I GIALLI SEGNALI DELLA CELIDONIA (CHELIDONIUM MAIUS)

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 NELLE PATOLOGIE EPATO – BILIARI

Il genere Chelidoniummajus annovera una sola specie: la Celidonia dei vecchi muri. Il nome deriva dal greco Chelidon che significa rondine. La pianta, alta da 50 cm a 1 metro, è cosi chiamata perchèfiorisce giallo – dorataalla comparsa (mese di maggio) di questi uccelli. Secondo altri il nome, derivava dall’impiego del vegetale da parte delle rondini per curare alcune patologie dei loro piccoli.

Di certo la Celidonia è un erba euroasiatica, a fusto eretto e peloso, villoso, nodoso ma fragile, che si spezza facilmente e contiene un liquido giallastro, acre e caustico, usato, sin dai tempi antichi nella medicina popolare, contro le verrucche o per le proprietà oftalmiche. Di queste ultime non rimane traccia.

Invece “l’erba dei porri” è ancora oggi il nome popolare toscano per indicare l’eradicazione delle verrucche, non di grandi dimensioni, con la stessa efficacia dell’azoto liquido usato dai dermatologi, grazie al caustico succo lattiginoso giallo – arancio. Le sue “pennute” foglie (sembrano le penne degli uccelli) sono di un pallido verde sopra e di un azzurro, glauco sotto.

Questa pianta, come una rondine che vola, affascinò gli alchimisti medievali ritenendola capace di possedere poteri soprannaturali. Credo che si sbagliassero per l’errata traduzione del latino (e non dal greco)di  ”coelodonum”(un dono del cielo).

La Celidonia è invece una comunissima pianta perenne che molto spesso si presta ad addolcire i ruderi, le macerie, nei terreni freschi e ombrosi. L’odore disgustoso, nauseabondo ed il sapore acre, amaro deve metterci in guardia. In effetti non è innocua, appartiene alla famiglia delle Papaveracee (papaveri), contiene alcaloidi tossici, saponine, pigmenti acidi.

Fresca è velenosa; da sconsigliare se consumata anche essiccata. Se si esclude l’applicazionetopica per eliminare le verrucche non trova indicazioni cliniche in fitoterapia.

Solo l’omeopatia, con la diluizione dinamizzata dall’infinitesimale del ponderale tossico, ci regala segnali specifici di patologie epato – colecistiche – pancreatiche. Il colore giallo – dorato dei fiori (quattro petali arrotondati nel bocciolo, poi disposti in croce e distesi, raggruppati in sporadiche ombrelle) può richiamarci (come il succo giallastro) a quello identico della bile. I fiori, che sono in cima alla pianta, segnalano un percorso opposto a quello della bile (un volo dall’alto verso il basso): dai sovrastanti dotti biliari epatici scende giù verso il dotto biliare comune, la colecisti, il coledoco fino allo sfintere di Oddi ove si unisce al dotto pancreatico per poi entrare nel duodeno.

L’infinitesimale omeopatico (nelle basse – medie diluizioni, dalla 5-7 ch alla 15-30 ch) è pertanto indicato nelle malattie epatobiliari, pancreatiche, gastrointestinali.

La “nota chiave”, il vero segnale guida di molte mie prescrizioni, è sempre stato quel dolore all’angolo inferiore della scapola destra, specie quando è l’irradiazione di un altro dolore che inizia dall’ipocondrio destro (segno di Murphy positivo) o dall’epigastrio.

E’ un chiaro avvertimento di litiasi biliare o discinesia epatobiliare, colecistopatia con o senza calcoli. L’ecografia epatica (addome superiore) mi ha sempre confermato il sospetto diagnostico. Più raramente l’ho riscontrato nell’epatite virale con ittero, feci pastose biancastre ed urine color marsala. Ancora più di rado nelle patologie neoplastiche epato – bilio – pancreatiche.

ortica
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Aldo Ercoli