La guerra contro il Covid-19 si fa più dura

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Dottor Professor Aldo Ercoli
Dottor Professor
Aldo Ercoli

I medici di medicina generale sono in rivolta perché non hanno sinora ricevuto, almeno qui nel Lazio (ma anche in Toscana), dispositivi adeguati di protezione individuale.

Spero arrivino nei prossimi giorni.

Anche l’ANAAO-Assomed il sindacato dei medici ospedalieri, non se la passa bene tanto da aver un esposto in Procura.

E l’Ordine dei Medici di Roma e provincia? Sentiamo cosa chiede.

<Non si peggiori l’attuale drammatica situazione mandando in guerra medici e tutto il personale con le scarpe di cartone e senza l’elmetto. Non é tollerabile in un paese civile. Obbligare proprio i medici a contrastare il nuovo coronavirus a mani nude cercando, per di più, di arruolare giovani professionisti, in maggioranza donne, e mandarli allo sbaraglio non é più accettabile>.

In effetti non trovo sensata la chiamata dei medici volontari nelle zone più duramente colpite dal virus. Che cosa va a fare un giovane medico specie se neolaureato, con alcuni mesi di tirocinio pratico, senza peraltro aver sostenuto l’esame di stato, in una sala di rianimazione di una terapia intensiva?

Che esperienza pratica ha? Ben 45 anni fa, quando vivevo a Roma, una volta laureatomi con il massimo dei voti e lode, mia madre mi consigliò, per ampliare le mie conoscenze pratiche (peraltro già forgiate da una pratica ospedaliera diuturna nei vari reparti dell’Ospedale San Filippo Neri, abitavo a Monte Mario, ci andavo a piedi da casa), di frequentare un corso in un reparto ove vi erano i pazienti più gravi, quelli sospesi tra la vita e la morte.

Ovviamente sulle ali entusiastiche giovanili, accettai.

Frequentai cosi’ nel 1975-1976 il reparto di rianimazione dell’Ospedale San Giovanni diretto dal professor Efisio Fava.

Conseguii, al termine del corso il massimo dei voti (vedi foto).

Eppure non mi fecero, né a me né ai pochi colleghi volontari, “mettere le mani” su un paziente con modalità invasive: nessuna tracheotomia seguita dall’intubazione.

Figuriamoci se io, a distanza di 45 anni, non sarei all’altezza ora della situazione.

Il ruolo che mi fu assegnato allora era quello, opportunamente equipaggiato, di visitare i pazienti in terapia intensiva al fine di constatare le loro condizioni cliniche giornaliere.

Nient’altro. Per formare un buon medico di terapia respiratoria medio-grave occorrono due anni. A cosa servono, se non di supporto collaterale, 300 medici che non hanno la giusta pratica ed esperienza in sala rianimazione, non riesco a comprenderlo.

Al San Giovanni di Roma mi trovai di fronte a patologie estremamente gravi. Nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di pazienti reduci da spaventosi incidenti stradali.

Nemmeno io, che sono in pensione, mi sentirei all’altezza nei panni di un medico di rianimazione respiratoria capace di tracheotomizzare e intubare un paziente. Credo che da clinico cardiaco-broncopneumologo sia più utile sul territorio, speriamo con un adeguato equipaggiamento protettivo, ove potrebbe scendere il morbo.

Sono del parere che quella zona della pianura padana resterà più a lungo colpita in quanto a positività e mortalità, perché proprio li’ il virus trova il terreno più fertile. Popolazione molto anziana, ma non solo.

Come a Wuhan in Cina vi é un’elevata densità abitativa, smog ed inquinamento atmosferico.

All’Ospedale che stanno allestendo in alcuni locali della Fiera di Milano, cosi’ come quello da campo a Bergamo o a Cremona, c’é bisogno di medici esperti, di rianimatori di provata competenza che facciano da maestri, ossia di materiale umano esperto. Non bastano i posti letto né sono sufficienti i ventilatori.

Sembrerà strano ma una grossa mano ce la sta fornendo Cuba.

Sono giunti a Milano 52 medici rianimatori con alle spalle esperienze consolidate in Africa contro un’altra tremenda malattia infettiva epidemica  quale l’Ebola.

Gli USA, anche per bilanciare gli aiuti cinesi di materiali sanitari e consulenti, stanno aiutando Cremona.

Del resto, i medici militari americani da sempre impegnati in tante guerre nel mondo, non sono secondi a nessuno.

Anche la Russia ha chiamato Conte per offrire il suo aiuto.

Le Nazioni europee dopo che ancor più di noi avevano sottostimato la pandemia, hanno tutte ad oggi, i loro grattacapi interni.

L’Unione Europea oltre alla solidarietà ci ha concesso di sforare il bilancio (che comunque sarà a debito), abolendolo.

Del resto, obiettivamente, 25 miliardi (sia pure iniziali), sono ben poca cosa rispetto ai 300 miliardi di euro stanziati dalla Germania o ai 200 della Francia e della Spagna. Almeno cosi’ riportano i media.

Mi sforzo di essere ottimista ma sarà una dura guerra che non finirà presto. Approcciare il modello dei colossi economici asiatici, quali Corea del Sud e Giappone, é complicato per noi italiani che abbiamo una mentalità e storie diverse. Eppure, dobbiamo riuscirci. Essere disciplinati.

La Cina ha nel suo DNA il concetto confuciano della cieca obbedienza allo Stato. Non sono sicuro se in Oriente abbiano già vinto la guerra perché piccoli focolai si sono riaccesi in Corea del Sud.

La Cina non é troppo trasparente nei dati.

Quella contro il Covid-19 sarà una guerra lunga con un’alternarsi di battaglie vinte e perse, con riacuzie del morbo in luoghi diversi.

Sarà dura ma ce la faremo.

Al Nord molti non vedono più i loro cari, senza un degno funerale ove pregare sulle tombe.

Almeno quel biondastro di Boris Johnson, pur nel suo ondivago cambiamento di rotta, ci aveva detto la verità.

In questa dura guerra dovremo essere disciplinati, pazienti, obbedienti come gli orientali.

Dopo la peste nera del Boccaccio e quella bubbonica del Manzoni, passato tanto tempo, non ce l’aspettavamo.

Il virus “corona” ci ha colto impreparati.

Sono addolorato per tutti quei bambini a cui stiamo togliendo la gioia di vivere all’aperto, di giocare tra di loro, di abbracciare i nonni.

La mia infanzia e adolescenza é stata ben più fortunata e felice.

Un’ultima chiosa. Errori, non solo noi ne abbiamo fatti in abbondanza. Un’angosciosa incerta altalenate comunicazione ci ha disorientati.

Come nel periodo della peste si criminalizza “l’untore” che esce un pò di casa anche da solo.

Ma chi ripaga gli errori ben più gravi?

E’ possibile poi che nei dibattitti televisivi ovviamente a tema unico coronavirus, dobbiamo vedere sempre le stesse facce che ci ripetono le stesse cose?

Queste ospitate sono gratuite?

Spero di si’.