos.
Il fatto poi che bevesse solo da fonti di acqua pulita divinizzo’ ancor più l’ animale facendo pensare ad una sorta di purezza dello spirito che gli uomini sognavano di avere.
Tutto questo prosperare nel passato è però attualmente solo un ricordo.
L’ Ibis eremita è malinconicamente estinto anche in Egitto. Il suo ricordo è sotto forma di statuine e vasellami con disegni di Thot ritrovate in quasi tutti i corredi funebri (ushabti), qualche geroglifico semicancellato dal tempo e ahimè in asettiche riproduzioni artigianali in pietra nei bazar senz’ anima, se non quella commerciale, dell’Egitto attuale.
I pochi Ibis rimasti sono poi strettamente sorvegliati.
Un monitoraggio tramite radiocollari GPS traccia gli spostamenti degli uccelli (spesso migratori), permettendo ai ricercatori di capire dove si nutrono e nidificano.
I progetti di reintroduzione sono diversi e richiedono il monitoraggio per assicurare che la popolazione diventi autosufficiente e per insegnare ai giovani ibis le rotte di migrazione.
L’ Ibis che era a Cerenova è stato portato a torre Flavia, in piena palude, ignorando di fatto che questo uccello vive perlopiù su costoni rocciosi, anche aridi spingendosi fino ai margini del Sahara. È pur sempre un tentativo, seppur maldestro a mio modo di vedere, di salvarlo.
Purtroppo ci sono ancora persone crudeli a cui non interessa nulla se non il gusto di cacciare una specie a rischio di estinzione e portarsi a casa un trofeo.
I casi di bracconaggio, specialmente in Italia, sono all’ ordine del giorno.
L’ ultimo è recente soltanto 3 mesi ed ha messo fine alla vita di Zoppo e Zaz, due Ibis eremita appena entrati in Italia facente parte del progetto Life20 uccisi a fucilate in provincia di Sondrio.
Non so spiegare il perché di questo comportamento ed in genere di molti dei comportamenti umani ma spesso mi ritrovo in una frase del 1905 di Mark Twain: “Tra tutti gli animali l’uomo è il più crudele. È l’unico a infliggere dolore per il piacere di farlo.”
Ma i sogni aiutano a vivere e anche se è utopico pensarlo credo ancora nel cuore di tante persone.
E’ l’immagine che ho di loro, oltre alla natura, alla purezza degli animali, a darmi forza nella vita di tutti i giorni.
E con questa forza io credo.
Anche che l’ Ibis possa tornare ad essere comune, come merita.
di Roberto Marini