E DELLA COSIDDETTA MOVIDA. 2°PARTE
Nella prima parte del presente articolo ho scritto di come la letteratura psicologica e neuroscientifica mostri con crescente chiarezza come l’esposizione prolungata a livelli elevati di stimolazione sonora possa incidere profondamente sul benessere psicofisico degli individui.
In questo contesto, il fenomeno della “movida” urbana — caratterizzato da concentrazioni notturne di persone, musica ad alto volume, schiamazzi fino all’alba, traffico e attività ricreative — costituisce un esempio emblematico di esposizione cronica al rumore ambientale. Gli effetti psico-fisiologici della deprivazione del sonno o di un sonno agitato fatto di continui microrisvegli per via del rumore eccessivo sono: stanchezza cronica, irritabilità, difficoltà di concentrazione e ridotta tolleranza allo stress.
Il sonno rappresenta infatti una funzione biologica essenziale per il recupero cognitivo ed emotivo; la sua compromissione protratta nel tempo può favorire l’insorgenza di disturbi ansiosi e depressivi. Sul piano neurofisiologico, l’esposizione costante al rumore determina un aumento dei livelli di cortisolo e adrenalina. Tali ormoni, utili in condizioni acute di pericolo, diventano dannosi quando la loro attivazione si prolunga nel tempo.
L’organismo entra così in uno stato di iperattivazione cronica che può tradursi in aumento della pressione arteriosa, tachicardia, tensione muscolare persistente e maggiore vulnerabilità cardiovascolare. Alcuni studi epidemiologici hanno inoltre evidenziato correlazioni tra inquinamento acustico urbano e incremento del rischio di ipertensione, disturbi metabolici e malattie cardiache. Un ulteriore aspetto che vorrei sottolineare riguarda la dimensione emotiva e relazionale.
La movida non produce solamente rumore fisico, ma può generare anche una percezione di invasione dello spazio personale. Molti residenti delle zone interessate sviluppano sentimenti di impotenza, rabbia e perdita di controllo sull’ambiente domestico. La casa, normalmente associata a protezione e recupero psichico, smette di essere vissuta come luogo sicuro e rigenerativo. Questo fenomeno può contribuire a incrementare stati di irritabilità cronica, conflittualità sociale e senso di alienazione urbana. Soprattutto gli anziani risultano particolarmente vulnerabili, sia per la maggiore fragilità fisiologica sia per la frequente presenza di disturbi del sonno già esistenti.
Questi dunque gli effetti messi in evidenza dalla ricerca scientifica su questa forma cronica di “aggressione ambientale”. Già perché di una forma di aggressione in definitiva si tratta. In conclusione, l’inquinamento acustico e la movida non rappresentano soltanto questioni di ordine pubblico o di comfort urbano, ma veri e propri fattori di rischio per la salute mentale e fisica.
La ricerca scientifica evidenzia come il rumore persistente possa alterare il sonno, aumentare lo stress biologico, compromettere il funzionamento cognitivo e influire negativamente sulla qualità della vita. Riconoscere il valore psicologico del silenzio e del riposo non significa opporsi alla vitalità sociale delle città, ma promuovere un modello di convivenza più equilibrato, rispettoso dei bisogni neuropsicologici dell’essere umano.

Psicologo – Psicoterapeuta
Riccardo Coco





























































