L’anoressia nervosa

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I disturbi del comportamento alimentare: l’anoressia nervosa
1° Parte

a cura del Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

L’anoressia nervosa è in Italia in continuo aumento e l’età di insorgenza è sempre più anticipata alla preadolescenza. I sintomi dell’anoressia sono una ricerca ossessiva della magrezza, un’intensa paura di ingrassare pur essendo sottopeso, un disturbo nella percezione del proprio peso o della propria forma e, nelle donne, dopo il menarca, l’assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi. Sebbene solo il 5-10% (dato in costante aumento) degli anoressici siano uomini, la comprensione psicodinamica del disturbo è simile in entrambi i sessi.

Gli individui affetti da questo disturbo tendono ad essere di cultura occidentale, che è la cultura dell’opulenza e del valore estetico della magrezza: l’anoressia nervosa infatti è praticamente sconosciuta nelle nazioni nelle quali la magrezza non viene considerata una virtù (Powers, 1984).

Anche se sarebbe un grave errore, come vedremo, non porre come centrali nell’eziologia e nella patogenesi di questo disturbo i fattori intrapsichici e relazionali, non vi è dubbio che tali fattori interagiscono con un particolare periodo socioculturale della civiltà occidentale che produce una sindrome che ne riflette i valori dominanti.

D’altra parte è sempre così quando si parla di disturbi psicologici, nel senso che essi sono “contesto culturale dipendenti”.

Solo per fare due esempi: l’Isteria della società vittoriana, di fine dell’800 primi del ‘900 non si presenta più in quel modo; così come in Occidente non sono presenti disturbi psicologici invece diffusi in Oriente come l’Hikikomori (una particolare forma di ritiro sociale) o la Sindrome di Koro (un’irrazionale fobia che i genitali (o il seno o i capezzoli per le donne) siano più piccoli di come in realtà sono e che stiano riducendosi, rientrando nel corpo). Circa le cause psicologiche di insorgenza dell’anoressia bisogna integrare quanto ho già detto nel precedente articolo sulla bulimia – circa la centralità dell’ossessività del pensiero sul cibo e sul corpo come meccanismo di difesa, spostamento e protezione da ricordi, pensieri e sentimenti dolorosi che nulla hanno a che fare con il cibo – con altre interessanti  posizioni, come quelle della Bruch (1987) secondo la quale il disturbo sarebbe “un tentativo di cura di sé, per sviluppare attraverso la disciplina del corpo un senso di individualità”.

Tale disturbo si avrebbe spesso, infatti, in “brave bambine” ipercoinvolte nelle problematiche della coppia genitoriale, che hanno passato l’infanzia a compiacere i genitori cercando di essere “perfette” per loro.

Così il controllo ossessivo del proprio corpo darebbe a tali adolescenti un senso di onnipotente quanto illusoria indipendenza, permettendo al contempo l’espressione dell’aggressività inconscia per i genitori attraverso una presa di potere sugli stessi, ora tutti assorbiti dalla preoccupazione per l’anoressia della figlia e “succubi” dei suoi rituali ossessivi. Inoltre questi ultimi sarebbero anche “distolti” dalle malcelate conflittualità coniugali, di cui la paziente anoressica si rende conto e che teme più di tutto: così, attraverso il disturbo, “la tensione” tra i genitori viene spostata sulla figlia e non tra di loro e ciò mantiene e rinforza la permanenza del disturbo stesso come mezzo protettivo per l’equilibrio familiare ed una diretta espressione della crisi nella coppia genitoriale.

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