I PARANZINI DEL RIONE SANITA’

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Li racconta il regista Claudio Giovannesi con il suo ultimo film “La paranza dei bambini”, tratto dal romanzo omonimo di Roberto Saviano, arrivato in questi giorni al cinema. Unico titolo italiano in corsa al Festival di Berlino, ha vinto l’Orso d’argento per la sceneggiatura.

di Barbara Civinini

Io per diventare bambino c’ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo. Sono questi i paranzini di Forcella, ragazzi poco più che adolescenti, che hanno scelto la malavita perché vogliono tutto e subito. Li racconta La paranza dei bambini – arrivata in questi giorni al cinema – film tratto dal romanzo omonimo di Roberto Saviano, pubblicato nel 2016 da Feltrinelli. All’epoca lo scrittore spiegava di non voler puntare il dito contro questi ragazzini, senza però prendere le loro parti, convinto che raccontare la loro storia sarebbe stato utile per metterne a nudo questo fenomeno. Al Fatto Quotidiano diceva di “scrivere per vendetta” contro tutti quelli che credono ci sia stata una mia manipolazione. Oggi quella storia è un film realistico, che ricorda vagamente Le mani sulla città di Franco Rosi, anche se da allora è passato più di mezzo secolo. La sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Saviano, con Maurizio Braucci, sceneggiatore cresciuto nel cuore di Napoli, insieme al regista, Claudio Giovannesi, che aveva già raccontato la gioventù in Alì dagli occhi azzurri e Fiore e che ha contribuito anche alle musiche del film. Dunque, milioni di copie dopo Gomorra, sbarca sul grande schermo la paranza di questi piccoli criminali in erba. Il nome, preso dal gergo camorristico, è mutuato da un termine marinaro non a caso: la paranza è la barca che pesca nei bassi fondali i piccoli pesci attratti dalla luce nella rete. Loro sono i piccoli pesci destinati a morire molto presto, con un tasso di vita che è vicino ai livelli del Medioevo. Sono poco più che ragazzi e per misurarsi con i boss fanno squadra perché isolati si è deboli. E quindi conta solo la paranza, quella che ti può far diventare qualcuno perché sai rubare, sai uccidere in un secondo. La storia, interamente inventata, anche se molto vicina al contesto, racconta le gesta di un gruppo di guaglioni, capeggiati dal giovane Nicola, pronti a sparare, spacciare, derubare, uccidere, tutto pur di avere il controllo dei quartieri di Napoli. I protagonisti: Tyson, Biscottino, Lollipop, O’Russ, Briatò, sono tutti esordienti, tra i dieci e i quindici anni, presi dalla strada, proprio per rispettare l’autenticità dei volti reali, come afferma il produttore Carlo degli Esposti. Ma Napoli è solo l’ambientazione, al centro del racconto – spiega Giovannesi – c’è l’età dei protagonisti in relazione ad una scelta criminale irreversibile, quella di un gruppo di adolescenti che si perde nell’illusione di una camorra etica, convinti di poter fare del bene attraverso il male e che invece finisce per portargli via tutto, l’amore, l’amicizia e da ultimo anche la vita. In fondo, lascia intendere Saviano, quella delle bande di giovani è una piaga che coinvolge tutti e di cui bisognerebbe prendere atto, per trovare insieme una cura, senza nasconderla per vergogna. Il film, prodotto da Palomar con Vision Distribution, unico ufficialmente in gara per l’Italia al Festival di Berlino, ha vinto l’Orso d’argento per la sceneggiatura.