Gli antibiotici, quando e come utilizzarli?

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A cura del Dottor Professor Aldo Ercoli

Dottor Professor
Aldo Ercoli

Come e quando utilizzare gli antibiotici? Certamente non nelle forme virali ma solo quando un’infezione è provocata da batteri.

Troppe volte, a mio avviso, vengono utilizzati spesso, troppo precocemente ed in modo improprio, quando, ad esempio, nelle flogosi delle prime vie respiratorie sono sufficienti, almeno nei primi giorni di terapia, solo antinfiammatori, antipiretici, mucolitici, spray orali (anche naturali non chimici).

Quando la sintomatologia persiste e la diagnosi è chiara è necessario ricorrere agli antibiotici quanto più possibile per via orale, riservando quella parenterale (ad es. intramuscolo) solo in caso in cui ci si renda conto di affrontare infezioni gravi in atto (ad es. polmoniti).

E’ bene sempre domandare al paziente, o ai suoi familiari, se il malato non sia allergico ad un tipo di antibiotico (è impossibile che lo sia a tutti) perché si possono avere anche delle gravi complicazioni. Il caso più classico riguarda la penicillina e derivati (anche cefalosporine).

E’ bene utilizzare, in questo caso, i macrolidi, negli adulti, i chinolonici, o le tetraclicine oppure persino i “vecchi” sulfamidici (sempre che non vi è allergia). Domandare al paziente e ai suoi familiari è dunque essenziale prima di iniziare una terapia antibiotica. L’impiego della via orale, specie se somministrata all’inizio in piccole dosi, riduce di molto la possibilità di reazioni allergiche gravi, nonché il dolore dovuto alla iniezione e, fatto non trascurabile, il fastidio di cercare chi gliela pratichi.

Quali antibiotici utilizzare? Anche se va precisato che basilare è l’eziologia dell’infezione e quale apparato riguardi è bene utilizzare (R. Antonicelli. La Guardia Medica 2012- FIMMG) “un antibiotico di spettro sufficientemente ampio, che sia attivo sui più comuni germi reperibili nella pratica extraospedaliera e sia il meno tossico possibile”.

La scelta, per il medico di base, ricade essenzialmente sulle cefalosporine, sui neurolidi macrolidi e sulle penicilline semisintetiche. Per quanto concerne le cefalosporine preferisco utilizzare la cefixima per l’efficacia terapeutica e la via di somministrazione (es. Cefixoral 400mg cpr rivestibili o disperdibili 1gr/die in unica somministrazione giornaliera; nei bambini il prodotto è in sospensione al 2% 8mg /kg/die, sempre in unica somministrazione; oppure il cafaclor 2-4 g /die; Panacef  anche in sciroppo,gradevole ai bambini per il gusto di fragola; oppure il  cefpodoxima proxetile: proxedox 200 mg cpr in una somministrazione; oppure il cefixima : suprax 400 cpr orosolubili o sciroppo per i bambini).

Mi viene invece molto richiesta, da pazienti e anche dentisti, l’associazione acido clavulanico + amoxicillina (2-4 gr die), nomi commerciali augmentin, klavux; homer e mondex bustine. La patologia è di una compresa due volte al giorno. Come terapia iniettiva, nelle forme più gravi, specie broncopolmonari, ma anche per le loro spiccate azione sulla pseudomonas ed acinoobacter, nelle forme, sono le cefalosporine di terza generazione.

Molto utilizzato è il ceftriaxone (1-2 gr fiale/die) che commercialmente va sotto il nome più comune: il Rocefin. Devo però asserire, secondo la mia longeva esperienza, che anche i farmaci equivalenti meno costosi (quali Eraxitron, Setriox, Sirtap etc) sono altrettanto efficaci. Le cefalosporine di terza generazione conservano in buona parte anche lo spettro d’azione della seconda generazione.

Attive sui germi Gram-negativi e Gram-positivi. Il ceftriaxone vanta una lunga durata di azione (anche 24 h) e “presenta un’elevata diffusibilità tessutale raggiungendo elevate concentrazioni alle dosi terapeutiche nel Sistema Nervoso Centrale per cui trova indicazioni nelle menigiti, oltre che nelle infezioni di altri apparati” (N.Gugliucci La terapia Medica Oggi.2003).

Altra cefalosporina di terza generazione che vanta un’azione assai simile al ceftriaxone è la ceftazidime sale sodico (Timecef fiale). Ho però notato che è bene utilizzare due iniezioni, una la mattina e una la sera, per aver già in terza giornata i migliori risultati clinici nelle malattie polmonari. L’escrezione di queste cefalosporine avviene per via renale e biliare. Di ciò va tenuto conto quando si intraprende la terapia.

Per questo concerne i macrolidi (eritromicina, claritromicina, azitromicina etc) va detto che sono molto attivi perché, assorbiti in via orale, penetrano nei tessuti e nei liquidi organici. Essi agiscono per inibizione degli enzimi di translocazione delle catene poliptidiche in formazione, con blocco della sintesi proteica.

Il loro spettro d’azione è sui cocchi gram-positivi (strepto o stafilococchi), bacilli gram positivi e alcuni gram negativi, batteri… obbligati, micoplasmi, rickettsie, clamidia, treponema pollidum, legionella, neisserie. La claritromicina (veclam, klacid, clamodin etc), in presenza di riduzione dell’acidità gastrica, è indicata anche nell’ eradicazione dell’helicobacter pylori.

Personalmente l’ho trovato molto utile in un’unica somministrazione giornaliera (RM h 24), cosi come l’azotromicina (zitromax, cinetrin etc), nell’infezioni dei tessuti molli. Un’eccellente alternativa all’associazione acido clavulanico-amoxicillina nell’ascesso dentario, specie nei soggetti allergici alla penicilline.