I Vasi Parlanti: Il Guerriero di Ceri

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La rubrica di Ennio Tirabassi

Plinio il Vecchio nel suo trattato della pittura cita “Invenzione della pittura ed evoluzione di quell’arte”. Esalta quest’arte della pittura come estetica, da lui intesa come efficacia del vero, e tecnica, meravigliandosi della straordinaria conservazione pur in situazioni avverse: tetti crollati, rovine a cielo aperto. Da Antiquiores Urbe

guerriero di Ceri
Ipotesi lastra completa – disegno di Ennio Tirabassi

Si tratta di una lastra fittile ritrovata in località Procojo-Ceri, ricostruita in più frammenti.

Vi voglio raccontare di quella volta in cui venne da me Vincenzo Bellelli, allora al CNR in qualità di archeologo classico esperto in etruscologia, chiedendomi cosa pensassi della lastra etrusca “Il Guerriero di Ceri”, da considerare uno dei più begli esempi che prelude al greco. Se vuoi sapere se è vera, è vera! Risposi sicuro, lasciandolo stupito di fronte a me, dopo che per tutti i maggiori studiosi si trattava di un falso. Dovete sapere che tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta effettivamente circolava un certo numero di falsi. Tornassero a scuola, lo pensai comunque! La sicurezza dell’autenticità veniva dall’osservazione delle incrostazioni che sono millenarie, sono silicatiche, non si ricreano. Se i falsari riescono a fare queste passerebbero tutti i falsi. Da lì la scelta del CNR di farla studiare. Feci anche un disegno che fu posto nel museo accanto alla lastra etrusca alla quale l’università di Catania ha dedicato un intero libro comprendendone l’importanza, oltre che la straordinaria bellezza. É la più bella lastra fittile etrusca mai ritrovata e raffigura un giovane guerriero con alto elmo, paracuore, tunica corta e lancia. Usa la lancia in atto di infilzare, mi sono divertito ad ipotizzare la scena completa tanto da disegnarla, ancora oggi ne conosciamo solo un frammento.

Lastra fittile “IL Guerriero di Ceri” – Museo Nazionale di Cerveteri

Il restauro. Le prime operazioni ed analisi compiute sulla lastra, sono state una serie di indagini visive (a luce radente), che hanno permesso di individuare i danni di maggior rilievo: piccole abrasioni, attacchi biodeteriogeni, incrostazioni terrose, carboniche e silicatiche, che insieme al vecchio protettivo, ormai ossidato, offuscano la lettura del pannello. Dunque il restauro conservativo è iniziato con la pulitura preliminare, i depositi superficiali, incoerenti, polverosi e quant’altro ottenebrava il manufatto, sono stati rimossi con spennellature e aspirazioni. Mentre, per rimuovere le sostanze grasse ed il vecchio consolidante (usato nel precedente restauro) sono stati testati differenti solventi. Per l’attacco fungino, invece, disinfettante fungicida ed alcool puro. La protezione finale è stata applicata a pennello.